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Editoriale

Milan: le ultimissime sull'"incredibile" Ancelotti (ma una strada è già stata presa). Altri due colpi per la Juve! Ecco l'Inter del Mancio: 9 nomi, 2 sogni a un passo e quella cosa da sapere su Icardi. Napoli, quel che non vi hanno detto su Benitez

Nato a Milano il 3/7/1978, laureato in Scienze ambientali presso l'Università dell'Insubria di Como, da ottobre 2008 è Capo Servizio Sport presso il quotidiano "Libero". Opinionista Rai, TeleLombardia e Sportitalia
02.06.2015 07.43 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 158829 volte
© foto di Federico De Luca

Oggi inizia il mercato. Anzi, ieri.
Manifesto del mercato 2015, sessione estiva.
Signori, benvenuti al mercato.
Prima regola del mercato: parlate sempre del mercato, anche in rosticceria. "Mi dà due etti di crocchette in prestito oneroso?", "Ok, per il pollarrosto cosa facciamo, lasciamo scadere il diritto di prelazione?", "Sì", "Bene, fanno 7,95 da pagare in otto anni".
Seconda regola del mercato: dovete parlare sempre del mercato, anche se vi lascia la fidanzata. "Ti lascio, ho una relazione pecoreccia con Gualtiero da oltre due mesi", "Ma è un prestito con diritto di riscatto o c'è l'obbligo? Con voi voglio essere chiaro perché ci siamo sempre trovati bene: senza obbligo di riscatto non se ne fa niente, dillo a Gualtiero", "ma sei scemo? Ti ho detto che ti lascio!", "ah no guarda, senza obbligo mando tutto all'aria. Che non venga a citofonarmi sotto casa tipo Galliani perché tanto non apro".
Terza regola del mercato: se uno la spara grossa e ti fa passare per pisquano, tu sparala più grossa tipo "bomba di Mosca". In caso di contestazione al grido di "cazzo dici? Ronaldo non giocherà mai al Tuttocuoio", sfodera il tuo miglior ghigno satanico e appellati alla fonte: "Ho una fonte accreditata", "quale?", "non posso dirtelo, devo proteggere la fonte. Sappi solo che è accreditata". Il termine "accreditata" solitamente spaventa molto il tuo interlocutore.
Quarta regola del mercato: più la trattativa è prossima alla chiusura meno ti conviene azzardare la puttanata. Tutti quanti bene o male si ricordano di quello che hai detto nelle 72 ore precedenti, il resto finisce in cavalleria. Se così non fosse tutti quelli che trattano il calciomercato sarebbero perculati al grido di "ah cazzaro, avevi detto che...", soprattutto io.
Quinta regola del mercato: se uno ti dice "Piripicchio al 50% resta e al 50% va" significa che non sa una beata minchia. Se ti dice "al 70% resta e all'30% va" significa che non sa una beata minchia. Se ti dice "al 99% resta e all'1% va" significa che non sa una beata minchia ma se la tira come se lo sapesse. Se ti dice "al 100% va" significa che ingenuamente non conosce l'opzione "va al 99,99% periodico", che se poi "non va" tu puoi sempre dire "infatti avevo detto 99,99 periodico, son mica scemo che dico 100". E ti salvi.
Sesta regola del mercato: le precedenti regole valgono per tutti noi comuni mortali tranne che per Alfredo Pedullà, cazzutissimo re del mercato, colui che un giorno di giugno di qualche anno fa entrò in mare a Castiglioncello con telefono in mano, auricolare all'orecchio e iPad nell'altra mano. Io: "Alfredo, probabilmente ti sei distratto ma sei in mare con telefono, auricolare e iPad". Lui: "E se in questi 5 minuti vendono Carletti all'Afragola ce lo perdiamo perché bisogna fare il puccia-puccia in mare? Eh no caro, fallo tu il puccia-puccia, io resto sintonizzato". Solo applausi per Alfredo.
Settima regola del mercato: se arrivi vivo all'ultimo giorno di mercato ricordati di utilizzare la formula del "io sono stato tra i primi a dirlo" servito con sguardo da secchioncello della classe. Non ti esporrà ai severissimi controlli del "l'ho detto per primo! Verificate!", né alle figure da cioccolataio del "anche quest'estate non c'ho capito un cazzo, maledetto quello del Tuttocuoio che mi aveva dato Ronaldo per fatto". Personalmente mi porto avanti per allentare l'incredibile pressione: "Io, Biasin, al 2 giugno posso già affermare che certamente quest'estate non ci capirò un cazzo". Amen.
Sotto con le cose serie.
Se noialtri "operatori" rischiamo molto spesso la figura di palta, peggio son messi quelli che gli affari li devono concludere, soprattutto se sparano alto. Prendiamo Mancini. L'altro giorno il tecnico dell'Inter è stato piuttosto chiaro: "Mi aspetto 8-9 acquisti". Praticamente un'overdose mercatara. La palla passa ad Ausilio, ovvero colui che sarà chiamato a compiere vere e proprie piroette per non finire sul banco degli imputati al grido di "colpa sua che non è capace". Un po' quello che in altra epoca si diceva di Branca, dirigente attualmente desaparecido, spesso giustamente accusato ma anche capace di portare in nerazzurro giocatori tipo - chessò - Icardi. A suo tempo la critica fu feroce: "Tredici milioni per un ragazzino, Branca è un incapace". Due anni dopo vale tre volte tanto. Oppure Kovacic, pagato 14 milioni e ora richiesto da un paio di club inglesi disposti a spenderne 20 nonostante un'annata passata a combinare poco/niente. Onore a te Branca, anche se non rispondi più al telefono da un anno e mezzo: 'ndo stai Marco? Batti un colpo o ti mando a casa Forlan.
Amarcord a parte, la domanda è sempre la stessa: i soldi ci sono o non ci sono? Pare di sì, a sentir l'azionista. Pare di no, a dar retta a quelli che trattano Thohir come se fosse un filibustiere venuto in Italia a combinar porcherie. La verità come spesso accade esclude gli estremi: l'indonesiano non butterà centinaia di milioni per "tentare di vincere", ma di sicuro non ha acquistato la Beneamata per succhiarle il sangue a suon di interessi. Le prossime settimane ci diranno la verità, anche se un paio di idee ce le siamo già fatte. I sogni di Mancini alla Yaya Tourè resteranno insoddisfatti non perché il club non voglia/possa investire i milioni necessari, semmai perché quelli che con un brutto termine definiamo "top player" difficilmente decidono di sposare la causa di club "isolati" dall'Europa. Meglio sarebbe puntare le fiches sui "nuovi Maicon" o sui "nuovi Julio Cesar", quei giocatori dal "prezzo giusto", non ancora affermati e che - forse - un giorno diventeranno fenomeni. Prendete Allan dell'Udinese: a gennaio l'affare era praticamente fatto, si è deciso di rimandare per questioni di bilancio. L'Inter non poteva spendere nell'immediato, Pozzo non se l'è sentita di fare credito. In sei mesi il prezzo del giocatore è lievitato, così come è lievitato quello di Widmer, altro obiettivo. La sensazione è che in ogni caso per entrambi tutt'oggi valga la pena investire: Ausilio lo sa, Mancini pure. Il problema è che lo sa anche la diabolica concorrenza...
Altre certezze: Mancini - Santon a parte - vuol ricostruire completamente le corsie esterne, mentre sarebbe felice di continuare con Handanovic. Il portiere chiede tre milioni di ingaggio, l'Inter si ferma a 2,6. Con buona probabilità alla fine un accordo si troverà, anche perché i dieci milioni di incasso (a star larghi) verrebbero investiti per acquistare un nuovo numero uno con meno esperienza e qualche punto interrogativo in più. Inciampi delle ultime settimane a parte, Samir resta portiere di buon affidamento. Nota a margine: se l'estate scorsa la fascia di capitano fosse stata affidata allo sloveno probabilmente oggi non staremmo parlando del "problema portiere". Ma si sa: col senno di poi è tutto maledettamente più facile.
Ora il Milan. Come ben sapete tra domani e giovedì Ancelotti comunicherà al mondo la sua decisione. Chi scrive è parecchio scettico sulla buona riuscita dell'affare: se non sono bastati cinque tra pranzi e cene per strappare un sì, perché mai Carletto dovrebbe cambiare idea dopo il viaggio in Canada? Per questioni di riconoscenza e nostalgia? "Maddai!" direbbe il dottor Giampiero. In ogni caso il rischio di toppare la previsione c'è e va evitato come la peste bubbonica, pertanto ci concentreremo su un'altra questione: cosa accadrà da domani in casa del Diavolo? Se Ancelotti dirà "sì" lo farà perché ha avuto le cosiddette "garanzie tecniche", ovvero la promessa di un mercato ricco e consistente. Qualcuno ha scritto che Berlusconi sarebbe disposto a mettere sul piatto 120 milioni da utilizzare in parte (buona parte) per tappare il buco di bilancio della prossima stagione. Il resto (più o meno il 50%) verrebbe immesso sul mercato e quindi nelle mani di chi il mercato al Milan lo fa da 30 anni: Galliani. Sessanta milioni possono bastare per "ricostruire"? La risposta tra poche righe, prima l'opzione "Ancelotti dice no".
Ecco, se Ancelotti dovesse dire no si scatenerebbe un discreto - giustificato - finimondo: il Milan (inteso come "i suoi dirigenti") non potrebbero evitare di sentir parlare di "promesse elettorali disattese", soprattutto in assenza di un piano B. Esiste un piano B? C'è chi parla di Montella, chi di Sarri, chi del tandem Brocchi-Lippi, chi di Mihajlovic, chi insiste con Conte in previsione di un improbabile (ma non impossibile) "disastro federale", chi addirittura pensa che Inzaghi abbia ancora una speranza, chi saggiamente preferisce tacere in attesa di comunicazioni ufficiali. Comunicazioni che, a prescindere, dovranno arrivare un nanosecondo dopo l'eventuale "no" di Ancelotti, viceversa il club si troverà in una situazione da "assedio alla Bastiglia" nel quale si è scientemente ficcato.
Veniamo infine al punto: Ancelotti (o la sua alternativa) sarà accontentato? Basteranno x decine di milioni per ripartire? La risposta è "sì", certo che possono bastare, ma solo se in società si renderanno conto che è indispensabile una rivoluzione a livello organizzativo. Galliani ha diritto di prenotare tutti i voli che vuole per trattare le più disparate compravendite, ma non può pretendere di salire su "tutti" gli aerei necessari per rivoltare la rosa dei rossoneri, non sarebbe umano. In tutti i più grandi club d'Europa e del mondo la filiera è più o meno organizzata così: presidente, amministratore delegato, direttore sportivo, osservatori, amici degli osservatori, talent scout. Ognuno di questi prende i suoi aerei e porta avanti le sue trattative; alla fine il responsabile decide per tutti. Al Milan invece va così: l'ad seleziona, tratta, decide, comunica al pubblico e al suo presidente che alla fine dà o non dà l'ok. Questa cosa può funzionare quando hai centinaia di milioni a disposizione e non devi selezionare perché semplicemente prendi "il meglio", se invece ti tocca spulciare, giocoforza hai bisogno di una mano. Galliani negli anni ha dimostrato di essere un fenomeno (il sottoscritto lo definì "Adriano Magno"), per restare tale dovrebbe semplicemente fare mezzo passo indietro (non uno, mezzo), oppure dar retta a John Maxwell che un giorno scrisse "Chi pensa di guidare gli altri e non ha nessuno che lo segue sta solo facendo una passeggiata". Per dire, rinnovare Bonera a 34 anni, con tutto il bene che si può volere a siffatta bandiera rossonera, non sembra per nulla un buon modo per ripartire.
Permettetemi infine di iscrivermi al club "quelli che nelle ultime 36 ore hanno detto una cattiveria su Benitez". Mi rendo conto, il gioco è meschino e soprattutto inutile, ma fa davvero specie vedere come sono andate le cose nella città del Golfo. De Laurentiis ha toppato, ma al limite lo ha fatto per eccesso di arroganza. Pensa di essere infallibile, non lo è. Detto ciò ha fatto e fa tutto per amore del suo club: compra, sbraita, spesso esagera, tratta e ritratta sempre con l'ambizione di puntare al massimo. Sbaglia nei modi, non nelle intenzioni. Benitez invece no, scusatemi ma è imperdonabile. Ha tenuto in piedi una commedia per una stagione intera, ha temporeggiato come sanno fare solo certi strateghi, ha finto di essere indeciso quando invece aspettava solo di trovare un'alternativa ai milioni del Napoli e all'affetto dei napoletani. Quando l'ha trovata (il Real Madrid, mioddio, ma sanno quello che fanno laggiù?) ha semplicemente "sperato" che Hamsik e soci gli regalassero un'uscita da re. Non ci sono riusciti? Peccato, ma in fondo sono fatti loro, non certo suoi che il giorno dopo il 2-4 con la Lazio se n'è andato con la fretta che hanno solo quelli che sanno di essere colpevoli. Il tutto con 7 milioni di euro in più sul conto in banca (a star stretti) e tanta, tantissima irriconoscenza nei confronti di chi si fidava. Così disse qualche giorno fa: "E' sempre difficile lasciare un posto nel quale ti senti coinvolto con la città, con i tifosi...". Ci ha messo il tempo di trangugiare l'ultimo babà.
Il resto son questioni juventine, ma si fa in fretta. Tutti a dire: "Alla Juve non si pensa al mercato, solo alla finale di Champions". E intanto Dybala, Neto, Khedira, Rugani (0 cartellini gialli in 38 partite, 14 per il recordman Juan Jesus: qualcosa vorrà pur dire...) sono certezze, Oscar e Van Persie obiettivi più che "caldi" e Pogba non si muove neanche con le bombe. Non osiamo immaginare cosa accadrà quando al mercato "ci penseranno"... (twitter: @FBiasin)


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