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Editoriale

Milan-Inter: derby senza soste. Allegri il cannibale: è a Cardiff, ma pensa a Doha. Chelsea: Antonio Conte come Diego Costa. Inter: i casi Medel e Gagliardini

13.05.2017 07:48 di Mauro Suma   articolo letto 27463 volte

Il Milan tira dritto in silenzio. Lavora di giorno sotto la luce dei riflettori di Casa Milan e di notte, senza luci e senza riflettori. E forse quando si tireranno le fila del mercato estivo rossonero, si scoprirà che si è trattato di notti produttive. Degna di nota, esattamente un mese dopo il closing, la saldezza di nervi della dirigenza milanista, anche sotto i colpi di un derby sotto traccia che non si vede ma c'è. Eccome se c'è. Prima della partita di Crotone, spunta dal nulla la voce di Donnarumma all'Inter. Nessuno che la riprende e nessuno che la rilancia. Forse che fosse solo una notizia di "disturbo" per il Milan impegnato in Calabria, anche per evitare "scomodi" paragoni nei due risultati? A ridosso della partita con la Roma, ecco invece Mancini al Milan. Un classico, un evergreen di queste settimane. Rispetto al quale, il Milan non costruisce una linea, ma racconta la verità: massima stima, legittima, personale, professionale di chi ha lavorato con lui, ma non esiste. Poi, l'inserimento su Kessiè. Dopo il mancato saluto al derby per un peccato veniale e dopo tutta la tiritera sul recupero di Inter-Milan (a proposito 7 minuti, esattamente come 7 minuti erano stati allo Scida per Crotone-Inter), insomma il derby continua. L'Inter non vuole che il Milan si inserisca fra le prime quattro, così come non lo vuole il Napoli che dice no per Ghoulam e così come non lo vuole la Roma che lascia che si scriva di Montella. Oggi lo sport è anche questo e non facciamo le verginelle. Ma è in questi grovigli che ci si inizia a fare un'idea. E visto che dall'esterno tra sgambettini, sorrisini, battutine e paternali, il clima è questo, è utile prendere atto il Milan non lo patisce. Sta in silenzio ed è tutta polpa, riempie le sue giornate e non solo quelle, lavora per l'Europa e fa la squadra, lascia che ci provino e lascia che straparlino. Senza fare la vittima e senza fare il piacione. Un mese dopo è un Milan preciso, attento e realistico quelle che muove i suoi primi passi. In attesa dei prossimi, naturalmente.

Sta vincendo lo Scudetto, è a 90 minuti dalla Coppa Italia, fa la Finale di Champions League a Cardiff contro il Real Madrid. Eppure, Doha non gli è ancora andata giù come noi ben sappiamo. L'Allegri che stiamo "scoprendo" in questa stagione, è un perfezionista cannibale. In quanti finali di partita, con il risultato al sicuro, si sente da bordocampo la voce, vabbè un po' stridula, del tecnico di Livorno, che urla, richiama, sprona. In una società non dilaniata dalle fazioni e tutta protesa a fornirgli i migliori giocatori possibili come la Juventus di oggi, Allegri si rivela quello che è sempre stato. Un professionista pratico, chirurgico e competitivo. Lo conferma anche quel suo continuo pensare a Doha: non certo per rivalità nei confronti del Milan, sono cose nelle quali Allegri non si perde. Al Mister bianconero non interessano i fronzoli e le beghe, ma solo i risultati. Poi non li festeggia in prima fila, non ci costruisce sopra teatrini, ma li vuole tutti, li marca stretti. Pensare ancora a Doha mentre sei a Cardiff, è una forza. Che, nelle condizioni ideali, il livornese sprigiona. Sappiamo da tempo quanto abbia voluto e sognato in ormai diversi anni di carriera la Champions. Ci sono tanti indizi che ci fanno percepire che Allegri è maturo. Bisognerà vedere che ne pensa il destino sopra Cardiff.

Se non dovesse arrivare Antonio Conte, l'Inter sarà fra Pochettino e Spalletti. il primo è un "pallino" di Walter Sabatini, il secondo sempre con il suddetto Sabatini ha collaborato per molto tempo. Per il Chelsea si tratta di un deja vu. La scorsa estate Diego Costa e l'Atletico Madrid continuavano a sentirsi: ecco perchè, puntuti come sono dalle parti di Stamford Bridge, minacciarono di rivolgersi alla FIFA. Siamo curiosi di vedere come andrà a finire con il tecnico italiano che, oggi, ebbene sì, anche se parla il dialetto salentino in allenamento, prendiamoglielo questo Lukaku se lo vuole. Ogni riferimento al potere contrattuale di Conte è puramente casuale. Dovesse approdare a Milano sponda Inter che lo pressa senza soste, la squadra nerazzurra diventerebbe immediatamente la favorita per il titolo insieme alla Juventus. Non riuscisse a liberarsi Conte, i tifosi interisti inizieranno invece, ebbene sì, a scongiurare l'arrivo di Luciano Spalletti. Che con i suoi atteggiamenti eccentrici e dovuti alla tensione e al nervosismo che gli ha messo addosso Francesco Totti, si è giocato, almeno a livello di luoghi comuni e di umori dei tifosi, un po' di grandi piazze nel Campionato italiano.

Chiunque sarà il prossimo allenatore nerazzurro, dovrà un po' ripartire, oltre che da Icardi e da altre questioni, anche dagli ultimi due casi che sembrano essersi profilati in casa interista. Il primo riguarderebbe Gary Medel, la cui promozione decisa da Stefano Pioli a titolare al centro della difesa fin da Novembre, avrebbe causato all'interno dello spogliatoio qualche forte risentimento nei confronti del tecnico emiliano a lungo andare emerso sempre più in superficie. Quindi Gagliardini: pagato molto, ragazzo serio, partito bene. Però poi, un po' di casi. Prima la risposta critica a Piero Ausilio dopo la sconfitta di Crotone, poi quella presenza variamente commentata dai tifosi allo Stadium per Juventus-Barcellona e ieri la smentita ad un virgolettato sulle fazioni e sui triumviri. Sono momenti che vanno e vengono per un giovane, ma tre casi, grandi o piccoli che siano, anche un po' forzati se vogliamo, in un mese e mezzo restano un po' troppi. Gagliardini deve abbassare la media.


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