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La Giovane Italia
Editoriale

Le incomprensibili scelte del nuovo ciclo Italia di Di Biagio. Dall'inutile tributo a Buffon al traghettatore fino a Balotelli: la Svezia non ha insegnato niente

Nato a Firenze nel 1985, è caporedattore di Tuttomercatoweb.com e speaker di RMC SPORT. Già firma de Il Messaggero e de La Nazione, è stato voce e conduttore per Radio Sportiva.
18.03.2018 08:07 di Marco Conterio  Twitter:    articolo letto 67209 volte
© foto di Image Sport

Gianluigi Buffon non ha bisogno di alcun tributo e la convocazione da parte di Luigi Di Biagio, traghettatore d'Italia, è la fotografia di un movimento schiavo dei suoi dogmi. Onora il padre e pure il portiere, mentre questa Nazionale, che ha ottenuto lo storico obiettivo di non andare al Mondiale di Russia 2018, avrebbe avuto bisogno d'una tabula rasa. Di un anno zero, del 2018 come ripartenza, invece l'Italia è senza manico e pure senza chi dovrà condurla negli anni a venire. Fabbricini, come Di Biagio, è a interim e seppure i tecnici possano far qualcosa di buono, non è così che si costruisce un progetto. Tutto è temporaneo e provvisorio, le scelte di Di Biagio lo dimostrano. Il Lorenzo Insigne, Magnifico talento del calcio nostrano, indicato tra gli altri dal traghettatore azzurro come uno dei "giovani su cui costruire il futuro", ha un anno in più di Neymar. Sette in più di Mbappé. Sono splendide idee Federico Chiesa e Patrick Cutrone ma Antonio Candreva ha oggi trentuno anni e dunque trentacinque al prossimo Mondiale.

E' una Nazionale senza coraggio che, già a monte, non ha avuto le idee chiare anche perché non c'era nessuno in potenza e in grado di prendere decisioni. L'Italia sarà sparring partner contro Inghilterra e Argentina, c'è ben poco da essere orgogliosi di affrontare due Nazionali di teoricamente simile lignaggio che però saranno comodamente in Russia. L'Italia è la provincia che affronta la metropoli del pallone e non ha avuto il coraggio, appunto, di prender carta e penna in mano, affidando le garanzie che verranno a qualcuno sin da ora. Se queste sono le convocazioni di Luigi Di Biagio, che magari non sarà il commissario tecnico del futuro, che senso hanno? Soprattutto se la Federazione non ha sciolto le riserve e non si è chiarite le idee.

Servono a qualcuno e a qualcosa, oltre che al momentaneo orgoglio per i più giovani? Che utilità può avere questa convocazione di una Leggenda del calcio come Gianluigi Buffon, oltre che per la statistica? Non ha certo bisogno di un applauso in più, ma di fare i conti, lui come la Federazione, con la carta d'identità. E' in una forma da ragazzo, ma le stelle prima o poi cadono per tutti dal cielo ed è opportuno capire, come gli ha indicato la Juventus mentre lui puntava a un biennale per arrivare al prossimo Europeo, quando è arrivato quel momento.

Urge chiedersi cosa rappresentino, poi, queste convocazioni. Un premio? No. Perché altrimenti ci sarebbe stato Mario Balotelli, che ha dimostrato di aver posato la sciabola del ribelle e indossato panni normali. Del ragazzo in cerca di riscatto, che ha conquistato Nizza, che tornerà magari in Italia in estate e che questa maglia azzurra la meritava. E allora, se non è un premio, cosa è? Aprire un nuovo ciclo? C'è chi gioca poco, vedi Darmian, c'è chi non sta convincendo, come Gagliardini e Belotti.

E allora, Buffon e Candreva? No, questa Italia non ha senso. Sarà solo la triste e grigia avversaria di due Nazionali al Mondiale, di sicuro e comprovato maggior valore. Non è dato sapere se Luigi Di Biagio sarà il futuro commissario tecnico e c'è da chiedersi pure che senso abbia avuto affidare a lui, col massimo del rispetto per comprovate qualità e per la sua indiscussa voglia di far bene, l'incipit del nuovo ciclo. Se c'è davvero, questo nuovo corso. O se si tratta dell'ennesimo tentativo di non scontentare nessuno, costruendo zero.


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