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Editoriale

La moda delle clausole e i giocatori che trattano l'addio (al momento del rinnovo...) prima dei club: così il calciomercato sta cambiando le sue regole e i suoi codici. Donnarumma come Higuain e Neymar: Raiola non ha cambiato idea

Nato a Napoli il 10/03/88, laureato in Filosofia e Comunicazione presso l'Università Orientale di Napoli. Lavora per Tuttomercatoweb.com dal 2008, è il vice direttore dal 2012
15.10.2017 09:45 di Raimondo De Magistris  Twitter:    articolo letto 29931 volte
© foto di TUTTOmercatoWEB.com

Non viviamo certamente nel miglior periodo storico possibile. Se ci pensate, a guardarle per un attimo con un occhio quanto possibile esterno, le relazioni umane sono giunte oggi a un livello quantomeno buffo. Tendente al preoccupante.
Tutto si svolge tramite il medium dei social, che hanno grossomodo innescato questo processo: io posto tutto ciò che può generare ammirazione, consensi e/o invidia, tu sei automaticamente portato a vedere e sapere tutto della mia vita virtuale e quindi a conoscere apparentemente tutto di me. E viceversa. Salvo poi in alcuni casi nemmeno salutarci se ci si incontra per strada. O farlo, e probabilmente scoprire che non tutti sono novelli Sartre come le frasi pseudo-filosofiche cercate su Google, postate a margine di foto filtrate, costruite o seminude, vogliono far intuire.
Insomma, i social network hanno avuto il potere in pochi anni di cambiare tanto della nostra vita. Si vive sempre più dietro a una tastiera. Si vive sempre di più senza vivere.
Non è un discorso slegato dal calcio e non solo per come ormai giocatori e addetti ai lavori vivono i social network, sempre più esposti e quindi sempre più banali. C'è un sottile filo rosso che collega la tendenza a eliminare il confronto vis-à-vis nel quotidiano al nuovo modo di condurre le trattative in sede di calciomercato. Anche qui, si tratta senza trattare.

Pensate a come nel 2016 la Juventus acquistò Higuain dal Napoli. Poche ore prime De Laurentiis dichiarò il Pipita incedibile, poi da Torino arrivò un fax in cui la Juventus specificava la volontà di pagare la clausola rescissoria da 90 milioni di euro e la situazione cambiò da un momento all'altro. Arrivederci e grazie, senza alcun tavolo o incontro. Fu così poche settimane prima anche per Pjanic ed è stato così questa estate anche per la trattativa più costosa di sempre. Tra Bartomeu e Al-Khelaifi non c'è stata nemmeno una chiamata, è stato lo stesso Neymar a pagare la clausola rescissoria al Barcellona e a trasferirsi al Paris Saint-Germain.
E' un nuovo modo di condurre le trattative e, se ci pensate, va bene a tutti. Non a caso il Napoli dopo l'addio di Higuain ha inserito clausole rescissorie in praticamente tutti i contratti sottoscritti, salvo aggiungere la dicitura 'Valida solo per l'estero'. E quindi evitare nuovi trasferimenti a un club rivale.

E' un modello che abbiamo importato dai portoghesi, precursori nei secoli di tante mode e tendenze ben più importanti di questa. Porto, Benfica e Sporting Lisbona sono stati i primissimi club a fissare il prezzo di vendita già al momento dell'acquisto di un giocatore o del rinnovo, un modus operandi che ha attraversato e conquistato ben presto la Spagna e ha ormai sdoganato la penisola iberica. Conquistando l'Italia a mani basse.
Se ci pensate, le clausole rescissorie sono ormai il vero oggetto del contendere. Di questi tempi in Serie A si discute principalmente di tre rinnovi di contratto, quelli di Manolas, de Vrij e Ghoulam, e in tutti i casi il vero oggetto del contendere non è la cifra dell'ingaggio o la durata dell'accordo, ma a quanto ammonterà la clausola. Perché più di sapere se firmerà fino al 2021 o al 2022 un giocatore (e quindi i club potenzialmente interessati) oggi vuol conoscere a che cifra può andar via a gennaio, la prossima estate o quella dopo. Su suggerimento dei procuratori, i calciatori già apparecchiano la tavola e nel momento decisivo venditore e acquirente non dovranno nemmeno perdere tempo a trattare.
Quest'ultimo passaggio nel caso di Gianluigi Donnarumma s'è già consumato la scorsa estate. Al momento del rinnovo, nessun tifoso del Milan pensò che da quel momento in avanti Gigio sarebbe diventato una bandiera dei rossoneri. S'era solo salvaguardato l'aspetto economico fissando il prezzo di vendita a 70 milioni di euro e apparecchiata la tavola per un trasferimento che Mino Raiola vuole definire il prima possibile. Lui spera già a gennaio, anche se più verosimilmente avverrà la prossima estate. Raiola sul nuovo corso del Milan non ha cambiato idea: non lo convince. E il portiere classe '99, nonostante sia uno dei cinque giocatori più pagati del campionato già a 18 anni, può secondo il suo agente guadagnare molto di più trasferendosi oltralpe. In quel Paris Saint-Germain che non ha certo esaurito i suoi fondi con Neymar e Mbappé e che non ha mai chiuso una trattativa iniziata lo scorso giugno e che dovrebbe concludersi durante o subito dopo il Mondiale. Quando volente o nolente Fassone e Mirabelli dovranno sottostate a ciò che la clausola impone.

La dicitura 'rinnovare il contratto' ha quindi mutato il suo significato: non sancisce più la volontà di legarsi in modo ancor più stringente a un club. Ovviamente, si tratta di un cambiamento di senso ancora in corso e condizionato in modo vincolante ad una condizione: nei mesi successivi il giocatore in questione deve dimostrare di valere quella cifra. Perché non bisogna mai dimenticare che il calciomercato è sempre e comunque conseguenza del calcio giocato e basta invertire la curva del rendimento per trasformare la casa sapientemente architettata e costruita in un castello di sabbia.


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