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Editoriale

La serie A di torte e pasticcini. Silvio, un messaggio di addio. Ferrero, è stato bello ma adesso parli Garrone. Ecco la vera favola della A... Cagliari, Rastelli il "normal one"

Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb
09.05.2016 17.09 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 59164 volte
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

Vi avevamo annunciato con una settimana di anticipo come sarebbe finita la serie A. Abbiamo vinto qualcosa? Dico sempre che devo mettere qualcosa da parte per le ultime settimane di campionato e non lo faccio mai. Una scommessina semplice semplice e avrei portato a casa qualcosa. L'ultima volta che avevo scommesso 5 euro ne vinsi 2.300, era 7 anni fa e in vita mia avrò scommesso sì e no 7-8 volte. Chi credeva alla vittoria dell'Atalanta sull'Udinese? Il pareggio era il risultato più scontato dell'anno. Così come il Palermo che non avrebbe perso a Firenze e che la Lazio si sarebbe giocato la partita a Carpi. Va giù il Carpi ma avrebbe meritato qualcosa in più. Bonacini paga gli errori di inizio anno e - se avesse tenuto la sua linea - sarebbe salvo. Dimostrazione questa che è meglio sbagliare con la propria testa che con quella degli altri. In serie B, invece, alcune pasticcerie sono aperte altre sono chiuse. Complimenti alla Ternana e al suo portiere Mazzoni che hanno onorato il campionato, meno Juric che ha detto ciò che pensava al giornalista di Modena quando gli ha chiesto cosa avrebbe fatto il Crotone nelle ultime tre giornate di campionato. Non fa regali ma non fa neanche le guerre puniche. Un punticino al Latina non si nega. L'Avellino sarà l'arbitro dei play off, dovendo affrontare Entella e Cesena. Se ci fosse stato Marcolin i lupi avrebbero fatto 0 punti, più che altro per essere coerente con tutto il suo trend. Marcolin dopo Avellino potrà allenare i pulcini sotto casa. Tesser ha salvato la squadra ma ora ha un altro compito: finire il campionato con l'onore irpino. Meglio schierare un talento meno cristallino ma con più voglia di vincere che qualcuno con la testa già al sole e alle spiagge. E' stata la settimana dei discorsi. Il peggiore? Quello di Silvio Berlusconi. Non riusciamo neanche a sparare sulla croce rossa ma da quel messaggio abbiamo capito che un ciclo è finito. Dopo aver sentito quelle parole abbiamo capito l'esonero di Sinisa e Brocchi buttato nella mischia tanto per bruciarne un altro. Berlusconi non ha più la forza di combattere. Gli è rimasto solo il calcio ed è aggrappato al Milan come un uomo al balcone di casa al nono piano sospeso nel vuoto. Se molla è finito. La politica è andata, la tv che è il suo mondo sta per passare la mano ai più facoltosi francesi di Vivendi mentre il calcio è il giocattolo che nessuno mai vorrà mollare. Per il bene del Milan è giusto che venda, per il bene personale è giusto che resti. Faccia l'ultimo sacrificio e atto di amore verso i colori rossoneri e venda a qualcuno che ha più disponibilità economica ma anche e soprattutto più lucidità gestionale. Galliani che ha mille responsabilità, sempre alla luce di quel messaggio postato su facebook ha anche 999 attenuanti.
Voglio tornare a parlare di Massimo Ferrero perché è un personaggio folcloristico che mi piace particolarmente e che da due anni accompagna i nostri pensieri. Secondo me Ferrero è un genio. Pensiamoci bene: la sua mossa è stata astuta. Dalla Samp ha ottenuto tutti: visibilità, soldi e gloria (al primo anno). Chi fa calcio, i fessi, i soldi li mettono. Lui li guadagna. Si esauriscono. Lui saltella e si diverte con il fazzoletto in testa. Si siede al tavolo con il Presidente del Coni, Malagò, e frequenta gli hotel milanesi di lusso per fare le trattative di calciomercato con l'Avv Romei. Sembra un remake de "L'allenatore nel pallone" invece la Longobarda, in questo caso, non esiste ma la Sampdoria sì. Gli unici responsabili non sono Ferrero e gli amici di Ferrero ma Garrone e i tifosi della Sampdoria che hanno consentito questa pagliacciata per due anni. Ora i tifosi della Samp & Doria iniziano a capire ma un anno fa attaccavano chi criticava il loro Presidente. E Garrone in tutto ciò tace. Non va bene. Il derby umiliazione di ieri segni la fine di questo teatrino e il prossimo anno si ricominci con un progetto serio e pari alla gloria del club. La vera rivelazione della serie A non è il Sassuolo che fa bene avendo un budget da big ma il Chievo Verona. La vera favola è quella clivense che non fa più notizia perché è rientrata nella normalità italiana ma ogni anno scrive pagine sempre più belle. Nell'anno dell'umiliazione del Verona, il Chievo conferma che il calcio non si fa con i quinquennali a Pazzini ma con le idee. Prima l'artefice era Sartori, andato via lui e tornato il Verona in A, il Chievo sarebbe dovuto sparire dai radar in due anni. Dopo due anni il Chievo ha trovato un Sartori più forte e più giovane che si chiama Luca Nember, si è salvato grazie ad un progetto societario, ha scelto un allenatore perfetto come Maran e ha venduto a gennaio a 10 milioni il suo bomber senza che nessuno, nel girone di ritorno, si accorgesse della sua assenza. Una favola? Sì, da raccontare.
Complimenti al Cagliari ritornato in serie A dopo solo un anno dai disastri di Zeman. A Cagliari qualcuno ha la puzza sotto il naso e dice: "siamo andati in A perché avevamo la squadra più forte, ovvio che dovevamo tornare su ma Rastelli avrebbe dovuto far meglio". Bene, a questa gente andrebbe tolta la tessera del tifoso per incompetenza. Vincere la serie B è sempre complicatissimo. Un anno fa il Catania con una squadra forte come il Cagliari si è salvato comprando a Marcolin le ultime 5-6 partite, il Bologna è andato ai play off e ha vinto semifinale e finale con due traverse colpite da Avellino e Pescara e il Bologna è stato salvato solo dal vento. Il Cagliari ha stravinto il campionato, dominando dalla prima all'ultima giornata, non ha mai avuto davanti più di una squadra e la gente si lamenta? Questa gente si merita Zeman. Massimo Rastelli ha vinto perché è pratico, pragmatico, concreto e vincente. Non è bello da vedere? Bene, andate al circo o in Svizzera a vedere il Lugano di Zeman ultimo in classifica. Ditemi un allenatore che nelle ultime tre stagioni di B ha fatto più punti di Rastelli. Due miracoli ad Avellino e un capolavoro a Cagliari. Non è speciale come Mourinho ma è normale come Allegri. Chi vince ha sempre ragione. Rastelli ha ragione. E' un ottimo allenatore con un ottimo vice. Per diventare grandissimo dovrà rivedere solo la preparazione atletica perché va bene correre a mille a novembre ma non va bene correre la metà a febbraio-marzo. Dopo aver sistemato questo aspetto, Rastelli sarà da big di alto livello ma la serie A l'ha sudata e conquistata sul campo. Bentornato Cagliari!


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