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Editoriale

La Juve in Europa come il Rosenborg: le ragioni di Allegri e quelle di Sacchi. Il silenzio della società, perché cerca Sousa? Milan, scatto Donadoni. Ibra verso Conte. Sessanta milioni per Higuain

Giornalista professionista e scrittore, editorialista del Quotidiano Sportivo che ha rifondato e diretto per cinque anni. Opinionista radio e tv. Twitter @EnzoBucchioni
11.03.2016 07.39 di Enzo Bucchioni   articolo letto 49562 volte
© foto di Federico De Luca

Sarà anche un po' bollito come fa capire Allegri per giustificarlo, "ha settanta anni...", ma Sacchi ha tirato una tale botta all'allenatore bianconero e alla Juventus che da due giorni il mondo juventino è in piena rivolta sui social network e non solo.

Non so come gli sia venuto in mente e se davvero le intenzioni fossero così radicali, ma paragonare il Rosenborg (squadra norvegese famosa solo sul web per il suo coro) alla Juventus è un po' come dire che Rosi Bindi assomiglia a Claudia Schiffer. De gustibus...

In effetti, Juve e Rosenborg, squadra della deliziosa cittadina di Trondheim, in comune hanno davvero poco. Vincono tanti titoli nazionali, dominano nelle loro nazioni, e questo è vero. Ma dire che in Europa sono entrambe perdenti, è assolutamente improprio. Se non offensivo. E qui casca l'asino....e nasce la discussione.

La Juve in giro per il mondo non ha vinto come in Italia, ma in bacheca qualche coppa internazionale ce l'ha. La Champions è il suo tallone d'Achille e questo è vero: otto finali giocate, solo due vinte.

Proprio da questo dato è partita la tesi di Sacchi volta a dimostrare che le squadre pragmatiche e italianiste come la Juventus, hanno poche possibilità di vittoria contro gli stranieri che in genere hanno una cultura calcistica diversa e cercano il successo imponendo il loro gioco.

Secondo Sacchi il capofila degli allenatori che lavorano solo per vincere senza dare alle loro squadre una personalità e un gioco moderno, è proprio Allegri. Vero? Falso?

Certo, vincere è l'essenza di qualsiasi sport, questo è innegabile, e molti sono felici anche per una vittoria di stinco dopo aver difeso per novanta minuti. Sempre vittoria è.

La domanda è un'altra: fin dove si può arrivare con questo modo di giocare e di pensare?

Ognuno si dia la sua risposta, il calcio è fatto anche di opinioni. Per Sacchi, tornando al paragone con il Rosenborg, giocando così si vince solo in Italia come i norvegesi vincono solo in Norvegia.

Un discorso simile, meno estremo, lo avevo fatto anch'io dopo Juventus-Bayern.

Per chi come me ama il calcio (oltre il tifo) e vuol bene a tutte le squadre italiane quando giocano in coppa, è stato umiliante vedere i bianconeri in balia dei tedeschi per quasi settanta minuti. E non mi importa se poi è arrivato un pareggio figlio della personalità, della tenacia, del carattere e poco del gioco.

E' logico giocare così, programmare una partita per lo zero a zero, o una squadra come la Juventus piena di giocatori importanti, di valore assoluto, deve giocarsela anche con avversari sulla carta più forti come il Bayern?

Penso che Sacchi abbia estremizzato come è nella sua cultura, e non voleva essere offensivo. Forse la dialettica è andata oltre, il parallelo con i norvegesi è esagerato, però sulle sue considerazioni bisogna riflettere.

E secondo me non è un caso che la società Juventus non abbia risposto per le rime a Sacchi. Di sicuro anche Agnelli & C. non hanno gradito quel dominio del Bayern, probabile che anche loro, pur stimando Allegri come è giusto, si stiano interrogando sul gioco della Juve.

Non a caso ci sono stati dei contatti e si pensa a Paulo Sousa ( o simili), un allenatore moderno, che cerca di imporre sempre il suo gioco. Di sicuro per il dopo Allegri (quando sarà) la Juve punterà su un tecnico più europeo.

Del resto oggi, alla vigilia del varo del Campionato Europeo per Club, una grande squadra come quella bianconera, con la voglia di crescere ancora, deve maturare anche la sua cultura calcistica e la sua personalità. Il gioco migliora i singoli e attira di più gli spettatori. Attraverso il gioco le grandi squadre hanno più possibilità di vincere.

Su questo credo debbano essere d'accordo anche i tifosi bianconeri, pur rispettando e osannando la loro storia ricchissima, ma figlia di un calcio molto italiano salvo il periodo del primo Lippi che non a caso la Champions l'ha vinta.

I tempi cambiano e adeguarsi è un obbligo, fermo restando che la verità tecnico-tattica e filosofica, forse sta nel mezzo.

Oggi solo chi ha Messi, secondo me, può permettersi di pensare solo ad attaccare considerando la difesa un obbligo noioso. Guardate quanto rischia (e quanto perde) anche il Real. Tutte le altre grandi squadre devono andare oltre l'utopia sacchiana o (peggio) zemaniana: non si vince solo pensando a imporre il gioco. Le partite vanno interpretate e oggi i grandi allenatori (penso a Guardiola, Ancelotti, aspetto Conte al Chelsea) pensano a imporre il gioco, ma pretendono anche una fase difensiva attenta, magari attraverso il possesso palla, il pressing alto e robe del genere.

Questa è la cultura calcistica moderna e la Juve a quello deve mirare. Allegri è bravo, ma trattasi di un Trapattoni del 2016, riveduto e corretto. Una volta vincere era tutto e con buoni giocatori e contropiede si vinceva. Oggi in Europa non basta più.

O meglio, spero almeno basti mercoledì prossimo alla Juve a Monaco. Ma sarà durissima...

In attesa di chiarire il futuro, compreso il contratto di Allegri, sul fronte mercato la Juve sta tenendo contatti, ha idee, da Gotze a Gundogan (chiede troppi di ingaggio, il City offre di più), ma al momento non ha stretto su nulla e nessuno.

Qualche decisione, invece, la sta prendendo Berlusconi. Se Mihajlovic ha ragione nel dire che non se ne andrà a fine stagione (ha un contratto), caso mai aspetterà l'esonero o la rescissione consensuale, la sensazione è che l'aver mancato l'obiettivo Champions suoni come una sentenza. Chi arriverà al Milan?

Sarri deve rinnovare con il Napoli, ma De Laurentiis finirà per dargli quello che merita: non può farlo scappare. La piazza non capirebbe e non gradirebbe. Montella alla Samp ha lasciato forti dubbi, forse non è pronto. Di Francesco è bravo, ma ha sempre allenato in provincia, reggerà le pressioni? Dopo queste considerazioni ha preso decisamente quota Donadoni, un grande ex che sembra all'apice del suo essere allenatore. Berlusconi avrebbe sciolto anche le riserve sulla scarsa comunicativa del tecnico del Bologna: è da Milan. Mancano gli accordi definitivi, ma in pole position ora c'è l'ex fantasista dei grandi trionfi di Sacchi e Capello.

Sul fronte mercato-giocatori arrivano rumors solo dall'Inghilterra. I riflettori sono accesi sul Chelsea che fuori da tutto, deve rifare la squadra. Conte sarà annunciato a breve, presto l'incontro decisivo. Fra i nomi dei giocatori che circolano con insistenza c'è quello di Ibrahimovic che vuol chiudere la carriera a Londra per provare a vincere la Champions con Conte. I tabloid rilanciano anche un'offerta del Chelsea da 60 milioni di euro per Higuain. La clausola è di 94 milioni, ricordiamolo. E su questo De Laurentiis sarà irremovibile, c'è da scommettere. Cavani e Lavezzi insegnano.


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