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Editoriale

Mazzarri: il pugno di ferro di Moratti. Mancini: adesso Icardi e Juan Jesus felici di restare. Bonera: giù le mani da Inzaghi. San Siro: per Conte e Balotelli applausi e incoraggiamenti

Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dopo le esperienze professionali di carta stampata (La Notte e Il Giorno) e televisive (Telelombardia, Telenova, Eurosport), dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.
15.11.2014 00:00 di Mauro Suma   articolo letto 35003 volte

La voce è che senza un suo coinvolgimento nelle decisioni fondamentali per l'Inter, Massimo Moratti avrebbe giudicato inutile e insensato sottoscrivere l'aumento di capitale necessario per le casse del Club. E quindi che l'esonero di Mazzarri sia un danno collaterale del grande freddo prima e dell'accordo poi fra lo stesso presidente Moratti e il presidente Thohir. La sensazione invece è che l'aumento di capitale Moratti lo avrebbe sottoscritto comunque e a prescindere per non compromettere il valore economico della sua partecipazione nell'Inter. E che questo abbia indotto Thohir a ricambiare la prova d'amore. Ecco perché fra il "pellegriniano" Zenga e il "morattiano" Mancini, la scelta è caduta guarda caso sul secondo. Nonostante l'excusatio non petita di ieri del Presidente Moratti che, sempre ieri ad esonero ancora caldo, ha fornito forse la prova regina tornando ad elogiare Thohir con una dichiarazione pubblica. Cosa che non accadeva da mesi.

Per l'arrivo di Mancini è stato decisivo il derby. Se il dopo sosta di Novembre fosse iniziato con un'altra gara, Mazzarri avrebbe avuto ancora tempo a disposizione per provare a riprendersi. Ma lo stress dal quale era scavato, la depressione dei tifosi e il disorientamento dello spogliatoio hanno indotto Moratti e Thohir a dare alla squadra una scossa pre-derby. In pratica Allegri un anno fa ha pagato il derby di Palacio tre settimane dopo con l'esonero di Sassuolo e Mazzarri ha subito le consuguenze del prossimo derby senza nemmeno averlo giocato. A proposito di spogliatoio, risulta che vista la situazione della guida tecnica e della squadra in generale, Icardi avesse chiesto la cessione a gennaio due volte e Juan Jesus una. Adesso tutto rientrato. Ed è proprio dalla ricarica dei due big che Mancini ripartirà.

Sia ben chiaro. Inzaghi a Genova ha indicato in Daniele Bonera il migliore in campo non per prendere in giro i tifosi e nemmeno per farsi beffe della critica. Ma per un motivo molto chiaro e legato alla sia linea guida: abbiamo bisogno di tutti. Quindi anche di Bonera, oggetto ormai da tempo di un social-massacro perfino irritante nella sua ossessività. Per cui ad un tiro alzo zero negativo ha risposto con un alzo zero positivo. Non vuol perdere nessuno dei suoi giocatori per il partito preso dei tifosi. Clima che peraltro riguarda un Milanista vero che a Genova non aveva colpe né sul gol di Okaka impossibile da anticipare per il terzino con palla persa dal Milan a centrocampo né sulla prima, inesistente, ammonizione. Sull'amicizia poi vale la pena ricordare ai tifosi che Bonera ha giocato molto di più, praticamente sempre, e bene fra l'altro con Seedorf da gennaio a maggio che con Inzaghi da agosto ad oggi. L'orchestrina ritmata, con passaggi di testimone a orologeria nelle dichiarazioni e nelle tesi, che tenta di costruire un regolamento di conti avendo Bonera come bersaglio, è quindi come sempre poca roba. Dalla quale Inzaghi e le sue scelte sono lontanissimi.

Milano, la vera grande Milano del calcio ha una straordinaria opportunità. Smettere di piangersi addosso e tornare locomotiva del calcio italiano. E non solo: dimostrarsi la vera base sulla quale poter contare per il rilancio ampio e indiscutibile delle sue due squadre di calcio oggi in difficoltà. La grande occasione è lì, a due passi, sul piatto d'argento di Italia -Croazia. La folla di San Siro, soprattutto quella rossonerazzurra, deve dimostrarsi decisiva e trascinare gli azzurri domani sera alla vittoria. Non si faccia, la grande Milano, condizionare dai trascorsi juventini di Conte e risponda presente alla grande all'appello del CT azzurro di sostenere la squadra. Non pensi, la città che tutti i milanesi amano, al Balotelli nelle due versioni meneghine. Se entrerà vorrà dire che la Nazionale avrà bisogno di una sua grande giocata e San Siro dovrà chiamarla e assecondarla. È così che ci si conferma grande città e si dà l'esempio. Anche alle due squadre cittadine delle quali spesso gli sportivi milanesi si sfogano. Prima facciamo l'Italia e poi le milanesi. La parola a San Siro.


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