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  Roberto De Zerbi (Sassuolo)
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La Giovane Italia
Editoriale

Le tre mosse con le quali Marotta ha cambiato l'Inter. Sfida a Paratici e per la Juve sarà la settimana decisiva. Nedved, dirigente o portavoce? Milan, enigma Giampaolo. Napoli, serve il bomber. Sassuolo, ancora due colpi

Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb
26.08.2019 00:00 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 48649 volte

I veri colpi non si fanno solo in campo e, soprattutto, non si giudicano in un mese. L'Inter, che farà il suo esordio questa sera a San Siro contro il Lecce di Liverani, ha svoltato a metà della scorsa stagione. Perché la nuova Inter non è nata in estate; molto prima. Quando Spalletti si sentiva la moglie tradita, lanciava frecciate e si credeva al centro del mondo. Risultato: fallimento, quasi, totale per l'allenatore toscano. Quando dalla Juventus arrivò Beppe Marotta, Spalletti capì subito che si stava avvicinando la fine del suo rapporto con l'Inter. Marotta non è uomo del dire ma del fare. Ha preparato a marzo e aprile il nuovo corso nerazzurro e oggi è quasi completo. In tre mosse ha saputo cambiare questa squadra e questa società. Ha accentrato su di sé tutti i poteri manageriali, facendo scomparire lentamente Piero Ausilio dalle decisioni più importanti. Qualche viaggio e consulenza ma la strategia la detta Marotta. Il capolavoro è stato l'arrivo di Antonio Conte e - per chiudere il cerchio - lo schiaffo al figlioccio Paratici sul trasferimento di Lukaku. Tre mosse per gridare al mondo che, quest'anno, in corsa per il titolo c'è anche l'Inter. Squadra costruita bene e gestita con intelligenza. Fare una squadra forte non è poi così complicato, i problemi sono nella gestione dell'anno. Lì un dirigente deve saper fare la differenza. Marotta e Conte sono collaudati e la vera forza della nuova Inter è proprio il vecchio motore della Juventus. Una minaccia per Andrea Agnelli che si è lasciato male sia con Marotta che con Conte. La voglia di rivalsa di entrambi è notevole. L'Inter, però, non può considerare completa l'opera se prima non avrà ceduto Icardi, non avrà chiuso Sanchez e, scusate se insistiamo, vedremmo bene anche una mezzala fisica nel centrocampo, ad oggi leggerino, di Antonio Conte. La stagione della Juventus, invece, al di là della vittoria contro il Parma, non parte sotto la migliore stella. Dopo l'affare saltato Dybala-Lukaku, la macchina di Paratici si è impantanata. Bisogna spingerla e cercare di farla ripartire. Anche l'assenza per tre settimane di Maurizio Sarri non aiuta e sono quei segnali che, nel calcio, vengono visti come segnali negativi, seppur indipendenti dalla volontà della società o delle persone che ne fanno parte. Un grande in bocca al lupo a Sarri, che guarisca presto e prenda in mano per sempre le redini della sua nuova Juventus. Nel frattempo mancano 7 giorni alla chiusura del calciomercato, ore 22.00 di lunedì prossimo, e Paratici dovrà lavorare più del previsto. Calciatori da sistemare, soldi da non perdere e un colpo Icardi da cullare come sogno di questa estate con la 9 senza padrone. Nel frattempo il faccione e la chioma bionda ce le mette Pavel Nedved che, sinceramente, oggi dovrebbe fare quello che faceva Paratici con Marotta. La sensazione è che sia più un portavoce che un dirigente. Porta i saluti di Sarri al popolo, dice che vorrebbe il mercato chiuso in anticipo in netta contraddizione con i problemi di cessioni che ha la sua società che dovrà sfruttare anche l'ultimo minuto di questo mercato e la sensazione che, paradossalmente, in questa nuova Juventus manchi un vecchio volpone tra i dirigenti. Giovani, bravi e preparati ma con poca esperienza manageriale. Il Milan non esce bene da Udine. La conferenza di Giampaolo è il segnale migliore della domenica rossonera. La consapevolezza del tecnico che lì davanti c'è qualcosa che non funziona. E non solo. La nota positiva è che se ne è accorto dopo 90 minuti di campionato, quella negativa è che ha avuto un precampionato e abbiamo lanciato mille allarmi ma all'esordio si è presentato con troppe incognite. Il bravo allenatore è quello che si adegua alle caratteristiche dei calciatori. Lui, al Milan, ha voluto cambiare le caratteristiche dei ragazzi perché sposassero il suo modulo. Giampaolo è bravo e lo ha dimostrato. Si è meritato il Milan ed è giusto che si giochi le sue chance dopo una vita di gavetta. Ma non deve tirare fuori la testardaggine e gli fa onore la conferenza di Udine dove ammette di aver capito il problema. Quando il Milan è sceso in campo ad Udine era tangibile la confusione e le posizioni dei singoli. Borini non è una mezzala e fa la mezzala. Finalmente la squadra gioca con il trequartista e l'unico che hai in rosa, Paquetà, fa la mezzala. Suso è un esterno di attacco e fa il trequartista. Castillejo è un esterno e fa la seconda punta, Piatek ha caratteristiche da prima punta e non può fare ciò che gli chiede Giampaolo lontano dalla porta.
Il Napoli è bello ma incompleto. Basta poco per rendere, forse, perfetta la macchina di Carlo Ancelotti che già a Firenze ha lanciato il primo segnale. Serve la punta per completare l'opera. Si andrà su Llorente ma un grande colpo al centro dell'attacco servirebbe per lanciare, definitivamente, la sfida ai bianconeri e ai vecchi amici ora "nemici" Sarri e Higuain. De Laurentiis dovrebbe fare quel regalo che Ancelotti meriterebbe dopo un anno di attesa. Mercato ottimo, fin qui. Da Manolas a Lozano senza cessioni eccellenti. Il Napoli è più competitivo rispetto ad un anno fa. La torta c'è, manca la ciliegina.
In basso alla classifica, tra le squadre che si dovranno salvare, ha bisogno di questa settimana per rinforzarsi il Sassuolo che ad oggi è nettamente meno competitivo rispetto allo scorso anno. De Zerbi ha in meno Demiral in difesa, Sensi a centrocampo, e Boateng in attacco. Ottimo l'acquisto di Caputo, bomber di razza, bene anche la conferma di Berardi e - al di là di Chiriches - servirebbero altri due calciatori per rendere la rosa competitiva. Anche perché quest'anno non ci sono squadre materasso e le altre dovrebbero sperare in un flop di Verona e Lecce, come neopromosse, più qualche delusione. La corsa per non retrocedere sarà avvincente e, mai come in questa stagione, è difficile fare previsioni. Attenzione anche a chi si crede invincibile perché potrebbe svegliarsi molto sudato, all'improvviso.


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