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La Giovane Italia
Editoriale

La lezione a Di Francesco: peccato di superbia o di sottovalutazione degli avversari? Che cosa succede alla panchina dell'Italia: la spilorceria dell'Arsenal che può portare Ancelotti a sorpassare MancinI

Inviato di beIN Sports, opinionista per la CNN, ogni settimana presenta la Serie A in 31 paesi stranieri
25.04.2018 07:23 di Tancredi Palmeri  Twitter:    articolo letto 26240 volte

Certo, adesso è facile, anche troppo, rimproverare a Di Francesco tutto quello che è evidente dopo il tracollo di Anfield. E sembra molto ovvio ricordare che il Liverpool non è il Barcellona e che quindi non ha senso affrontarlo nella stessa maniera: quelli giocano orizzontale e guizzi, questi invece sono un martello continuo, disordinato dietro ma letale avanti.
Però troppo facile dirlo ora. Ieri nessuno aveva avvertito Di Francesco di un pericolo simile. E allora fare la critica impietosa del giorno dopo non è molto corretto - anche se lo fa tutto il giornalismo in coro…
Però di qualcosa si può rimproverare giustamente Di Francesco, e cioè di non aver compreso in corso d'opera il suo errore, e quello sì è un peccato capitale.
Perché dopo 20 minuti era chiaro che Under fosse un uomo regalato, era ovvio che giocare in 1 contro 1 contro la linea d'attacco del Liverpool fosse un suicidio - visto che l'aiuto dei terzini era molto relativo - era lampante come il centrocampo fosse stato immediatamente smantellato e che quindi servisse che Nainggolan retrocedesse di una ventina di metri ad aiutare ad alzare un muro.
Ma non solo Di Francesco non ha preso le misure necessarie dopo che la partita era stata una verità sbattuta in faccia, ma si era persino illuso che un solo cambio di uomini, e non di disposizione, fosse sufficiente a recuperare: all'inizio del Secondo Tempo, con semplicemente Schick al posto di Under, provando a recuperare lo 0-2 ma senza essere supportato dalla prestazione, e anzi illudendosi con lo 0-2, non realizzando invece che il doppio vantaggio andasse molto stretto al Liverpool.
Ed è lì che maturato il suicidio romanista: si può anche non rimproverare Di Francesco per il crollo psicologico, del resto non tutto è possibile di fronte a una disfatta, ma capire cosa poteva essere corretto era obbligatorio, e addirittura lampante a un certo punto. Forse il mister ha peccato di superbia, pensando che se la sua idea era andata bene con il Barcellona allora comunque sarebbe potuta andare bene anche contro il Liverpool - e questo nonostante la realtà avesse già dimostrato il contrario.
O forse ha peccato di sottovalutazione degli avversari, facendosi accecare da quanto era stata bella Roma con il Barcellona e pensando dunque che non ci fosse bisogno di adattarsi al Liverpool, dimenticando però che contro il Barcellona sì che la Roma si adattò in corso d'opera.
45 minuti di lezione non sono serviti: speriamo che questi 90 servano almeno per il futuro.
Il futuro in Europa il prossimo anno, più che quello tra 7 giorni: perché i miracoli accadono solo una volta (e quella volta la Roma aveva la fiducia data dalla prestazione positiva al Camp Nou).
E' stata una tempesta quasi perfetta quella che si è abbattuta sulla Roma: nell'ultimo fotogramma del film si è vista affiorare una mano romanista, e adesso nel sequel scopriremo se fosse la mano di un morto o di un sopravvissuto.

Nel frattempo accade di tutto per la panchina dell'Italia. Se avremo Ancelotti ct, ci sarà da ringraziare l'Arsenal: perché Carletto e il club londinese avevano raggiunto un accordo di massima, ma l'Arsenal non vuole pagare lo stipendio a 8 cifre del mister, simile a quello percepito da Wenger. Una diminutio rispetto al suo salario al Bayern, al Real Madrid, e al PSG, che Ancelotti non può e non vuole accettare, e giustamente.
La spilorceria dell'Arsenal ha spinto Ancelotti oltre Mancini, voluto da Malagò ma non eccessivamente apprezzato da Costacurta. Ma lo status di Ancelotti convince molto facilmente anche il presidente del Coni.
Rimane uno scoglio però, una cosuccia da niente: Ancelotti per accettare dovrebbe dimezzarsi lo stipendio. Certo, l'Italia non è l'Arsenal, e per la patria un sacrificio si può accettare. Però i 5 milioni di € di sconto dovrà farli lui, non noi, quindi ci sta che la cosa gli possa far cambiare idea…


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