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Editoriale

Milan, ecco quando Gattuso e la squadra hanno fatto "crac". Conte-Roma: settimana prossima quella decisiva. Petrachi, meglio "Il Cairo" di Roma. Corini, "Genio" in Paradiso

Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb
06.05.2019 00:00 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 25140 volte

L'Atalanta meriterebbe un film a parte. Miglior sceneggiatura, miglior attore protagonista, miglior scenografia... Tutto a Bergamo. I tifosi dell'Atalanta si godono questo giochino pazzesco che può coronare il sogno Champions League. Il vero problema, tuttavia, in caso di quarto posto, sarà l'anno prossimo: squadre piccole in impegni così grandi rischiano di lasciare punti per strada. Il problema dello stadio c'è e il rischio di perdere Gasperini è elevato. Giustamente ci penseremo dopo. Prima c'è da consacrare una stagione che, tra Champions e finale di Coppa Italia, rischia di essere pazzesca. Questa sera, invece, toccherà al Milan. E' l'ultimo trenino per l'Europa. Forse non ci credono neanche più a Milanello ma bisogna fare quattro vittorie e sperare nella Juventus quando giocherà con l'Atalanta. La Roma ha perso due punti fondamentali ieri a Genova. Al Milan si è rotto qualcosa. Dall'arrivo di Leonardo c'è stata una convivenza forzata, i calciatori si sono schierati con Gattuso e insieme hanno fatto grandi cose. Miracoli no, sarebbe esagerato definirli miracoli, ma sicuramente una squadra come il Milan non era e non è da quarto posto. Poi aggiungi il bluff Higuain e i tanti infortunati. Perché prima il Milan era riuscito a toccare il terzo posto e poi è crollato? Il derby ha ammazzato questa squadra che prima dava l'anima per il suo allenatore ma, da quando sono emerse le voci di un addio sicuro a fine anno, i calciatori non hanno combattuto più per il loro comandante. I calciatori sono fatti così. Puoi toccarli solo sui soldi o se non giocano. Il resto scivola tutto addosso. Avevano dato l'anima per Rino ma quando lo stesso Gattuso ha fatto capire che a giugno sarebbe stato divorzio, ognuno è andato per la propria strada. La squadra non ha fatto mai un passo in più e Gattuso ha smesso di difendere l'indifendibile in conferenza stampa. Fino a marzo per ogni pareggio o sconfitta, Gattuso si caricava il peso della responsabilità. Da dopo il derby ha iniziato ad "accusare" la squadra e a mettere i calciatori di fronte alla realtà dei fatti. Basta scuse, adesso pedalate. Il derby con l'Inter ha sancito la fine di questo Milan che ha ancora poche chance per arrivare quarto: per continuare a sognare stasera deve solo vincere.
Non sarà questa la settimana decisiva per il futuro di Antonio Conte. Inter, Roma, Milan, Psg.... Qualche destinazione fantasiosa, altre più concrete. Una cosa è certa: Conte vuole e deve tornare in panchina questa estate. L'Inter sarebbe la destinazione più gradita, Roma la scommessa più forte. I tifosi romanisti non lo amano. Perché lo trovano antipatico, perché rappresenta l'emblema dei gobbi, ma il tifoso romanista vuole vincere e se ne frega se sarà Conte o chi per lui a far tornare i giallorossi al successo. Una cosa è certa: Conte senza squadra per Conte serve a poco o nulla. Pallotta deve consentire all'allenatore di incidere anche sul mercato e, giustamente, il patron americano si sarà fatto i suoi calcoli. 10 giorni per saperne di più, 20 per la verità. Conte cerca anche un nuovo vice dopo aver perso Angelo Alessio che ha deciso di camminare con le proprie gambe.
Conte si lega a Petrachi e viceversa. I due sono amici e sono legati a doppio filo. Petrachi potrebbe finire alla Roma e sicuramente sarebbe un salto di qualità per la carriera del Direttore Sportivo del Torino ma, a volte, cerchiamo sempre nuovi stimoli anche se il vero Paradiso ce l'abbiamo in casa. Fossi in Petrachi, conterei fino a mille; non ha bisogno dei miei consigli e io non conosco i fatti di Petrachi, ma la Roma di oggi non vale il Torino. Poco ma sicuro. Pallotta non si vede mai, si va a lavorare con un consulente esterno che decide per il Presidente come fare il mercato (Franco Baldini n.d.r.), Totti che prende sempre più potere dirigenziale e Massara che, per il momento, è ancora lì in attesa di Sabatini al Bologna. Insomma, un'insalatona dove non riconosci una carota da un finocchio. Petrachi è bravo, merita una grande, ma forse è già in una grande. Lavorare con Cairo vale cento volte di più che lavorare con Pallotta. Il fascino della Roma è immenso ma immaginate un Torino in Champions League. Sarebbe come vincere uno scudetto.
In B vorrei parlarvi del Verona, di Setti che in un anno rischia di buttare tutto dalla finestra. Play off a rischio con il Verona e serie C persa con il Mantova. Mi verrebbe da dire "chi è causa del suo male pianga se stesso" ma preferisco aspettare almeno 7 giorni per esprimere il mio pensiero. Piuttosto facciamo i complimenti a Cellino. Sarà anche antipatico ma vincere a Brescia, 8 anni dopo l'ultima stagione in serie A, non era facile. Aveva cannato Suazo, scommessa improponibile, ma si è rifatto alla grande con Eugenio Corini. E' stato bravissimo nella gestione e ha rilanciato una squadra forte. Il Brescia è stato un mix perfetto tra giovani ed esperti. Donnarumma e Torregrossa non li hanno tutti ma se hai una Ferrari devi saperla anche guidare. Il Brescia non era una Ferrari ma lo è diventata con il lavoro, sacrificio e con le idee di Corini che è un ottimo allenatore e ha raccolto, finora, meno di quello che avrebbe meritato. Persona educata e intelligente. Non urla ma si fa rispettare, non incanta ma vince, poche idee ma buone e ottimo nella gestione del gruppo. Insomma, il Brescia ha trovato l'uomo giusto al momento giusto. Bravo Cellino e bravissimo Corini. Salutano la B Padova e Carpi. Finisce così la favola Carpi che non era basata su una strategia societaria ben definita ma sulla individualità di Cristiano Giuntoli. Tolte le pile, il giocattolo ha smesso di funzionare.


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