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La Giovane Italia
Editoriale

La Juve si riprende la testa, all’ultimo. Il Napoli in coda trova tanta rabbia. A Roma giornata di orgoglio… E si apre la crisi a Udine e Torino

31.10.2019 07:09 di Luca Marchetti   articolo letto 19003 volte
© foto di Federico De Luca

La Juventus sul filo di lana si riprende la testa della classifica. Lo fa in una partita più difficile del previsto, più dura del previsto. Quando tutto sembrava in salita, compreso il gol annullato a Cristiano Ronaldo per fuorigioco è arrivata ancora una volta la zampata di CR7. Sarà forse banale dirlo, am è evidente che sia quello che non molla mai, che sa gestire la pressione, che quando le cose sembrano impossibili riesce comunque a mantenere la lucidità necessaria. E’ vero, siamo solo a fine ottobre, ma psicologicamente il rigore era pesante. Non certo come quello del quarto di finale a Madrid proprio contro la Juventus (ultimo gol di CR7 nel recupero, e ancora una volta su rigore) ma non per questo banale.
La Juve rimette la testa avanti, lo fa con i suoi singoli, lo fa comunque in una partita dove ha tirato 12 volte in porta. E costringe l’Inter a inseguire in un periodo denso di appuntamenti che – per parola anche dello stesso Conte – stressano fisicamente la sua squadra, segnata anche dalle assenze. L’Inter pensa al mercato, ma il mercato al momento è lontano. E bisogna fare di necessità virtù. Conte dice la verità: è crudamente sincero quando dice che questa squadra sta spingendo al massimo. Nessuno aveva dubbi sul fatto che sarebbe stato questo quello che avrebbe chiesto ai nerazzurri sin dal primo giorno della sua nuova avventura. Quello che non era ponderabile era proprio il fatto che dovesse contare su meno persone. Guai però a dare per “scontato” che l’Inter debba fare questo campionato. Sul campo ha lasciato davvero poco, in termini di punti. Tutto in termini di sudore.
E questo concetto va analizzato anche al cospetto di quello che stanno facendo gli altri. Il Napoli – chiamato a una gara difficilissima contro l’Atalanta – finisce con tanta rabbia in corpo una partita bellissima e intensa che gli uomini di Ancelotti avevano trovato il modo di piegare. La coda, velenosissima, lascerà inevitabilmente degli strascichi sulle procedure del VAR. Il Napoli si sente derubato, il gol del pari dell’Atalanta nasce dopo che un contatto in area fra Kjaer e Llorente era stato giudicato in campo non da rigore. A nulla sono valse le proteste in campo che addirittura hanno visto l’espulsione anche di Ancelotti che stava da alcuni minuti cercando di allontanare i suoi giocatori dal capannello intorno a Giacomelli. Il Napoli esce con due punti in meno da questa partita, con tanta rabbia in corpo ma anche con la consapevolezza di essere in un processo di crescita continua. Il ritardo dalla Juventus è vero che sale, ma la consapevolezza di squadra continua a maturare. E di questo il primo ad essere contento è proprio Ancelotti. Ora, chiaramente, sarà necessario dare anche una sostanza diversa alla classifica ma – polemiche a parte – la partita deve essere analizzata in questo senso.
Cresce anche la stima che ha di sé stessa la Roma. In mezzo a una tempesta di infortuni riesce a superare lo scoglio anche dell’uomo in meno e demolisce l’Udinese e va a scavalcare proprio il Napoli. Farlo in questa situazione non è banale, non è scontato (visto che in questo editoriale è una parola che va di moda). La Roma ha una mentalità offensiva, Smalling dice che bisogna dare credito a questa squadra e questo gruppo: ha ragione. Queste due partite potevano essere più insidiose di quanto è poi successo.
Anche la Lazio rialza nettamente la testa e soprattutto il Cagliari meraviglia: un inizio di campionato del genere non succedeva da 50 anni (la stagione dopo lo scudetto), giusto per dare un cenno storico/statistico.
Ma per chi ride, soprattutto legate alle romane, c’è chi non sorride affatto. A Udine stanno seriamente pensando se continuare l’avventura con Tudor. Di nomi ne stanno girando tanti, forse troppi. Lui si dice sicuro di poter reagire già da Genova, di sicuro la difesa più forte d’Italia nel giro di 180 minuti è diventata un colabrodo: 11 gol subiti. Le riflessioni sono d’obbligo. Così come sono d’obbligo – le riflessioni – in casa Torino. Mazzarri non è in discussione, parola di Cairo. Ma il Toro infila la quarta sconfitta consecutiva in trasferta (e pensare che tutto era iniziato con una vittoria contro l’Atalanta…) e non vince da un mese. Ecco perché qualcosa da rivedere c’è. Sempre con la fiducia nel lavoro.


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