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La lunga notte del Milan: verità, segreti e confessioni sulla cena "Inzaghi-Seedorf". Moratti-Thohir a pranzo per chiudere un affare assai serio: l'Inter spera. Tra Conte e Marotta mettiamo il dito: il mercato e due nomi tengono alta la tensione

Nato a Milano il 3/7/1978, laureato in Scienze ambientali presso l'Università dell'Insubria di Como, da ottobre 2008 è Capo Servizio Sport presso il quotidiano "Libero". Opinionista Rai e Telelombardia
27.05.2014 00.00 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 44940 volte
La lunga notte del Milan: verità, segreti e confessioni sulla cena "Inzaghi-Seedorf". Moratti-Thohir a pranzo per chiudere un affare assai serio: l'Inter spera. Tra Conte e Marotta mettiamo il dito: il mercato e due nomi tengono alta la tensione

Non conosco l'orientamento politico degli amici Criscitiello e Pasquinucci (eccellenti capoccioni del vostro portale prediletto) né me ne impippa, ma sono certo che gli appassionati di Tuttomercatoweb non possono non aver votato in massa per il partito "Io cambio - MAIE", evidentemente avvezzo alle faccende del mercato pallonaro.

Dite che racconto fregnacce? Che le "Maie" in questione non sono quelle dei nostri calciatori prediletti? Forse avete ragione, e infatti il partito in questione s'è beccato un misero 0,18% sul dato nazionale. Vabbè, pazienza: attendo speranzoso la nascita del listone dei sogni PPPP (passera, pallone e panza piena), agglomerato che ad occhio e croce potrebbe raggiungere percentuali bulgare. Renzi, puoi iniziare a tremare.

Passiamo ai nostri privatissimi exit poll, alla faccia di Vespa, Mentana e delle considerazioni alla portata di tutti tipo "E' evidente che una coalizione Pdl, Nds, Edfc Vlf e Piripicchio, opposta all'idea piddiana e grillese, porterebbe a un contrasto all'interno del parlamento in barba all'Italicum e a mia nonna". Alle due e mezza del mattino siffatte esternazioni hanno sull'italiano medio effetti simili a quelli di una pera di Valium mescolata a polenta uncia. E infatti il sottoscritto domenica notte è crollato sul divano con un'unica certezza: domani sarà il giorno decisivo per la panca del Milan, altro che parlamento Europeo.

Vi confesso, lettori adorati, che per la legge del "se una rottura di coglioni deve colpire, lo farà certamente al momento meno opportuno" sono in clamorosa difficoltà. In questo istante sono le 21, Galliani è appena arrivato ad Arcore, la tavola è apparecchiata, il cane Dudù se la abbaia bel sereno. Immaginiamo aragoste che consce dell'importanza della cena si suicidano su letti di rucoletta, arrosti sommersi da sughi di unicorno, vini rarissimi datati 1812, forchette in avorio, rutto libero. Immaginiamo tutto questo, ma il fatto è che in questo esatto momento nessuno sa rispondere al domandone: chi sarà l'allenatore del Milan? C'è chi dice "il basco!" chi "Pippo Inzaghi segna per noi!", chi "Seedorf se la caverà, con quel culo...", chi "diamo una chance anche allo stesso Silvio che potrebbe auto proclamarsi mister". Troppa carne al fuoco, e allora tanto vale risentirci alla fine dell'articolessa per discernere e commentare.

Nel frattempo discutiamo di altre magnate, non meno interessanti. Quella tra Thohir e Moratti, per esempio. Ieri i patron del "Ti voglio bene ma..." e "ti rispetto però...", si son trovati a pranzo. All'ordine del giorno la faccenda passaggio di quote. E cioè: l'indonesiano avrebbe trovato finalmente l'agognato accordo con le banche per rilevare le garanzie sui debiti da Massimo Moratti. La presunta magnata della pace di ieri, così, si è trasformata nella magnata dell'avvicendamento ufficiale dell'ex patron. Restano solo i dettagli da limare, ma adesso Et con parte dei famosi 250 milioni di euro potrà finalmente mettere in cantiere le mosse che ha annunciato.

Dice: "Quali mosse?". Domanda legittima. Il fatto è che un giorno Ericketto dice "prendo Dzeko, o Torres, o Morata, o Alba Parietti che è sempre una bella figliola", il giorno dopo "uè cicetti, va che qui non si possono fare follie e nessuno fa promesse". Tutto e il contrario di tutto. Al momento sappiamo che Ince junior non ha firmato ma poco ci manca, epperò non stiamo parlando del nuovo Garrincha, ma di un giovine (neanche troppo) con un cognome importante. Un detto milanese dice "piutost che nient l'è mej piutost", ma la verità è che il buon Tom al momento può essere un'alternativa a Nagatomo e niente di più.

Discorso diverso per Behrami. Lo svizzero che pare Mirko dei Bee Hive (ma senza chiazza rossa tra i capelli) è un obiettivo concreto e fattibile. Il Napoli vuole dieci pepite, l'Inter risponde con sei, si chiuderà a otto secondo la legge del venditore sulla spiaggia. In attacco non ci sono certezze: con Milito malinconicamente accompagnato all'uscita, resta viva la pista Chicharito, ma non ora, semmai a mercato ben avviato e solo a precise e complicatissime condizioni.

In ogni caso diciamo la nostra: la situazione nerazzurra ci convince poco. Siamo convinti della buonafede di Thohir e non abbiamo mai avuto un dubbio sull'amore di Moratti per il club. Eppure qualcosa non va. Il "Morattir" o "Thoiratti", ovvero l'ibridone nerazzurro che si è venuto a creare tra patron lo scorso inverno, non è la soluzione ideale per ridare ossigeno a un club che ha le sue evidenti difficoltà finanziarie. Punzecchiarsi sulla pubblica piazza, fare pace, dirsi cose a denti stretti, sorridere e comunque continuare a non capirsi del tutto, non aiuta i tifosi a comprendere una situazione che già fanno fatica ad analizzare i premi Nobel per l'economia. Il bene dell'Inter deve essere sempre e comunque il comandamento numero 1. La reunion dei Bee Hive viene solo al secondo posto.

Capitolo Juve. L'indiscrezione secondo cui Conte avrebbe avuto abboccamenti con il Milan a nostro modo di vedere è parecchio inverosimile. In ogni caso è chiaro che il mancato rinnovo del contratto al mister è sintomo di un malessere latente emerso a fine stagione ed esploso nei giorni successivi. Diciamola tutta: se Drogba arriverà sarà una scelta della società, non di Conte. Per carità, non si rischia un "Anelka bis", ma certo il tecnico preferirebbe qualcuno a cui dire "tu fai così, tu fai cosà" senza dover rischiare di sentirsi rispondere: "Oh ciccio, io sono Drogba e il Benfica se voglio lo batto da solo". E poi: se Sanchez non arriverà Conte si farà venire il fuoco di Sant'Antonio. Ci sono contrasti, insomma, come è normale che sia tra uomini dal carattere forte, ma non se si rappresenta la squadra che ha spazzolato gli ultimi tre scudetti e che dovrebbe vivere momenti di gioia purissima.

Per il resto andiamo avanti con le nostre convinzioni: Vidal e Pogba non si muovono, al limite "rischia" Llorente, non perché non abbia convinto (ci mancherebbe), semmai perché con la sua cessione il club potrebbe realizzare una clamorosa plusvalenza e arrivare al solito Alexis del Barcellona.

Ultimissima considerazione bianconera: ma se è vero come è vero che il Borussia vuole Immobile, e il Barcellona oltre a Llorente pensa a Immobile, e certo Prandelli si porta Immobile in Brasile, allora perché i proprietari di mezzo cartellino di Immobile proprio non lo vogliono prendere in considerazione? Mistero...

E alla fine della fiera torniamo punto e a capo. Son le 23.50 e francamente mi son rotto i santissimi di osservare il cancello di Arcore neanche fossi il leone della "Faac". Siccome tra colleghi nessuno ha il telecomandino per entrare e certo difficilmente qualcuno oserà scavalcare con il rischio di finire tra le fauci di Dudù, vi dico quel che penso.

Tutti son certi che Inzaghi sarà il nuovo mister e in effetti a questo punto è molto probabile. Ancora una volta ha vinto Galliani, che ha proposto Pippo e di fronte a un primo "nì" del patron ha rilanciato con Donadoni, poi Emery. Qualcuno ci ha messo in mezzo (in ordine sparso): Conte, Spalletti, Montella, Jorge Jesus, Prandelli (il sottoscritto, tra l'altro). Tutti, insomma, tranne Seedorf. Che è sempre stato un "nemico in casa", almeno per parte della dirigenza, che non è stato aiutato e assecondato, che ha avuto le sue belle responsabilità perché pensa di essere la reincarnazione del Principe di Bel Air, che se lo chiamano Obama un motivo ci sarà, che ora dovrà essere pagato a peso d'oro per non fare nulla dopo aver portato il Milan al terzo posto parziale della classifica di serie A, che se si fosse chiamato "Massimiliano Seedorf" o "Pippo Seedorf" probabilmente sarebbe rimasto in sella e di fronte alle rimostranze di qualcuno tipo "ma quello lì non sembra neanche un allenatore" avrebbe avuto la protezione del club al grido di "lo abbiamo scelto proprio per questo, fidatevi". E invece ciccia.

Così recitava un'Ansa del 2 novembre 2013: "Il presidente del Milan Silvio Berlusconi ha avuto un colloquio con la figlia Barbara, la quale ha chiesto un deciso cambio di rotta nella gestione della società, notando che nelle ultime due campagne acquisti il club non ha speso poco ma male. I motivi dell'attuale crisi rossonera sarebbero stati individuati nella mancata programmazione, nell'assenza di una moderna rete di osservatori e in una campagna acquisti e cessioni estiva errata, che non ha tenuto conto delle indicazioni della proprietà". Sembra la preistoria.


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