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Editoriale

La Juve, la legge di CR7 e le panchine che cambiano in Serie A

11.04.2019 07:26 di Luca Marchetti   articolo letto 20207 volte
© foto di Federico De Luca

Tiene duro la Juventus, CR7 ci mette sempre la sua firma per un gol che fra una settimana potrebbe valere moltissimo. La Juve tocca con mano la freschezza dei giovani talenti olandesi, ma ha assolutamente imparato la lezione impartita al Real Madrid negli ottavi di finale. Non ha mai fatto calare la concentrazione, anche se l'Ajax in alcuni casi ha premuto molto, ha provato a venire fuori nella parte conclusiva della gara, sfiorando addirittura il vantaggio. Ma la Juventus ha saputo soffrire quando doveva e questo è un segnale di grande maturità: non ha sottovalutato l'avversario, non ha giocato sulla propria presunzione o sulla (presunta) superiorità. Sono quarti di finale e non si può correre nessun rischio. E' stata beffata da una perla (di destro, di un giocatore tutto mancino) altrimenti ha avuto la forza di limitare al minimo le scorribande e la velocità degli avversari, e quando non ha potuto ci ha pensato Szczesny. Ma soprattutto ci ha pensato ancora una volta Cristiano Ronaldo. Volete ancora dei numeri? Ha segnato 23 gol di testa in Champions League: più del doppio di chiunque altro nello stesso periodo. Quello di stasera è il 64esimo gol nella fase ad eliminazione diretta: 23 agli ottavi, 24 ai quarti, 13 in semifinale e 4 in finale. Lo aveva detto lui: mi hanno comprato per questo. E lui stesso aveva detto ad Amsterdam ci sarò: c'è stato e ha segnato il sesto gol all'Ajax Arena: eguagliando Ibrahimovic che però in quello stadio ci ha giocato con la maglia dell'Ajax e che ha segnato 6 gol anche lui, ma soltanto uno da avversario, con la maglia del Milan...
Ora fra una settimana la Juve si appoggerà di nuovo a lui e nel frattempo, molto probabilmente, sarà già campione d'Italia con un vantaggio che in Italia non abbiamo mai visto, con un anticipo record in una stagione in cui i bianconeri non hanno mai dato la sensazione di aver accelerato al 100% in continuazione ma comunque sono riusciti a fare il vuoto.
La vera sfida in Italia sarà proprio quella di diminuire il gap, di contendere alla Juventus il campionato. La squadra che in questi anni ci è andata più vicina è stata il Napoli. Non in questa stagione. Ma ha ragione Ancelotti: non sarebbe generoso giudicare il campionato degli azzurri facendo il paragone con la Juventus. Il Napoli è l'unica squadra delle big ad avere la sicurezza di continuare con l'attuale allenatore e questo può essere un vantaggio da giocarsi con le "inseguitrici", anche per le manovre (al momento segrete) di mercato di Ancelotti, De Laurentiis e Giuntoli. Al momento la concentrazione è tutta sul doppio confronto con l'Arsenal. Spesso si abusa dell'espressione "finale anticipata", ma questo è la sfida con i Gunners. Sono sicuramente fra le squadre più attrezzate di questa Europa League. Fa bene Ancelotti a modulare la pressione sui suoi: queste sfide l'allenatore del Napoli le conosce. Sono il suo pane. Sono quelle che vuole vincere il Napoli. Che anche in questa stagione ha avuto la possibilità di giocarle e di imparare, visto che non sono andate alla perfezione. E quel concetto dei dettagli, a cui spesso fa riferimento il suo collega Allegri, su cui il Napoli dovrà lavorare. Ma la partita è da vivere intensamente con la consapevolezza che questa è la strada giusta per continuare quel processo di crescita.
Tornando al discorso degli allenatori. Su Allegri in realtà molti dubbi (almeno al momento) non ci sono: molto, crediamo, possa dipendere da lui (più che da eventuali offerte che potrebbero arrivare). Dovesse vincere in Europa lascerebbe? O avrebbe la forza di inseguire la Champions anche il prossimo anno, qualora non dovesse arrivarci in questa stagione? A queste domande può rispondere soltanto lui e al momento la risposta è sempre stata "rimango". Così come se la stessa domanda la fai ai dirigenti della Juve "Allegri è il meglio che c'è!". Però vi ricorderete che soltanto un mese fa si parlava di tut'altro...
Dell'Inter si parla molto e sicuramente il fatto che Conte possa essere libero di decidere che tipo di progetto abbracciare è un vantaggio. Duplice se consideriamo che Marotta lo ha già avuto come allenatore e proprio con lui è iniziato un ciclo vincente. Ma intanto per cambiare allenatore l'Inter dovrà capire anche come finisce la stagione che in questo momento sembra essere tornata nelle mani dei nerazzurri (qualificazione Champions, ovvio). E poi - anche se dovesse decidere di cambiare per forza, decisione non scontata - bisogna fare i conti anche con il commercialista. Non solo per l'ingaggio di Conte ma anche per l'ingaggio di Spalletti e il suo staff. Posto che tenere un allenatore senza convinzione (qualora mai fosse vero) non sarebbe la migliore delle soluzioni è un passaggio di cui bisogna tenere conto. Come è indispensabile capire le intenzioni di Conte per la prossima stagione: al di là dell'ingaggio c'è un progetto tecnico da condividere integralmente immaginiamo anche con dei passi "ambiziosi" sul mercato. E questo vale per tutti quelli che lo cercano o che lo cercheranno. Conte non ha necessità di tornare su una panchina per forza, ma di trovare un progetto coinvolgente.
Il discorso al Milan è - se possibile - ancora più complicato. Ha fatto bene Gattuso a buttare acqua su un fuoco che lui stesso aveva cominciato ad alimentare: la squadra ha bisogno di tutto meno che di distrazioni che riguardano il futuro. Anche in questo caso molto dipende dai risultati del Milan (visto che la qualificazione in Champions è determinante anche e soprattutto per le potenzialità economiche del club) ma anche dalle riflessioni che la proprietà farà in caso di mancato accesso all'Europa dei grandi. Vale a dire: dal momento in cui non dovesse arrivare la qualificazione la maggiore responsabilità a chi verrebbe attribuita? Veramente soltanto a Gattuso?
Alla Roma la situazione è invece piuttosto chiara: il problema è chi scegliere o su chi puntare. C'è da sciogliere il nodo del direttore sportivo (Campos, Petrachi, lo stesso Massara) per poi decidere anche il discorso allenatore. Anche qui i nomi su cui si lavora sono gli stessi. Posto che Conte è un nome accostato anche ai giallorossi in questo momento Sarri, Giampaolo e Gasperini sono i tre sui cui si sta riflettendo di più. Il problema è che tutti e tre in questo momento sono sotto contratto con la loro società e ognuno di loro sta lottando per qualcosa di importante, forse in qualche caso addirittura di storico.
E la Lazio? Simone Inzaghi per il secondo anno consecutivo sta lottando per andare in Champions. E quest'anno con un Milinkovic Savic e Luis Alberto non certo ai livelli della passata stagione. Immaginiamo che qualche richiesta possa arrivare, come altrettanto facilmente pronosticabile che Lotito non se lo lasci scappare.
Chi ha già cambiato e si è già proiettata al futuro è la Fiorentina. E' iniziato già il Montella bis. La Fiorentina ha anticipato una mossa che probabilmente avrebbe provato a fare per la prossima stagione, visto che ormai il rapporto con Pioli non sarebbe continuato. Pioli ha deciso di interromperlo subito, dopo essersi sentito profondamente toccato nella professionalità dal comunicato con cui la Fiorentina chiudeva le 48 ore di riflessione sul momento negativo dei viola. Dalla polemica che ne scaturisce vorremmo uscirne subito. Di sicuro non possono essere messi in discussione i sentimenti e le sensazioni avute dall'ormai ex allenatore della Fiorentina. Così come si devono assolutamente prendere in considerazione le precisazioni della società: ma queste sono vicende che dovranno risolvere (eventualmente lo vorranno) in privato le due parti. Non in pubblico. Nel frattempo concentriamoci su Montella: si presenta, nuovamente a Firenze, con grande entusiasmo. Nella sua prima esperienza ha fatto cose egregie.


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