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Editoriale

Milan, da Romagnoli a Conti. Inter e Juve: primo, minimizzare. Roma, Il Ninja sbuffa

16.09.2017 00:00 di Mauro Suma   articolo letto 10535 volte

Il Milan della scorsa stagione, pur con una rosa più stretta e meno qualitativa, ha superato le lunghe degenze di Montolivo prima, di Bonaventura poi e di Abate da Febbraio in poi. Il Milan di questa stagione è e deve essere in grado, con tutta la sua attrezzatura, di fronteggiare una lunga degenza da parte di Andrea Conti che resta un patrimonio importantissimo del Club. A destra c'è Abate, a destra c'è Calabria, che con la difesa a 3 ha meno compiti difensivi, ma possono essere schierati in quella zolla in caso di emergenze gli stessi Gomez, Zapata e financo Kessie. Si stanno dunque purtroppo passando il testimone Romagnoli e Conti. Dopo oltre tre mesi di stop di Romagnoli, tocca adesso a Conti. Ma se l'infortunio di Romagnoli era complesso e strategico, perchè anello di congiunzione fra difesa a 3 e difesa a 4, lo stop di Andrea non comporta intoppi sulle scelte del sistema di gioco. Non resta che dare l'in bocca al lupo a Conti dopo il comunicato ufficiale che ha sancito, lui solo, l'entità dell'infortunio e prendere atto del Milan di Vienna. L'argenteria c'è come dimostrano Calhanoglu e Andrè Silva (certi "giudizi" preventivi sono una garanzia totale e assoluta), Bonaventura e Suso. E c'è anche il capitano, reduce dal percorso netto dell'Ernst Happel Stadion e dal colloquio di fine gara di domenica scorsa in cui ha fatto niente meno che il capitano. Sul 4-1, Immobile corre per tutto il campo per fare il cazziatone, lui Immobile e non Bonucci, a Kalinic che, a torto o a ragione, si stava lamentando di essere stato strattonato in area, a quel punto a Bonucci non restava che fare una cosa. Il capitano. E lo ha fatto parlando a Immobile dell'episodio e presentandosi davanti alle telecamere nel post-partita per parlare della sconfitta.

Non possiamo sapere se fra un mese ci sarà davvero Suning Commerce Group nella lista nera del governo di Pechino. Ma sappiamo già che minimizzare non serve. Già lo scorso 19 Luglio, quando la Tv di stato cinese CCTV criticò la scelta di Suning di acquistare un Club indebitato come l'Inter, a Milano si scelse di innalzare cortine fumogene e di far finta di niente, coltivando un po' di complottismo di maniera. Scelta che ha pagato fino ad oggi, perchè Spalletti è bravo, perchè la squadra è comunque forte e perchè l'entusiasmo della tifoseria nerazzurra tiene. Ma se davvero fra un mese Suning dovesse essere considerata disonorevole secondo i canoni cinesi illustrati dalla Commissione nazionale per lo sviluppo, non basterà far trapelare una generica rassicurazione. Bisognerà spiegare la situazione e raccontare il futuro. E' sempre mediatica la perplessità suscitata dalle richieste di ieri della Procura Figc su Andrea Agnelli e sulla Juventus in generale. Come possono esserci richieste così pesanti su una vicenda totalmente dimenticata dai media negli ultimi mesi e rispolverata in fretta e furia il giorno prima della requisitoria della Procura federale? Delle due l'una, o è la Procura federale a sovrastimare il caso biglietti o tutto l'attrezzato apparato mediatico italiano se ne intende molto di più di coperture finanziarie che di rapporti con gli Ultrà. Se fossimo nel secondo caso sarebbe un peccato e verrebbero da chiedersi molte cose.

Edin Dzeko ha certamente rettificato sulla distanza dai compagni in attacco e sulla nostalgia più o meno canaglia per Totti e per Salah. E il presidente Pallotta ha sicuramente chiarito di non aver criticato pubblicamente Di Francesco. Ma il lungo e tormentato post-partita di Roma-Atletico Madrid era iniziato un po' prima, a bordo campo, con l'inviato Raimondi che ha rivolto a Radja Nainggolan una generica domanda di approccio sulla prestazione giallorossa appena conclusa. Da parte del popolare Ninja c'è stata prima una mezza smorfia, poi un attimo di attesa e quindi un "bisogna portare pazienza perchè c'è un nuovo sistema di gioco". Ma la domanda era sulla partita non sul gioco...Non solo: la pazienza chi la deve portare? L'ambiente o i giocatori? Anche lo stizzito tecnico ex Sassuolo che non sente i fischi, ancorchè non assordanti, al termine della gara con l'Atletico e poi polemizza addirittura con Massimo D'Alema, non cancella tutte le ombre. Che sembrano concentrarsi su uno spogliatoio poco compatto e poco convinto. Del resto la Roma in Campionato ha vinto di misura a Bergamo, ha perso con l'Inter e ha rischiato grosso in Champions contro il Cholo Simeone. Anche i risultati suffragano le ipotesi non solo più maliziose ma anche legate a tutte le sfumature e ai boatos giallorossi di questi giorni. Essere in fibrillazione a Settembre, nonostante le smentite e i distinguo, non è mai un buon segnale.


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