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Mercato Milan: tutto il mondo chiama Fassone, la priorità Donnarumma. Pioli-Inter-Lazio: triangolo da 2,5 milioni di euro. Allegri come Mancini: vince però gioca male, il nervo scoperto

12.11.2016 00.00 di Mauro Suma   articolo letto 22530 volte

2 Dicembre, prima convocazione; 13 Dicembre, seconda convocazione. Sono le ultime date trapelate ieri sul combinato disposto Closing-Assemblea dei Soci per il passaggio della proprietà del Milan da Fininvest e Sino-Europe. Tra queste due date, fra gli osservatori, sempre in ambito non ufficiale, c'è chi propende più per la prima e chi più per la seconda. Nell'attesa, la notizia è che tutti i procuratori sportivi del mondo stanno tempestando di telefonate Marco Fassone e Massimiliano Mirabelli. Segno che la svolta Milan, più volte annunciata e stressata mediaticamente, attizza e ingolosisce il mondo del calcio al suo interno, alle sue fondamenta. In cosa questo si tradurrà sul mercato di Gennaio del Milan lo scopriremo vivendo, ma, come si dice in questi casi, "se va tutto bene", ci sarà davvero da sbizzarrirsi. Il Milan potrebbe tornare un Responsabile Acquisti a cui si riserva lo jus primae noctis, il meglio, la prima scelta. Questo sul fronte esterno. Sul piano interno, invece, un solo nome e un solo cognome: Gianluigi Donnarumma. Accanto al 2 e al 13 Dicembre, cerchieremmo di rosso un'altra data, il 25 Febbraio. Quel giorno Gigio diventerà Gianluigi, il ragazzo diventerà maggiorenne. E per quel giorno dovrà esserci il grande accordo per il grande rinnovo. Il nuovo Milan dei Cinesi non può che partire da lì'.

C'è chi ironizza sull'interismo di Stefano Pioli, Noi, onestamente, non lo facciamo. Perchè il nuovo tecnico nerazzurro, a quanto ci risulta, avrebbe rinunciato a ben tre mensilità laziali, Agosto/Settembre/Ottobre, pur di chiudere nel più breve tempo possibile il nuovo accordo milanese. Ridendo e scherzando, fra le mensilità abbandonate e la rescissione di un contratto che andava fino al 30 Giugno 2018, la Lazio sul suo conto ha risparmiato 2 milioni e mezzo di euro. Che questo possa essere usato dall'Inter come buon viatico per future trattative, lo vedremo. Certamente Lucas Biglia è un giocatore per il quale Stefano Pioli stravede. Lo ha sempre messo in cima alla lista delle sue formazioni iniziali, per lui ha eccepito sulla "personalità" di Candreva nel tenere la fascia di capitano al braccio e lo ha schierato anche contro il "suo" ex Bologna nella partita dell'Agosto 2015 che precedeva la gara di ritorno nel Playoff di Champions League a Leverkusen contro il Bayer. Difficile, molto difficile, che la Lazio faccia partire l'argentino (anche ieri notte fra i meno peggio nel Brasile-Argentina 3-0 di Belo Horizonte, pur nefasto per la sua Nazionale) a Gennaio, ma certamente il chiodo di Pioli per lui resta fisso. Altrettanto certamente sul conto di Pioli si parrà la nobilitate dell'anima calcistica e italiana della nuova Inter. Nel senso che Ausilio, Zanetti e Gardini hanno preso il posto di Bolingbroke. Agli occhi della nuova proprietà cinese, il dirigente inglese era un po' il garante dell'esperienza interista di Frank De Boer. Ora, con Stefano Pioli, tocca ai tre dirigenti sopra citati. Che si sono spesi, si sono presi giustamente una importante responsabilità e si augurano quindi di essere ripagati al meglio dal rendimento del nuovo tecnico e dai miglioramenti della squadra.

E' curioso e interessante. E' inaspettato e per certi versi anche strano. Ma sulla Juventus allenata da Massimiliano Allegri aleggia lo stesso tormentone che accompagnava un anno fa l'Inter guidata da Roberto Mancini. Entrambe prime in inverno, l'Inter nel 2015 e la Juventus oggi, entrambe pizzicate e titillate dallo stesso refrain: "Vincono, ma giocano male". In fin dei conti, il Mancio faceva spallucce rispetto a questo addebito. Era primo oltre ogni previsione, sapeva di aver costruito una squadra più muscolare che tecnica e si godeva il "vince" senza curarsi del "gioca male". Alla Juventus di oggi è un po' diverso. Detto che per Allegri è abbastanza difficile giocare bene con il mancato arrivo di Witsel e il lungo infortunio di Marchisio, con una cabina di regia senza fissa dimora, è abbastanza vero che la manovra della squadra è piuttosto lenta e avara di rifornimenti a Higuain. Attenzione però: anche a Belo Horizonte, il Pipita ha confermato di non trovarsi nel miglior momento di condizione della propria carriera. In fondo ci sono non degli alibi, ma delle attenuanti precise rispetto a quanto si sostiene sulla squadra bianconera. Ma la sensazione è che il nervo sia scoperto. A Torino patiscono questo giudizio. I dirigenti non vogliono passare per quelli che vincono solo con i soldi che spendono per i singoli, l'allenatore, che è sereno per sua natura, teme forse che il luogo comune contamini l'ambiente dei tifosi e i muri dello spogliatoio. Ma per risolvere il busillis occorre semplicemente portare Marchisio nella miglior condizione e intervenire a centrocampo sul mercato di Gennaio.

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