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La Giovane Italia
Editoriale

La formazione di Allegri è il frutto di un campionato che non funziona. Vincere così non aiuta nessuno, nemmeno la Juve. E Andrea Agnelli lo sa bene...

Nato a Napoli il 10/03/88, laureato in Filosofia e Politica presso l'Università Orientale di Napoli. Lavora per Tuttomercatoweb.com dal 2008, è il vice direttore dal 2012
14.04.2019 09:29 di Raimondo De Magistris  Twitter:    articolo letto 59984 volte
© foto di TUTTOmercatoWEB.com

Un esordiente nel massimo campionato con la maglia della Juventus, due esordienti assoluti in Serie A, più Hans Nicolussi Caviglia. Centrocampista classe 2000 che prima di ieri sera aveva giocato in Serie A solo dieci minuti contro l'Udinese (quando il risultato era 4-0). A Ferrara, la Juventus s'è presentata così, con una squadra non sperimentale. Di più. Con una formazione che come unico intento aveva quello di preservare quanti più giocatori è possibile in vista della sfida di martedì sera contro l'Ajax. Una formazione da amichevole di luglio nel bel mezzo della stagione ma che non fa una piega. Un undici che avrebbe schierato qualsiasi allenatore perché, anche se non è arrivata la certezza matematica dello Scudetto, cambia poco o nulla: potrebbe arrivare già oggi o sabato prossimo. E' solo questione di tempo.

Ferrari contro Toro Rosso - Però, per la Serie A si tratta di una mazzata mortale, l'ennesima. Mancano ancora sei giornate e siamo già a contare i punti per assegnare un tricolore a una Juventus che quest'anno ha corso da sola, senza alcun ostacolo. "Otto Scudetti consecutivi sono una rarità", ha detto Pavel Nedved prima della partita. Una rarità perché non era mai accaduto prima, ma è la normalità per la disparità di forze che ci sono in campo. Perché mettere sulla stessa pista Juventus e Napoli è come far gareggiare una Ferrari e una Toro Rosso.
L'anomalia è stata la passata stagione, col Napoli che al culmine del ciclo Sarri è riuscito a tenere testa fino alla fine a una Juventus che era in una stagione di transizione, partita con qualche scivolone e non brillante come negli anni precedenti. Né come quello successivo. Il distacco tra le due squadre però è ampio, molto ampio. E quest'anno è stato amplificato dal fatto che è il Napoli a vivere una stagione di transizione, mentre la Juventus ha costruito una squadra che punta senza mezzi termini alla conquista della Champions.

Aspettando Godot - Ci dovrebbero poi essere le milanesi. Dovevano tornare alla carica tre anni fa, poi nel 2017, poi la scorsa estate. In realtà, nell'ultimo triennio il distacco tra la Juventus e Inter e Milan s'è solo ampliato. E difficilmente verrà ridotto nelle prossime stagioni. Dopo le ultime sanzioni UEFA, anche il Milan ha fatto chiaramente capire che se queste sono le regole del gioco il club rossonero non tornerà mai ai livelli della Juventus. Più duro sul tema è stato Adriano Galliani, ribadendo una verità che avevamo già sottolineato in un precedente editoriale: se il modello è quello di questo Fair Play Finanziario, semplicemente Milan e Inter resteranno sempre attardate. A meno che non si suicidi la Juventus che è stata brava a sfruttare gli anni decisivi, quello in cui il modello imposto da Platini ha creato il discrimine tra chi poteva sedere al tavolo delle grandissime e chi no. Adesso semplicemente le milanesi guardano i campioni d'Italia col binocolo. E se non cambia lo status quo continueranno a farlo perché se loro fanno un passo in avanti Andrea Agnelli certamente non resta a guardare. Anzi.

A chi piace questo modello? A nessuno, nemmeno ad Andrea Agnelli - Proprio il presidente della Juventus Andrea Agnelli è stato tra i primi a capire che un campionato come questa Serie A non aiuta nessuno. Un campionato senza competizione è un campionato destinato ad avere sempre meno appeal e quindi a richiamare sempre meno attenzione. E meno soldi. E' un circolo vizioso senza via d'uscita, agli antipodi del circolo virtuoso che s'è invece creato in Inghilterra. E che si potrebbe creare con la super-Champions di cui Andrea Agnelli, da presidente dell'ECA, si sta occupando in prima persona: l'obiettivo è un calendario sempre più continentale e sempre meno nazionale a partire 2024. Perché vincere senza duellare non diverte nessuno, nemmeno chi vince.


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