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Mancini-Thohir: tra una settimana l'incontro salva-Inter in 5 spinosissimi punti (più un nome rovente per il mercato). Allegri-Pirlo e il patto segreto esalta Juve. Cento milioni per il Milan: ecco dove finiranno

Nato a Milano il 3/7/1978, laureato in Scienze ambientali presso l'Università dell'Insubria di Como, da ottobre 2008 è Capo Servizio Sport presso il quotidiano "Libero". Opinionista Rai, TeleLombardia e Sportitalia
02.12.2014 00.00 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 43881 volte
© foto di Federico De Luca

Oggi inauguriamo la posta del cuore perché dopo la nascita di "Agon Channel" tutti quanti abbiamo fatto un salto indietro ai ruggenti Anni Ottanta, quelli del "Cioè" con la copertina adesiva (e probabilmente tossica), delle Crystal Ball che soffiavi e d'improvviso vedevi i ragni che bevevano il tè (certamente tossiche), delle cicche comprate all'oratorio con le 200lire che perdevano il gusto dopo 3 secondi netti e ti coloravano la lingua di blu indelebile (tossicissime), delle tettone del Drive In (non tossiche ma in compenso diventavi cieco), dei ragazzi col cinturone Charro che se tuo padre ti frustava erano cazzi amari, delle calze Burlington che se le metti ora e non ti scambiano per Mughini finisci internato, soprattutto dei quiz in tv che ti facevano vincere 4434443432433 milioni in gettoni d'oro se rispondevi a domande complicatissime (Mike: "Ueila, ci dica per 134milioni di lire: quanto fa 3x3?". Concorrente: "Mi può dare un aiutino?". Mike: "Fa nove". Concorrente: "Dico nove!". Mike: "Allegriaaaaaa! Vince 134 milioni di lireeee! Vuole raddoppiare? Se sì dica "Viva il Gran Biscotto Rovagnati". Concorrente: "Viva il Gran Biscotto Rovagnati!". Mike: "Allegriaaaaaaaa!". Eccetera eccetera). Erano anni meravigliosi, dove, appunto, trionfava la posta del cuore: ce l'avevano i quotidiani, i settimanali, i programmi tv, forse persino Piero Angela a Quark. E da oggi ce l'abbiamo anche noi.
Veri (giuro) messaggi ricevuti dal sottoscritto negli ultimi sette giorni. C.F.: "I tuoi articoli sono pieni di stronzate. Sei drogato?". M.L.: "Zio, anke io vorrei fare il giornalista: ke ne pensi? Dai zio fammi skrivere". M.L.: "Fai gli auguri a mio cugino Carlo quando vai da Criscitiello? Per favore, non dopo le 23.15 perché lui va a dormire". R.T.: "Sei un coglione". Termina qui la posta del cuore.

Tra gli altri c'è anche chi – subito dopo il gol decisivo in Juve-Toro 2-1 – chiede: "Ma secondo te Pirlo e Allegri vanno d'accordo sul serio o non si sopportano e fanno finta di niente?". Colto di sorpresa vado a ripescare un capitolo del libro firmato Andrea Pirlo e intitolato "Penso, quindi gioco". Ecco alcuni stralci:

"Mi stavano tirando giù dalla cornice, ma non a forza. La noia da Milan era il rischio che non volevo correre, ecco perché alla fine di quell'ultimo incontro ero dispiaciuto, ma il giusto. Come me, Galliani. Ci siamo lasciati senza rimorso. In mezz'ora, arrotondando per eccesso, ero fuori da lì. Quando si ama serve tempo, quando il sentimento muore può aiutare una scusa. «Andrea, il nostro allenatore Allegri pensa che se resti non potrai più giocare davanti alla difesa. Per te avrebbe pensato a un altro ruolo: sempre a centrocampo, ma sulla parte sinistra». Piccolo particolare: davanti alla difesa pensavo di poter dare ancora il meglio di me. Un pesce quando il mare è profondo respira, se lo spostano sotto il pelo dell'acqua si arrangia, ma non è la stessa cosa. «Anche con te in panchina o in tribuna abbiamo vinto lo scudetto. E poi, Andrea, da quest'anno la politica della società è cambiata. A chi ha più di trent'anni, proponiamo il rinnovo di contratto solo per dodici mesi ». Altro piccolo particolare: non mi è mai capitato di sentirmi vecchio, neppure in quel preciso momento. Solo a tratti ho avuto la sensazione che qualcuno volesse farmi passare per bollito, più che altro erano le premesse a lasciarmi perplesso. «Grazie, ma davvero non posso accettare. E poi la Juventus mi ha proposto un accordo triennale». Ho declinato. Senza mai parlare di soldi, quel pomeriggio della primavera del 2011. Mai. Discorsi economici con Galliani, in quei trenta minuti, non ne sono stati affrontati. Volevo essere considerato importante, al centro del progetto, non un giocatore in lista per la rottamazione".

Terminata la lettura mi sono domandato: come fanno Allegri e Pirlo ad andare veramente d'accordo? Semplice, sono due persone intelligenti. Il tecnico probabilmente ha capito di aver fatto una boiata ai tempi del Milan, il giocatore non ha opposto resistenza all'arrivo del tecnico e, anzi, ne è diventato principale alleato. Probabilmente i due non si scambieranno regali e mandorlati Balocco a Natale, ma sanno che quest'anno hanno bisogno l'uno dell'altro per costruire qualcosa di grande (Roma permettendo, ovvio). Al resto pensa il centrocampista barbuto, tornato al gol su azione dopo tempo immemore e capace domenica alle ore 20 di far vedere una cosa mai vista a casa Pirlo: un sorriso. Ma forse era una paresi.

Di sorrisi è vuota la dispensa interista. Diciamo la verità: quando il puntualissimo regista ha scovato l'incappucciato Roberto Mancini sotto la pioggia in un angolo dell'Olimpico, molti tifosi hanno pensato: "Speriamo che in conferenza non dica "stavamo giocando bene, poi è iniziato a piovere" perché ci spariamo nei maroni". Non l'ha fatto, ma certo non è stato a guardare. Il laccatissimo Robertone in 24 ore ha alzato la voce da par suo spingendo l'acceleratore sulla questione a lui più cara: il mercato. Mica quello milanese degli "obei obei", piuttosto quello imminente di gennaio. Dice il tecnico: "Settimana prossima parlerò con Thohir", segno che le parti ancora non hanno fatto chiarezza su quanto il club potrà investire per dare ordine a una squadra che attualmente sta a Mancini come il club delle duchesse sta a Mara Maionchi.

Il match dell'Olimpico non ha portato punti ma quantomeno ha tolto ogni alibi ai dirigenti nerazzurri: 1) la squadra così formata non può reggere il 4-3-1-2 o il 4-3-3 che tanto piace all'allenatore. 2) La squadra così formata non piace all'allenatore stesso, che si vede costretto a far giocare giocatori fuori ruolo. 3) La squadra così formata ha bisogno di acquistare esterni d'attacco "alla Cerci" (magari proprio Cerci) e di cedere altri che, giocoforza, non rientrano nei piani del laccatissimo. 4) La squadra così formata in ogni caso ha il dovere (e può) rendere di più: Mancini ne è certo e sa che dopo derby e Roma il calendario può solo migliorare. 5) La squadra così formata fa a pugni con il comandamento numero 1 del mister: "Si gioca sempre per vincere". Il fatto è che questo è un gruppo costruito secondo la logica mazzarriana del non scoprirsi troppo. Se affronta a viso aperto squadroni come quello di Garcia, rischia l'imbarcata. In ogni caso Mancini non cambierà atteggiamento: l'obiettivo è quello di provare a modificare "la testa" dei giocatori nerazzurri, abituati da un anno a una filosofia molto più "provinciale" e difficile da sradicare.

Tutto questo per dire che l'Inter in un modo o nell'altro a gennaio farà mercato. Non può essere altrimenti, pena la meritatissima gogna mediatica. Se prendi Mancini lo devi accontentare, altrimenti fai la figura di quello che ingaggia Alonso e lo mette su un trattore. Ovviamente il domandone è un altro: dove troverà il grano Mr Thohir? Chiederà spicci a papà? A Moratti? Arriveranno altri soci? Nessuna delle precedenti? Il Mancio attende risposte e si fa forza grazie alla mitica clausola che gli permetterebbe di lasciare il club a fine stagione in caso di mancati investimenti (per fortuna Ausilio ha smentito, altrimenti staremmo parlando del contratto di Topolino).

Qui Diavolo. Ieri a Casa Milan son suonate le campane. Merito di Pippo e della bella prestazione contro l'Udinese, merito di Barbara Berlusconi e del succulento annuncio arrivato in mattinata: "Il Milan ha rinnovato l'accordo con Emirates fino al 2020". Trattasi di cento milioni freschi che arriveranno in cinque anni a partire dal 2015; non pochi se si pensa che stiamo parlando di un club fuori dalle Coppe europee. Anche in questo caso il domandone è immediato: son soldi che finiranno sul mercato? Qualcuno sì, ma non molti. Nella testa dell'ad per la parte commerciale, la priorità è lo stadio secondo l'esempio dell'Arsenal. Solo con il nuovo impianto (sul "dove" e "quando" è impossibile fare pronostici) i rossoneri torneranno a investire corposamente, fino a quel momento si cercherà di fare il possibile per riconquistare l'Europa che conta, magari provando a spendere su prospetti meno costosi in termini di ingaggio e più giovani quanto a carta d'identità.

Per concludere, ecco un clamoroso esempio di come l'invidia dell'uomo spesso partorisca cattiverie gratuite e parecchio infantili. Basta fare un giro su taluni profili Facebook per leggere vaccate dettate dalla gelosia e dalla frustrazione. La seguente, per dire, l'ha scritta un fetentone pelato subito dopo il pareggio della Roma con il Cska. Costui evidentemente voleva fare il calciatore per poter limonare tre chili di veline e invece si è dovuto accontentare del poster di Alessia Merz in cameretta: quel fetentone ovviamente sono io.

"Sveglia con comodo. Colazione abbondante per affrontare gli ostacoli della vita. In mattinata una sgambata per tenersi in salute. Poi pranzo: leggero ma possibilmente luculliano. Quindi meritata partitella. Poi cena. Poi 4 salti da qualche parte perché svagarsi dopo una dura giornata è cosa buona e giusta. Poi il fastidioso e allo stesso tempo drammatico momento in cui tocca dire no a 2344 veline o similari. Alla domenica allo stadio a vedere la partita perché la domenica è sacra. Senza passare dai tornelli. Sempre in prima fila. Senza spendere un euro.
Così anche in trasferta. E in Europa.
All'estero, se la città lo consente, è gradito il tour notturno e porchereccio per svagarsi un po'. A fine mese ricordarsi di ritirare il meritato cedolino. E avere la forza di ricominciare daccapo.
Brutta vita Borriello". (Twitter: @FBiasin).


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