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Editoriale

Mercato: gran fermento Milan. Ritiro misura mediatica: Pioli scivola. Juventus: il Monaco non è il Barcellona

29.04.2017 00:00 di Mauro Suma   articolo letto 15651 volte

Il Milan ha perso contro l'Empoli, molle e male, e lo sa. Ma sgombriamo il campo dalla mozzarella sfatta del sesto posto che nessuno vuole. Il Milan che scende in campo a San Siro otto giorni dopo il derby, ha al primo minuto pronti-via la possibilità tutta piena e tutta aperta di giocarsela sia per il quinto che per il quarto posto, con conseguente qualificazione diretta alla Fase a Gruppi di Europa League. E' dunque grandissima culpa del Milan aver giocato "così" contro i toscani, proprio sul più bello. Ma la squadra di Montella è abituata a risalire la corrente, ne ha fatto una filosofia della propria stagione. Deve semplicemente farlo una volta di più. Così come il Milan è arrivato ad alzare il trofeo a Doha dopo l'atterraggio avvenuto con un giorno di ritardo, deve provare ad arrivare in Europa con un turno di Campionato in meno, esattamente quello che non ha giocato contro l'Empoli. Al netto di tutto questo, fermo restando che nella rosa in viaggio oggi per Crotone non c'è nessun giocatore bocciato a prescindere, mercato, mercato e ancora mercato. C'è una differenza nei modi e nei tempi che balza all'occhio. Il flusso continuo di incontri con i procuratori a fine Aprile non è la firma in calce sui contratti dei big, ma una sostanziale garanzia che il corpaccione della squadra prossima ventura sarà pronto probabilmente per il 30 Luglio. Sui tempi ci siamo. E ci siamo anche sulla fioritura dei nomi monitorati. C'è il giocatore d'esperienza, c'è il giovane, c'è il giocatore di mestiere, c'è la primadonna assoluta. Ciascuno è libero di associare nomi già letti o non ancora letti a ciascuna categoria, ma i forni caldi accesi sono tanti e ben diversi fra loro. Non ci sarà infine un caso Digao 2.0, l'esperienza insegna nel rispetto di tutte le parti in causa.

Il ritiro in un momento di crisi è una misura puramente mediatica. Lo sanno i dirigenti, lo sanno gli allenatori, lo sanno i giocatori. E quindi l'unità di misura è mediatica, non sostanziale. E' lì che non bisogna scivolare. Non siamo e non vogliamo essere in alcun modo severi nei confronti di Stefano Pioli, per aver spezzato per qualche ora il ritiro dei propri giocatori. Nè intendiamo sfociare nel populismo e nella demagogia del confronto fra la settimana di ritiro e le trasferte molto meno remunerate di lavoratori di altro genere e di altro tipo. Parliamo di calcio e rimaniamo nel calcio. Perchè è solo il calcio ad essere nell'occhio del ciclone, sempre e comunque. Quindi, Pioli e il ritiro dell'Inter. Noi non vediamo nulla di male nel giovedì mezzo e mezzo del ritiro interruptus. Ma il problema è stato nella comunicazione. Giusto scrivere tutto sul Sito in maniera trasparente, ma quello che ha fatto arrabbiare i tifosi interisti non è stato tanto il parziale ritorno a casa dei giocatori, ma la motivazione. Doveva essere una concessione di Pioli, invece sul comunicato era scritto "si sono meritati", quindi una sorta di conquista dei giocatori premiati a questo punto semplicemente per aver fatto il proprio dovere. La sfumatura mediatica in una misura mediatica come il ritiro, conta. Pesa. E irrita i tifosi.

Dopo il 3-0 dell'andata a Torino, in moltissimi, e noi fra questi, hanno subito pensato che la ricaduta del Barcellona sarebbe stata fatale ai catalani. Dopo il 4-0 di Parigi, il Barça non doveva ricascarci. Anche perchè, e qui andiamo al cuore del pensiero, la Juventus non è il PSG e la Remuntada a certi livelli può essere una storica eccezione ma mai la regola. Così è stato. Allo stesso modo, anche all'indomani della partita di Bergamo fra Atalanta e Juventus che lascia sempre sullo 0-0 il risultato del fischio d'inizio al Louis II di Monte Carlo, il Monaco non è il Barcellona. Bella forza, diranno i tifosi bianconeri: è molto più forte il Barcellona del Clasico rispetto al Monaco ribaltato dal PSG in Coppa di Francia. Vero, ma la previsione di una Semifinale delicata come quella che aspetta la Juventus, non ci si può limitare a questo dato di fatto tra il banale e il brutale. una volta assodato che il tasso di classe blaugrana è nettamente superiore a quello monegasco, va anche sottolineato che è anche molto più prevedibile, decodificato, uguale a sè stesso. La Juventus, che in Europa patisce sempre un po' le partite in cui è favorita (capitò anche a Conte con il Benfica nel 2014 in Europa League), avrà di fronte un Monaco meno forte del Barcellona ma anche molto meno prevedibile. Ed è qui che si giocherà tutto.


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