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Editoriale

La Juve contro il Var è un autogol. Un danno all’immagine e la sudditanza degli arbitri. Milan, troppe sicurezze su Conte. Inter, Pastore l’obiettivo. Bayern nel caos non molla Vidal

06.10.2017 00:00 di Enzo Bucchioni   articolo letto 19440 volte
© foto di Federico De Luca

Var o non Var? Possibile che sia questo il problema? Purtroppo sì. In un paese ad alto tasso di litigiosità calcistica come il nostro, anche uno strumento tecnologico adottato per aiutare gli arbitri a sbagliare di meno, diventa divisivo. Neanche fosse D’Alema.

Ha cominciato le ostilità, sorprendentemente, la Juventus. Prima Buffon il Grande che l’ha buttata giù dura, “Così il calcio rischia di diventare come la pallanuoto”, con tutto il rispetto per la pallanuoto. Naturalmente. Poi Allegri “di questo passo le partite dureranno quattro o cinque ore come una gara di baseball”. Facendo incavolare come bestie quelli del baseball. Infine Paratici punito per essersela presa con il Var dopo la gara con l’Atalanta. Lì per lì abbiamo pensato che Paratici avesse preso a calci il monitor o distrutto la postazione Var, poi invece ci ha tranquillizzato sapere che, banalmente, ha offeso Orsato per l’occasione uomo-Var.

Come si vede un diluvio bianconero sulla tecnologia in assoluto, e in particolare sull’applicazione della medesima. La sorpresa è enorme.

Non entro nel merito anche se la Juve è stata danneggiata soltanto in occasione della gara con il Genoa, ma faccio una considerazione di comunicazione nel 2017.

Ebbene, se c’era una società che avrebbe dovuto abbracciare e santificare il Var a prescindere, questa doveva essere proprio la Juventus. Questione di immagine, se volete di marketing aziendale. Perché dico questo? Semplice. Quasi banale.

Chi è stata da sempre, a torto o a ragione, la società accusata di avere goduto di favori dagli arbitri e/o sudditanza psicologica, più delle altre grandi e più di tutti?

Risposta facile: la Juventus. Ecco, allora, proprio per questo, per dimostrare che tutti i sospetti del passato erano soltanto frutto di dicerie e di invidie, la Juventus avrebbe dovuto santificare il Var, adottarlo. Vincere senza Var e continuare a vincere anche con la Var poteva diventare un obiettivo, una parola d’ordine. Un motivo di vanto.

Cosa è successo infatti dopo le proteste bianconere?

Un diluvio che sintetizzo così: “Avete visto? Protestano perché adesso non hanno più gli aiuti degli arbitri”. Una banalizzazione inaccettabile del problema, ma la strada a questo atteggiamento l’ha aperta proprio la Juventus. E nessuno adesso si deve lamentare.

Un a società organizzata e puntuale come quella bianconera, per conto mio, avrebbe dovuto invece avvertire i tesserati dall’astenersi dai commenti, tanto più che, come quelli di Allegri domenica scorsa, hanno avuto torto. L’arbitro e il Var avevano ragione, il gol a Mandzukic è stato annullato seguendo perfettamente le indicazioni del protocollo-Var.

Ma in assoluto, credo che sia ingenuo e pretestuoso, chiedere a un gruppo di arbitri che stanno sperimentando un mondo nuovo, di essere da subito perfetti.

Sperimentazione e rodaggio chiedono pazienza e comprensione. Che i nervi siano saltati soprattutto alla Juventus, sinceramente mi sorprende e spero che una riflessione sia fatta.

A maggior ragione se, analizzando i numeri del Var, dopo sette giornate scopriamo che l’intervento della tecnologia ha consentito di evitare ben 21 errori in sette turni di campionato, come dire evitate tre ingiustizie ad ogni domenica. Di questo dovremmo essere tutti soddisfatti, perchè se poi guardiamo gli errori fatti anche con il Var, questi sono soltanto tre e uno, ma uno solo, ha colpito la Juve contro il Genoa.

Fra l’altro, anche il discorso delle gare infinite e del tempo perso cade con i numeri.

Guardando il tempo effettivo, si gioca in media un minuto di più a partita. Sorpresa? Non direi, quelli del Var impiegano a prendere una decisione comunque molto meno del tempo che si perdeva fra le proteste contro gli arbitri, contro i guardalinee e in assoluto. Ma anche la media dei minuti di recupero è attestata sui minuti classici, circa 5 di media a partita.

Concludendo? Certamente lo strumento non è perfetto, ma perfettibile. Lasciamoli lavorare, lasciamoli capire in pace. E intanto una proposta piccola-piccola. Visto che il Var è importante come l’arbitro, suggerirei di non mandare più in pensione gli arbitri più bravi, ma a 45 anni quando devono smettere di arbitrare, li dirotterei nella squadra-Var. Una nuova carriera di grande rilevanza.

Detto questo, per chi mi legge a Firenze e dintorni o chi si troverà domani a passare in Toscana, alle 17 in piazza della Repubblica, l’arbitro internazionale Banti terrà un incontro pubblico per spiegare dettagliatamente come funziona il Var. Il tutto nel quadro del Festival del calcio di Firenze in corso fino a lunedì prossimo, che sta avendo grande successo.

Per il resto, nazionale a parte (non ne parlerò, mi rifiuto di pensare che non si battano Macedonia e Albania), i temi sono il Milan e Montella, l’Inter e il trequartista.

Cacciare Montella anche dopo un eventuale ko nel Derby, avrebbe poco senso. Non c’è in giro (Ancelotti, come previsto, ha detto no) una soluzione credibile di lungo periodo. Affidarsi a traghettatori sarebbe abdicare e perdere un anno. Montella ha fatto errori (assemblaggio nuovi-vecchi, ritardi negli inserimenti dei nuovi e nel decidere il modulo ideale), ma può ancora recuperare la stagione. Per il futuro tutti parlano di Conte come un naturale approdo, ma non è così. Chi lo pensa non conosce Conte. L’ex Ct non è uomo d’avventura, ma di certezze. Il futuro societario del Milan ha delle incognite e se la situazione non sarà chiarissima al cento per cento e le situazioni aperte non saranno risolte, Conte non andrà al Milan. A questo proposito sono nate voci anche a Torino su un possibile ritorno. Se dovesse cambiare in qualche modo il management bianconero, il grande ex potrebbe tornare nel mirino. C’è tempo.

Invece l’Inter tanto tempo non ce l’ha. Per far cosa? Cercare l’uomo da mettere dietro Icardi per migliorare la manovra, i passaggi per il centroavanti e in generale il rendimento della squadra. E’ un ruolo chiave che Brozovic, Joao Mario e Borja Valero hanno ricoperto con luci ed ombre. L’alternativa può essere il 4-3-3, ma Borja vertice basso faticherebbe. E allora caccia al trequartista che a gennaio non sarà Vidal. Il Bayern nel caos per il dopo-Ancelotti ha ribadito che non lo cede. Ozil non è il preferito, piace invece moltissimo Pastore che Sabatini ha portato a Palermo e che ora vorrebbe riprendersi. Il Psg è d’accordo, Spalletti pure. Il problema è l’ingaggio elevatissimo che farebbe saltare un po’ di parametri, ma l’emiro può dare una mano.

Tornando al Bayern, sembra quasi fatta per il ritorno di Heynckes, 72 anni, che fu sostituito nel 2013 per Guardiola. Evidentemente il Bayern non è più quella società perfetta descritta fino a qualche mese fa, e allora avrei un’idea da suggerire: fate Zamparini presidente.


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