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Editoriale

Milan: ha vinto ancora Galliani, Seedorf già al capolinea. Inzaghi in pole, ma torna il nome di Prandelli. La rivolta guidata di Montolivo. Inter: piace Morata, no a Torres ed Eto'o

Nato ad Aulla (Massa Carrara) il 16/03/54 comincia giovanissimo a collaborare con La Nazione portando la partita che giocava lui. Poi inviato speciale e commentatore, oggi direttore del Qs Quotidiano sportivo della Nazione, Resto del Carlino e Giorno
21.03.2014 00:00 di Enzo Bucchioni   articolo letto 51320 volte
© foto di Federico De Luca

Ha vinto ancora Adriano Galliani. Chi pensava che la drammatica situazione del Milan arrivato in un punto di non ritorno, la peggior classifica dell'era Berlusconi, potesse indurre il Patron a fare la rivoluzione dando pieni poteri a Barbara, inserendo nello staff dirigenziale grandi ex giocatori a cominciare da Maldini, ha sbagliato le previsioni.

Del resto 35 anni assieme non si possono cancellare con facilità, forse per nessuna ragione, troppe cose legano inscindibilmente Berlusconi e Galliani, quindi la sensazione è soltanto una: Galliani uscirà dal Milan soltanto quando e se, un giorno Berlusconi dovesse decidere di vendere.

Cosa fare allora per uscire da questa situazione? Questa è la grande domanda che aspetta una risposta. Galliani in questi giorni ha dimostrato a Berlusconi che la scelta di Seedorf è sbagliata. L'amministratore delegato non lo avrebbe mai preso, avrebbe continuato fino a fine stagione con Allegri dando poi la panchina a Prandelli, ma Berlusconi ha voluto puntare su Seedorf e Galliani si è piegato.

Due mesi dopo il Milan va ancora peggio e allora Galliani ha voluto far sentire al Presidente tutte le voci dello spogliatoio e di Milanello per fargli capire come l'ex centrocampista sia già diventato un corpo estraneo alla squadra o come minimo ci sia in atto una crisi di rigetto.

I primi sentori si erano già avuti leggendo le penne più vicine a Galliani che hanno cominciato l'attacco a Seedorf quando non era ancora il momento e non c'erano i presupposti. Da lì è stato un crescendo. Nell'ultima settimana Berlusconi ha ascoltato soprattutto alcuni giocatori, Montolivo in testa in qualità di capitano. Proprio l'ex viola, paladino di Allegri, ha guidato la rivolta nello spogliatoio per motivi personali. Il ruolo a centrocampo datogli da Seedorf non gli piace, sta ruotando troppo, ha paura per il mondiale, poi non ha gradito di essere stato degradato nella gara con il Napoli in favore di Mexes. Attorno a Montolivo alcuni giovani e senatori che contestano i sistemi di allenamento.

Galliani, però, ha fatto notare come Seedorf stia disperdendo il patrimonio giocatori, Honda non gioca mai, De Sciglio non gli piace, altri sono finiti ai margini. Non piace neppure il feeling che l'allenatore ha instaurato con i tifosi, se la contestazione ha salvato solo lui un motivo ci deve essere. E questo non va bene a Berlusconi.

Il presidente ha parlato direttamente con Seedorf di tattica (non gradisce il 4-2-3-1), ma anche del Milan del. La squadra sarà cambiata, ma non rivoluzionata come pretenderebbe l'allenatore: non ci sono soldi. Troppe cose, quindi, dividono Seedorf da tutti e non soltanto per i risultati. Certo se la squadra fosse cresciuta e avesse fatto punti tutti si sarebbero nascosti, ma visto il flop in campo, tutto quello che succede fuori è stato esasperato e ingigantito fino a mettere Seedorf al muro. Che succederà?

Prima di mollarlo definitivamente, Berlusconi ha chiesto a Seedorf maggiore duttilità tattica passando al 4-3-1-2 con il famoso trequartista che potrà essere Honda con Kakà seconda punta, oppure Kakà con Pazzini-Balotelli in attacco. Seconda cosa una maggiore duttilità nei rapporti con il gruppo e con l'ambiente, l'allenatore non può essere il monarca assoluto, la psicologia conta.

Si vedrà con la Lazio se la scossa avrà dato risultati, se squadra e allenatore si sono riavvicinati, altrimenti dopo la partita con la Fiorentina della settimana successiva si tireranno le somme. Berlusconi spera di recuperare Seedorf, crede ancora che possa diventare un grande allenatore. In caso contrario Tassotti traghettatore fino a giugno. Poi?

Le soluzioni sono due. Piace Prandelli (non a caso è slittato l'incontro con Abete per il rinnovo in nazionale) che Sacchi aveva già suggerito l'estate scorsa a Berlusconi per il dopo-Allegri. Sacchi è sempre molto ascoltato, la candidatura è forte.

La soluzione B, sicuramente più affascinante per il presidente, è quella di Inzaghi. Pippo è una creatura di Galliani, ma anche l'ad ha paura di bruciarlo, lo vedrebbe ancora bene per un paio d'anni nelle giovanili o in una squadra media per fare esperienza per poi farlo tornare al Milan. Comunque dalla formazione di domenica prossima e dall'atteggiamento della squadra capiremo molte cose.

Congelato, quindi, anche il rinnovamento societario. Con l'intervista alla Gazzetta Paolo Maldini si è bruciato definitivamente. L'attacco a Galliani non è stato gradito neppure da Berlusconi, in questo Milan sarà difficile anche per Barbara trovare un posto per l'ex difensore. Anche Demetrio Albertini non è più stato contattato dopo un abboccamento che risale a qualche mese fa.

Insomma il rinnovamento si fermerà a Sogliano del Verona, direttore sportivo al posto di Braida passato alla Samp. Anche Barbara deve prendere atto che Galliani ha ancora forza, non fosse altro per una liquidazione di 30 milioni di euro e rotti... che pretenderebbe in caso di siluramento. Con quei soldi meglio tenersi Galliani e comprare qualche giocatore è il ragionamento condivisibile di Berlusconi. I tempi sono quelli che sono.

Tempi duri anche per l'Inter che vuole rinnovare, ma con budget relativi. Si cercano giocatori d'esperienza e di carisma per dare personalità. Dopo Vidic, Ausilio sta puntando Sagna. Piace Morata. Insensibili, invece, all'appello di Eto'o che vorrebbe tornare a Milano. Come ha detto Mourinho, avrà 35 anni...troppi anche per l'Inter. Anche Torres visto l'altra non piace, allora tanto vale tenere Milito.


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