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Editoriale

Milan, dal ruggito di Huarong al ruggito di Florentino. Belotti: tutte le carte in tavola. Napoli: uno Scudetto già vinto.

22.07.2017 00:00 di Mauro Suma   articolo letto 25678 volte

Due anni di sarcasmo, di dileggio e di ironie sul Milan. Una montagna di sentenze e di previsioni nefaste che ha partorito un topolino dal numero 19. E' di questo che ci si è ridotti a discutere. Il Milan di Yonghong Li fa esageratamente quella campagna acquisti milionaria per la quale Silvio Berlusconi si era detto pronto a cedere il Club un anno fa, il Governo cinese attraverso China Next Generation Education Foundation apre al Milan e a Milan China come sempre si era detto e previsto anche nei giorni duri del closing che non arrivava, il presidente del Real Madrid bi-campione d'Europa e campione del Mondo in carica plaude al grande rivale Milan che sta tornando sulla scena, ma in questo Paese di parole (e di parolai?) nessuno fa ammenda. Chi doveva prendere Messi fa fatica a prendere Dalbert, chi non avrebbe dovuto avere i mezzi finanziari necessari per fare mercato, con tanto di sorrisino di compatimento, ha già fatto dieci operazioni importantissime ma dichiara di puntare ancora alla "ciliegina". Riletture? Nastri riavvolti? Nemmeno per idea. Si apre lo "scandalo" della maglia numero 19. Se ne occupano siti, radio e tv di ogni ordine e grado. Poteva essere un gran gol dell'onestà intellettuale questa vicenda del Milan e di tutte le Procure che erano state invitate ad occuparsene, si sta rivelando invece il solito rifugio nel tanto peggio tanto meglio. Lo stiamo provando anche sulla nostra pelle. In una gag televisiva avevamo provato mesi fa a caricare la gente rossonera provata dalle previsioni nefaste delle prefiche di sventura sulla "farsa" del closing: il ruggito di Huarong. Ricordate? Ci eravamo sbagliati, perchè qui siamo ai ruggiti. Costanti nel tempo. Non un ruggito solo e soletto. Ma, dieci operazioni di mercato dopo, dopo 206 milioni spesi in entrata e 30 incassati in uscita (di cui 18 di plusvalenze totali, con De Sciglio ceduto alla stessa quotazione che avrebbe avuto senza il contratto a scadenza 2018), le torme e i branchi da tastiera che ci insultarono naturalmente a testa alta e petto in fuori quando quella previsione era in discussione o rischiava di essere smentita, si sono abbondantemente dileguati. Dissolti nel nulla, o meglio nell'unico bene-rifugio in casi del genere: l'anonimato. Ed è proprio per questa mancanza di coraggio che, sui social, gli aggrediti non riconoscono nessun tipo di dignità agli aggressori. Per non parlare di quel riferimento di CCTV, la Tv di Stato cinese, ad una proprietà di Club che questa volta, udite udite, non era il Milan. Se il riferimento fosse stato alla nuova dirigenza rossonera, sarebbe scoppiato uno scandalo numero 19 all'ennesima potenza, con tanto di questione dell'onorabilità annessa e connessa. Non ci sarebbe stato scampo. Invece, con lo stesso stile con cui una nota fanzine bianconera ha redatto l'atto di inquisizione contro Bonucci accorgendosi improvvisamente che era esistito un "intervallo di Cardiff" (chi l'avrebbe mai detto), ecco che sia il comunicato stampa con la sirena accesa che una rettifica-pronto soccorso sono stati subito sbattuti in prima pagina candeggiando tutto il candeggiabile. Sono i Suslov al di sopra di ogni sospetto che mancano al giornalismo che si occupa di Milan, mentre a tinte rossonere ci sono soprattutto colleghi innamorati e passionali, nelle altre due macro-aree ecco invece i cecchini implacabili e ben mimetizzati. Nessuno è perfetto e nel mondo del calcio non si è tutti uguali. Capita.

Il presidente Cairo dice la verità quando dichiara di voler vendere Andrea Belotti all'estero. E' proprio all'estero che il numero uno granata ha fatto le operazioni più importanti questi anni: Darmian al Manchester United, Cerci all'Atletico Madrid, Immobile al Borussia Dortmund. All'estero però quest'anno chi può offrire 100 milioni, non si farà vivo. Lo United ha preso Lukaku, il Chelsea ha preso Morata, il City deve finire di valorizzare Gabriel Jesus, Real Madrid e Barcellona non sono interessate al gioiello del Toro. E' questo lo scenario che induce sia Urbano Cairo che il bravissimo ds Petrachi a rilasciare dichiarazioni a raffica sul Gallo tenendo alto e caldo l'argomento. Anche e soprattutto per invogliare a fare offerte dai Campionati che possono spendere molto. Tutto perfettamente legittimo e comprensibile. Ma è con l'ultima valutazione di mercato e di prezzo che farà il Milan che il presidente granata e il suo Staff dovranno fare i conti. E quello sarà l'unico momento davvero decisivo su un giocatore sognato e agognato da milioni di tifosi rossoneri. Un giocatore che rispetta e rispetterà il Toro, ma che ha comunque ben quattro richiami della foresta dentro di sè: il suo tifo, la maglia rossonera, l'amicizia con Gigio e l'amicizia con Leo. Vedremo. 

I tifosi del Napoli non fanno che parlare di Scudetto. E lo fanno senza spacconerie e facili entusiasmi. Ma con tanta consapevolezza e certezza sul progetto. E' proprio per questo che Maurizio Sarri ja già vinto. Ha saputo rendere razionale la tifoseria più passionale del mondo. Mai si era visto tanto entusiasmo per una squadra che non ha piazzato colpi di mercato in estate. E' anche e soprattutto culturale, non soltanto sportiva, la vittoria di Sarri. Il lavoro è più importante del mercato, è una sua convinzione-base. E nel cuore dei tifosi partenopei, il valore del Napoli e il lavoro fatto in questi anni è diventato davvero più importante dei bagliori, delle illusioni e dei sogni estivi. E' per questo che il Napoli va tenuto sempre presente nelle griglie di partenza. Lo stesso Milan che fa sognare è in Cina e fa fatica a ritrovare la sua spina dorsale (Romagnoli non si è ancora aggregato al gruppo e Suso è rimasto a riatletizzarsi a Milanello, mentre Donnarumma è reduce da una estate complicata che solo negli ultimi giorni ha trovato pace), mentre il Napoli è in montagna. Carico di lavoro e ben ossigenato. Il Napoli sta facendo tutto il possibile per superare il preliminare di Champions League di slancio, il Milan ha dovuto correttamente fare l'ambasciatore di sè stesso in Cina ma adesso dovrà raccogliere e organizzare le energie mentali per affrontare un Craiova che corre tanto e che non deve essere sottovalutato in nessun modo. 


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