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Mancio, uno da Nazionale. Come mai si parla solo di Iturbe? Forse per distrarre il mondo dalla verità

Nato a Magenta il 28/4/1974, giornalista professionista dal 2001. Vanta collaborazioni con diverse testate web e cartacee, oltre ad esperienze da telecronista. Opinionista Campionato dei Campioni. Direttore del mensile cartaceo CALCIO2000
02.07.2014 00:00 di Fabrizio Ponciroli   articolo letto 48728 volte
Mancio, uno da Nazionale. Come mai si parla solo di Iturbe? Forse per distrarre il mondo dalla verità

Abbiamo toccato il fondo, anzi peggio, siamo nella melma... Il calcio italiano non ha più risorse. Nel 2006 (eravamo già in caduta libera) ci ha salvato l'orgoglio nazionale ma anche quello è svanito, come un gelato Liuk al sole... Ora siamo tutti in attesa del nuovo corso azzurro. L'11 agosto, ci sarà il Judgment Day, il nostro giorno del giudizio. Lo ammetto, ho una paura fottuta di quello che potrebbe accadere... Sento nomi che poco si adatterebbero ad una rivoluzione. Attenzione, rispetto per tutti ma, se bisogna rinascere, serve qualcuno che abbia un carattere rivoluzionario. Ecco perché il Mancio mi pare la soluzione migliore (almeno a livello tecnico). Con la Nazionale, da giocatore, ha avuto sempre problemi... Sarebbe motivatissimo all'idea di essere lui quello che decide il nuovo corso degli Azzurri... Ecco, poi però serve anche un'amministrazione che gli dia carta bianca e, anche su questo punto, ho timore che ci saranno degli intoppi... Pensate quanto sarebbe intrigante un duo Vialli-Mancini con Gianluca nel ruolo che è stato di Abete e Roberto nei panni di Prandelli... Da applausi... Ma, ripeto, non mi aspetto grandi cose. In Italia la parola "rivoluzione" fa paura, più probabile uno scambio di sedie, tutto qua... In effetti, anche nel mercato si fa di tutto per non voler vedere la realtà dei fatti. Sono settimane che si parla solo e solamente di Iturbe. Nessuno discute le qualità dell'argentino ma che sia l'unico nome in ballo, almeno reale, dell'intero mercato italiano è preoccupante, anzi, tremendamente preoccupante. Sembra che si voglia distrarre il mondo dalla verità, ossia che non c'è mercato... Ad essere onesti, qualche movimento si sta vedendo, peccato che siano tutti in uscita. Kakà ha salutato tutti. La sua "22" non la indosserà mai ma, nel frattempo, ha mollato il Milan, certo che il Diavolo, quello che conosceva, non esiste più... Pure Vucinic è ai saluti. Piuttosto che rimettersi in gioco in Italia, in un'altra squadra, se ne andrà dagli arabi... E, purtroppo, altri se ne andranno. Quando un'azienda, perché di azienda stiamo parlando, come il nostro calcio comincia a perdere pezzi da novanta (o, almeno, da richiamo internazionale) scatta l'allarme. Non siamo ancora al classico "Panic, panic..." ma poco ci manca. Iturbe sarà il re del nostro mercato (sperando che club come Real Madrid o Manchester United non ce lo freghino) mentre, in altre zone dell'Europa banchetteranno con i vari Suarez e Cuadrado (un altro che ci lascerà). E a noi che resterà? Due ipotesi. Ipotesi A: faremo finta di niente e presenteremo il prossimo Derby della Madonnina, con in cover M'Vila ed Iturbe, come se fossero due top player. Ipotesi B: se l'11 agosto ci sarà una rivoluzione, la applicheremo anche alla Serie A, ripartendo con umiltà e spingendo i nostri giovani, dandogli il tempo di diventare grandi. Lo so, l'ipotesi B è davvero fantasiosa...


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