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Editoriale

Lotito, è tutta una finta: continuerà a decidere. Vergogna attaccare Sacchi. Juve, Allegri vuole Jovetic. In attacco Pazzini e Luiz Adriano. Anche la Roma pensa a Montella

Enzo Bucchioni, giornalista professionista e scrittore, editorialista del Quotidiano Sportivo che ha rifondato e diretto per cinque anni. Opinionista radio e tv. Twitter @EnzoBucchioni
20.02.2015 00:00 di Enzo Bucchioni   articolo letto 27054 volte
© foto di Federico De Luca

Quelli come noi che da una settimana tifano per il Carpi, il Frosinone e tutte quelle squadre che Lotito considera il male del calcio italiano, hanno goduto quando Tavecchio ha deciso di togliere le deleghe al suo amico Latinista.

Poi, però, passata la sbornia ci siamo chiesti: ma sarà vero? L'operazione anti-Lotito voluta dal sottosegretario Delrio con la benedizione del presidente del Coni Malagò, rischia in realtà di essere soltanto una perfetta manovra democristiana. Un bel po' di fumo negli occhi, un intervento immediato per chiudere la bocca a tutti e poi via avanti come prima. Il Latinista, infatti, ha già detto a chiare lettere ai suoi amici-sostenitori che continuerà a fare esattamente quello che faceva, cioè cambiare il calcio italiano. In meglio o in peggio questo non si sa.

In effetti solo qualche ingenuo può pensare di separare Tavecchio da Lotito. Il primo è stato eletto grazie al lavoro fatto proprio dal Latinista sia nella Lega di A dove rappresenta la Lazio, sia in quella di Lega Pro dove rappresenta la Salernitana. Non solo. Lotito ha fatto un grande lavoro diplomatico anche dopo la famosa frase di Opti Poba e compagnia, ha tenuto insieme i pro-Tavecchio, proteggendolo dai nemici. Insomma, liberarsi di Lotito non è possibile.

Magari gli toglieranno l'ufficio presidenziale all'ultimo piano della Federcalcio in via Allegri, vicino a quello di Tavecchio, anche se non è detto, ma poi Lotito continuerà a fare quello che faceva, cioè a consigliare il presidente per cambiare il calcio a suo uso e consumo.

Tra l'altro anche le società di serie A che appoggiano Lotito in Lega e hanno la maggioranza, si sono ben guardate dal chiedere le sue dimissioni. Resterà in Federcalcio come espressione della Lega e quindi è quasi impossibile allontanarlo come sarebbe giusto, dalla cabina di comando del nostro calcio. Lo stesso discorso vale per la Lega Pro dove per un voto ha fatto confermare Macalli garantendosi quindi lo status-quo.

Quindi non capiamo la felicità di Malagò per la decisione di Tavecchio di togliere la delega delle riforme a Lotito. La vicenda assomiglia molto alla filosofia gattopardesca "cambiare tutto per non cambiare niente". Per quello che ha detto e per la disinvoltura con la quale si muove, a Lotito andavano chieste le dimissioni da tutte le cariche e gli incarichi istituzionali. Ma in Italia fare pulizia è quasi impossibile.

Facile invece trovare falsi capri espiatori come è successo con Arrigo Sacchi. Ma davvero siete convinti che l'Arrigo di Fusignano sia razzista? Andatevi a nascondere. Sicuramente a qualcuno serviva speculare su una espressione poco felice, sicuramente sfuggita e non spiegata bene in un contesto particolare, perché Sacchi è sempre stato un portatore sano di valori in un mondo poco etico come quello del calcio.

Chi se l'è presa con Arrigo e poi con Ancelotti che l'ha difeso, non conosce la storia di queste persone.

Sacchi ha sempre predicato i valori, la cultura sportiva, la cultura della vittoria e anche della sconfitta, era perfino venuto a noia perché ripeteva spesso questi concetti.

Siccome conosciamo certi personaggi che hanno massacrato Sacchi, probabilmente è stato un modo per far dimenticare Lotito, per porre l'attenzione su altro. Purtroppo questo è il calcio in Italia oggi.

Comunque, al di là di parole sbagliate, il discorso dei pochi italiani è un problema reale e una maggiore attenzione ai settori giovanili è obbligatoria. Poi i nuovi italiani possono essere neri, gialli o rossi, non è questo il problema, il problema è solo farli crescere e insegnare loro il calcio giusto.

In un momento così difficile per il pallone, comunque il mercato non si ferma.

La Juventus, in particolare, sta disegnando il futuro con o senza Pogba. Il problema, comunque, resta l'attacco numericamente scarso e con un giocatore come Llorente in fase calante che sicuramente sarà ceduto in Spagna dove ha molti estimatori e con Matri in prestito dal Milan e il ragazzino Coman. In pratica due soli resteranno e sono Morata e Tevez quindi servono almeno altri tre attaccanti. Marotta, in attesa di un colpo vero, sta guardando il mercato degli svincolati. Un obiettivo è di sicuro Pazzini che piace ad Allegri ed ha deciso di lasciare il Milan. Ma l'affare vero potrebbe arrivare dallo Shakthar dove Luiz Adriano ha il contratto in scadenza a dicembre e non vuole rinnovare anche per la guerra in Ucraina. L'offerta bianconera è di quattro milioni e Lucescu potrebbe accettarla, pur sempre meglio che perderlo a zero a dicembre.

Ma l'obiettivo vero è un altro e si chiama Jovetic. Vecchio pallino della Juve, in rotta con il City dopo l'esclusione dalla lista Champions, ha voglia di tornare in Italia anche perché scade un vincolo contrattuale che obbligava il City per due anni a non rivendere Jovetic in Italia. Il montenegrino potrebbe anche fare il trequartista nel rombo di Allegri o la seconda punta. La trattativa è partita.

Partito anche il toto-allenatore per la Roma. Il risultato di ieri sera (solo uno a uno con il Fejenoord) accentua il senso di disagio dell'ambiente e di molti giocatori. Il feeling è finito e Sabatini, come dicevamo una settimana fa, ha in mente il grande colpo: portare a Roma Ancelotti. Ma sta monitorando anche Klopp e soprattutto qualcuno in società vorrebbe riportare in giallorosso Montella da sempre beniamino dei tifosi. Tre anni fa aveva litigato con Baldini che non c'è più, quindi potrebbe tornare, ma i primi sondaggi sono stati negativi: Montella vuole provare a vincere qualcosa a Firenze.

twitter @EnzoBucchioni


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