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Editoriale

La Juve non ha più fame: allarme rosso. Morata in pista. Mazzarri resta. Scambio Destro-Mario Gomez? Il Milan vuole Babacar, Pazzini via. A Napoli per Ciro Esposito

Nato ad Aulla (Massa Carrara) il 16/03/54 comincia giovanissimo a collaborare con La Nazione portando la partita che giocava lui. Poi inviato speciale e commentatore, oggi direttore del Qs Quotidiano sportivo della Nazione, Resto del Carlino e Giorno
31.10.2014 00.00 di Enzo Bucchioni   articolo letto 32031 volte
© foto di Federico De Luca

Quelli della Juve che il calcio lo fanno bene, hanno capito che il momento è difficile. Anzi, di più. Non lo ammetteranno mai, negheranno anche l'evidenza, ma il netto calo delle prestazioni oltre che di risultati, dal Sassuolo in poi è evidente a tutti. Altrettanto dicasi per l'atteggiamento della squadra che non è più lo stesso. Il marchio di fabbrica della Juve è sempre stata l'aggressività, la grinta, la capacità di andare a pressare anche nella metà campo avversaria, tutte qualità che sembrano smarrite. Che succede? Ieri al capezzale della Signora battuta, si sono presentati tutti, da Agnelli a Marotta, da Paratici a Nedved, segno che la preoccupazione è altissima. Dopo un avvio sfolgorante, simile a quello delle scorse stagioni o anche meglio, questa squadra sembra essersi seduta. E' finita la fame? Quello che temeva Conte si sta verificando? Presto per dirlo, ma la Juve non è più la stessa e questo è incontestabile. Il processo di Allegrizzazione anche se ha CONSERVATO il modulo 3-5-2 sta portando correzioni notevoli alla manovra che stanno rendendo più prevedibile la fase offensiva. Quando le difese si chiudono, raddoppiano le marcature, se non trova il guizzo Tevez diventa tutto più complicato. Questo perché i centrocampisti vanno meno senza palla e gli esterni non riescono ad allargare le difese. Quello che però non convince è l'atteggiamento mentale, il rilassamento, la vera Juve feroce a Genova si è vista troppo tardi. Era inevitabile che i nostalgici di Conte riuscissero fuori, ma inutile ripensare al passato, servono correttivi perché tra campionato e soprattutto Champions, il momento è decisivo.

Così Allegri pensa a mettere dentro Morata che più di Llorente si muove, è agile, torna, apre gli spazi. E non è escluso che domani a Empoli possa uscire Tevez per far spazio a Giovinco. Torna Pirlo e questo potrebbe significare che martedì in Champions il sacrificato sarà proprio lui. E' chiaro a tutti che comunque nelle difficoltà, il centrocampo bianconero può fare anche a meno di un Pirlo lontano da una forma migliore. Non è facile il momento di Allegri che dovrà dare il meglio per non cadere nel gorgo delle polemiche e delle situazioni difficili da gestire. Se la Juve non batte l'Olympiakos andare avanti in Champions diventerebbe un'impresa. Vedremo.

Un po' di sollievo, invece, per Mazzarri che ormai ai fischi non fa più caso, ma guarda la classifica con più ottimismo. L'Inter ha riagganciato il gruppone che punta al terzo posto, cosa si vuole di più da una squadra in costruzione e da un allenatore che sta cercando l'equilibrio migliore in attesa di recuperare Palacio al meglio, di ritrovare Osvaldo e alcuni altri infortunati per dare maggiori soluzioni alla sua squadra. Chiedere il bel gioco a questa Inter in questa fase ci sembra assurdo e pretestuoso.

Forse davvero c'è chi contesta con un doppio scopo o semplicemente perché c'è nostalgia per Moratti e questo indonesiano (non filippino, ma Ferrero deve averlo capito..) è ancora lontano dal cuore. In sostanza, Mazzarri ha vinto, ha battuto Mihajlovic, un altro dei grandi desideri dei tifosi e quindi resta, sarà valutato e cambiato caso mai a fine stagione. Questo ha deciso Thohir per ragioni tecniche, ma anche economiche.

Prendere Mancini come ha suggerito qualcuno, significherebbe staccare un assegno cospicuo (Mancini vuole minimo 4 milioni l'anno per due anni, più altrettanto di tasse), c'è poi da pagare Mazzarri che guadagna moltissimo e ha rinnovato da poco. Operazione antieconomica e nessuno ha ancora visto uscire i soldi dalle orecchie di Thohir, caso mai escono dalle banche....

Comunque una cosa è certa, l'Inter a gennaio non entrerà nel vortice delle punte che si annuncia intenso.

Ci sono dei casi aperti e delle situazioni da risolvere che stanno portando importanti società e direttori sportivi a fare delle riflessioni.

La Roma ha nel piatto il caso Destro. Il giocatore segna sempre, ma gioca poco, non è entrato in sintonia con Garcia, ha un carattere difficile e punta i piedi. Che fare?

La Fiorentina ha il problema Gomez. Quanto tornerà si tratterà di capire se il tedesco riuscirà a sbloccarsi oppure l'aria di Firenze, la sua voglia di strafare dopo troppi infortuni, sta diventando un peso psicologico difficile da gestire. Se Mario Gomez rimarrà quel giocatore amorfo visto fino ad oggi, non è escluso che la Fiorentina possa pensare di mandarlo a ritrovare serenità in una altro ambiente.

Ecco allora che lo scambio Destro-Gomez per sei mesi sta diventando più di un rumor tra addetti di mercato.

Come, del resto, sta salendo la voglia di Pazzini. E' chiaro che il Milan non può più tenere in panchina un giocatore e un capitale economico di questo livello. Probabile che anche in questo caso si cercherà uno scambio a gennaio. Al Milan serve un centrocampista: vedremo.

Ma il vero obiettivo futuro, il vero colpo di scena è un altro e riguarda sempre la società viola. Galliani ha fatto un piano segreto, ha un'idea maturata con il suo grande amico Raiola. Il re dei procuratori che tanto lavora con il Milan, si è avvicinato molto a Babacar e al suo procuratore. La Fiorentina lo sa e sta in guardia, sta cercando di chiudere il contratto in fretta.

Ma riuscirà Raiola a convincere il giovane prodotto del vivaio viola e il suo procuratore a non rinnovare con la Fiorentina offrendosi come testa di ponte per portarlo in rossonero? Non chiedetelo a Galliani: smentirà. In quanto a Raiola ha fatto sapere che lui a Firenze ci va solo per turismo.

Ma scommettiamo che questo diventerà un tormentone di mercato?

Pensierino finale. Domani si gioca Napoli-Roma, pensare a Ciro Esposito è il minimo. Dai giocatori e dalle due società ci aspettiamo un segnale forte, dei gesti di fratellanza e di amicizia. Il calcio ha bisogno di ritrovare dei valori veri e di pacificare, questa è una grande occasione che nessuno può farsi sfuggire per cercare una graduale inversione di tendenza.

Il calcio lo deve anche alla mamma di Ciro che ha fatto del suo dolore una battaglia di civiltà per il calcio, perchè niente di simile debba mai più accadere. Diamogli retta.


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