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Editoriale

La Juve non libera Conte, ancora un anno insieme? Vidal, il Manchester United offre 50 milioni. Per Montella nessuno paga 7 milioni. Il giallo Prandelli: la firma non arriva, aspetta il Milan

Nato ad Aulla (Massa Carrara) il 16/03/54 comincia giovanissimo a collaborare con La Nazione portando la partita che giocava lui. Poi inviato speciale e commentatore, oggi direttore del Qs Quotidiano sportivo della Nazione, Resto del Carlino e Giorno
16.05.2014 00:00 di Enzo Bucchioni   articolo letto 38715 volte
© foto di Federico De Luca

Giorni decisivi per la vicenda Conte. Noi siamo qui ad aspettare l'incontro che non c'è, ma la verita' è un'altra: Agnelli, Conte e Marotta si sentono tutti i giorni. Non c'è bisogno di summit o di vertici in sede per spiegare o per spiegarsi, la situazione è molto chiara da ambo le parti.

Si tratta solo di trovare un punto d'incontro per poter continuare la strada assieme ed evitare una clamorosa rottura. I margini erano pochissimi lunedì scorso, nel frattempo la situazione sembra cambiata. Cosa è successo?

La Juventus ha fatto capire a Conte di non essere disposta a liberarlo a cuor leggero per soddisfare la sua voglia di un'esperienza più stuzzicante, come lui stesso ha detto. In sostanza l'allenatore ha ancora un anno di contratto e se non lo vuole prolungare, la Juventus gli chiederà comunque di onorarlo. Insomma una sorta di vicolo cieco nel quale le due parti si sono infilate, in certi caso il muro contro muro non paga quasi mai. E allora?

In questa situazione Conte non avrebbe tante vie d'uscita e sarebbe costretto a restare fino al giugno del 2015. Conviene alla Juve tenere un allenatore controvoglia? La società bianconera conosce Conte e sa benissimo che comunque si butterebbe a capofitto nel lavoro perché è orgoglioso e non gli piace perdere. Nello stesso tempo Conte, se costretto a restare con una squadra non di suo gradimento, ha intenzione di parlare chiaro ai tifosi e dire in sostanza .

Conte ha paura di non riuscire più a motivare questo gruppo, di non dare più obiettivi stimolanti, per questo chiede un profondo rinnovamento della rosa. Ma la Juve ha un budget ridotto all'osso. Che fare? L'ipotesi di una cessione eccellente per fare cassa non è poi così da scartare.

Nei giorni scorsi Ferguson a Torino per la finale di Europa League ha chiesto ufficialmente Arturo Vidal proponendo una cifra attorno ai 50 milioni di euro. La Juve è tentatissima, meglio privarsi di Vidal che non di Pogba molto più giovane e con margini di miglioramento. Vidal, grande giocatore, potrebbe però aver già raggiunto il suo massimo e potrebbe tornare dal mondiale in condizioni non ottimali.

Con i soldi di Vidal, gli introiti della Champions e il premio scudetto la Juventus potrebbe comunque attuare un buon potenziamento per accontentare le esigenze di Conte che ha sostanzialmente ragione: se i bianconeri vogliono provare a fare meglio in Europa c'è bisogno di gente nuova.

Dunque se non si dovesse trovare un accordo, la Juve non è disposta a mollare Conte anche perché arrivare a Spalletti è molto complicato. E' ancora legato allo Zenith che per liberarlo vuole un accordo tra gentiluomini con una minima buonuscita, mentre Spalletti non vuol rimetterci troppo del contratto ancora in corso. Poi Spalletti costa molto, è abituato a lavorare con uno staff di una decina di persone. Montella è stato contattato, ma la Juventus non sapeva della clausola rescissoria di 7 milioni: con sette milioni si compra un giocatore e non un allenatore.

La pista Prandelli era stata abbandonata da tempo, mentre Mancini (la scelta della prima ora) può liberarsi dal Galatasaray, ma anche lui ha un costo non da poco e uno staff numeroso. Insomma, mettere Conte con le spalle al muro sembra la strada più facile.

I contatti e gli incontri continueranno anche oggi e domani, probabilmente la situazione sarà più chiara lunedì a campionato finito e festa per i 102 punti in archivio. I colpi di scena sono sempre possibili, ma la Juve non vuol mollare e chiederà anche l'intervento di Marchionne e John Elkann che gestiscono la cassaforte di famiglia.

A proposito di Prandelli, il mancato annuncio ufficiale della firma sul contratto della Nazionale in scadenza il 30 giugno, sta diventando un giallo. Due mesi fa sembrava tutto fatto con dichiarazioni entusiastiche poi, guarda caso, la bufera attorno alle panchine del Milan e della Juve ha bloccato tutto. Che succede? Abete dice che non c'è problema, ma se uno più uno fa due, non è che Prandelli sta aspettando gli eventi?

In fondo per il Milan alle prese con il problema Seedorf, sarebbe la soluzione più facile, già suggerita da Galliani l'estate scorsa: Prandelli non costa molto, ha uno staff "normale", sa lavorare con i giovani e piace a Berlusconi. Inzaghi deve farsi le ossa, metterlo ora in panchina sarebbe troppo rischioso. Per Spalletti il Milan ha gli stessi problemi della Juve, mentre i contatti con Montella (la prima scelta di Berlusconi) si sono infranti sulla barriera dei sette milioni di euro.

Insomma la rivoluzione delle panchine è condizionata da troppe strade in salita.

La Fiorentina finora è stata alla finestra a sentire allibita la raffica di dichiarazioni del suo allenatore che in sette giorni ha parlato sei volte per dire la stessa cosa: voglio allenare una Fiorentina più forte. Nessuno ha detto che avrà una Fiorentina più debole, ha fatto tutto da solo e forse non merita neppure una risposta. I dirigenti viola sono piuttosto irritati, ma non lo diranno mai pubblicamente.

In fondo hanno preso Montella dal Catania, gli hanno affidato una squadra importante e dato fiducia, ora appena l'allenatore ritiene di poter volare comincia a fare il fenomeno. Un comportamento che non è piaciuto affatto, non è nello stile della casa. Comunque la società va avanti per la sua strada con i programmi di rafforzamento e forte della clausola rescissoria da sette milioni. Se Montella li porta (e chi glieli da?) potrà andarsene, in caso contrario si impone un chiarimento netto che arriverà tra oggi e lunedì. Come finirà? Montella dirà di essere stato frainteso (Berlusconi docet) dai soliti giornalisti e di aver parlato per il bene della Fiorentina e non per il suo interesse personale. Toccherà anche credergli.

A proposito di soldi che dovrebbero esserci e non ci sono, il Milan è in difficoltà. Basta vedere l'andamento del titolo Fininvest in borsa per capire tante cose. Se non arriva il socio di minoranza (ma chi?) e se Berlusconi continua a dire no alla vendita, con quali soldi si farà il mercato?

L'idea che sta prendendo sempre più piede è quella di vendere un paio di gioielli della casa: Balotelli e De Sciglio. Prima Balotelli, però. Per De Sciglio il Milan spera in un grande mondiale per rilanciarlo.

Dunque, Balotelli. La regia dell'operazione è stata affidata al solito Mino Raiola che sa sempre come e dove andare a parare. L'Atletico Madrid che cederà Diego Costa al Chelsea ha bisogno di un attaccante, questa potrebbe essere la prima delle soluzioni. Trenta milioni per Balo si possono anche pagare, con questo soldi il Milan potrà sicuramente rifare una squadra migliore dall'attuale tanto più che in avanti c'è un ottimo attaccante come Pazzini, El Shaarawy sta tornando e Kakà può fare la seconda punta. Insomma, senza soldi bisogna ingegnarsi: tempi duri per tutti.


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