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Milan, padroni nuovi fantasmi vecchi. Pioli si è giocato l’Inter. Chievo, prima di prendere il DS informati bene. Venezia e Foggia: c’è la mano delle società

17.04.2017 00:00 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 34806 volte
© foto di Federico De Luca

Hanno un nome: Lì. Hanno un cognome: Lì. E hanno quasi la stessa faccia. C’è di fatto che esistono e, finalmente, li abbiamo visti e (quasi) toccati. I cinesi del Milan non sono cinesi magnati ma sono cinesi affaristi e sicuramente non è una colpa né un’offesa. Fanno un mestiere diverso ai cinesi dell’Inter ma molto simile a Thohir. Se ci aspettavamo un Berlusconi cinese, allora, non ci siamo ma se il popolo rossonero ha esultato così tanto per il passaggio di proprietà significa che di questo Milan non ne poteva più nessuno. E’ vero che in 31 anni, 29 trofei sono quasi un trofeo di media a stagione ma di ricordi non si vive e le foto di quel Milan sono sempre più in bianco e nero. L’andazzo che stava prendendo la società in questi ultimi anni era preoccupante e se non fosse arrivato Fassone (più che i cinesi) i tifosi non avrebbero sognato più. Lo dico chiaramente a scanso di equivoci. Dei due cinesi del Milan non mi fido molto, come non mi fidavo di Thohir. Sono persone che fanno calcio per business ma questo non significa che sono ladri. Ognuno fa il proprio mestiere. E’ come rinfacciare a Berlusconi di aver reso grande il Milan perché lo usava come mezzo per arrivare in politica. Saranno stati affaracci suoi basta che portava le Coppe in Via Turati. Mi fido però molto degli italiani che ci sono in questo Milan che sicuramente sono, ad oggi, più credibili degli italiani che c’erano la settimana scorsa con la vecchia dirigenza. Nel nuovo organigramma rossonero ci sono figure professionali importanti, avvocati di primo livello e la struttura creata da Fassone è una struttura importante. Complimenti a Fassone. La conferenza che ho seguito in diretta su Sportitalia è stata esemplare. Ha risposto a tutte le domande e ha fatto chiarezza. Non balbettava e sapeva benissimo di cosa parlava. Con onori e rischi del caso. La struttura sportiva voluta da Fassone è importante perché per saper fare calcio bisogna essere bravi a scegliere le persone giuste. Fassone all’Inter non dormiva quando vedeva e sentiva a cena Massimo Mirabelli, da Rende, che diceva a Piero Ausilio prendiamo Perisic. Fu preso. Non dormiva neanche quando Mirabelli disse ad Ausilio di prendere Gabriel Jesus e costava 11 milioni di euro, quando Mirabelli bocciò con relazione scritta Gabigol e quando bloccò Joao Mario quando costava 20 milioni e non 45. All’Inter oggi si punta un calciatore e se è di Kia bene, altrimenti prima deve passare alla scuderia giusta e poi si può trattare. Capite che anche queste dinamiche non vanno bene. Il Milan del presente deve liberarsi dei fantasmi del passato. Per Fassone e Mirabelli sarà il compito più complicato. 31 anni di rapporti non si cancellano neanche con un closing durato 8 mesi. Fassone ora vede molti amici e Mirabelli riceve telefonate da giornalisti che un anno fa non sapevano neanche chi fosse. Vi faccio un esempio: neanche è finito il derby e su internet esce la notizia: “Grande esultanza di Galliani e Maiorino al gol di Zapata”. Tradotto: neanche finita la partita subito hanno chiamato gli amici giornalisti per far trapelare la notizia di gioia e non di sconforto. Il giorno dopo sui giornali: “Galliani in settimana aveva caricato Zapata”. Traduzione: se il Milan ha pareggiato al 97’ è merito di Galliani che in settimana aveva spronato Zapata a fare bene nel derby. Galliani al Corriere della Sera: “Come per l’Armani resterò sempre tifoso del Milan, Forse già domenica tornerò allo stadio. Non guferò mai”. Capiamo che uscire di scena dopo 31 anni è complicato ma crediamo che il nuovo Milan non abbia bisogno dei vecchi fantasmi. Ha bisogno di libertà e una presenza in tribuna di Galliani non sarebbe opportuna. Almeno per ora. Sarà opportuna, forse, tra qualche anno. La professionalità dei vecchi dirigenti del Milan si giudica facilmente. Zero interviste, bisogna scendere dal palco e lasciare le luci ai nuovi dirigenti che con quasi un miliardo di euro si meritano tranquillità nelle operazioni.
Pioli potrebbe essere ai titoli di coda in questa Inter che si è persa sul più bello dopo una lunga rincorsa. L’Inter ha bisogno di ricostruire e non di costruire su fondamenta sulle quali non crede. Pioli, quest’anno, è stato il valore aggiunto ma la fiducia se c’è deve essere intatta se non c’è sarebbe inutile iniziare un nuovo corso con un geometra che non ha la fiducia neanche degli operai. Il problema dell’Inter, tuttavia, non è Pioli. Al massimo capiamo che non sarà un valore aggiunto. L’Inter deve fare pulizia di procuratori e se crede in Ausilio lo deve lasciar lavorare senza mediazioni vere o fasulle di un procuratore che dell’Inter se ne frega nulla e che ha già fatto danni come la grandine a Ferragosto. Kia faccia l’agente, Ausilio faccia il Direttore, Gardini il DG e l’allenatore prenda tutte le decisioni del caso, senza infiltrazioni dirigenziali. L’Inter, quest’anno, ha salvato una stagione indecente. Certo, l’Europa League adesso è alla portata ma a questa squadra e alla tifoseria ha fatto male la remuntada e soprattutto ha fatto male una campagna mediatica che ha fatto credere di poter puntare alla zona Champions. Questo campionato è stato noioso e prevedibile dal 20 agosto. Scudetto alla Juve. Roma e Napoli in zona Champions. Palermo, Pescara e Crotone in B. Il resto fuffa. Qualche bella storia da raccontare come l’Atalanta, qualche progetto uscito male come il Genoa (tanto per cambiare), qualche allenatore che ha dato schiaffi a piazza e dirigenti come Rastelli (ritenuto da qualcuno inadeguato).
Prendete il Chievo Verona. Da quando Nember si è dimesso, si è sgretolato come un muro vecchio. Molte responsabilità sono del Presidente che appena ha interferito in questioni dirigenziali ha seminato il panico. Nember era un valore aggiunto e oggi il Chievo Verona paga la sua assenza, nonostante un ottimo allenatore come Maran. I veri guai, per il Chievo, non sono ancora arrivati. Campedelli sta sondando il nuovo Direttore Sportivo e in pole ci sarebbe Stefano Marchetti del Cittadella. Al Presidente del Chievo vorremmo fare alcune domande. Fatta eccezione di questa stagione dove il Cittadella gioca bene al calcio e ha ottenuto grandi risultati, Campedelli è a conoscenza delle scorse stagioni del Cittadella e delle miracolose salvezze ottenute? Nelle prossime settimane aggiorneremo Campedelli per il bene del Chievo e delle sue aziende perché un imprenditore rinomato non può mettere a repentaglio la sua credibilità per colpa del calcio. Marchetti è attualmente coinvolto in un processo penale, voluto da lui stesso, e dovrà spiegare davanti ad un giudice perché un giornalista (io) lo accusa(va) di partite sospette. Nei treni del gol mai arrivati si leggeva anche il nome del Cittadella (basta andare su google) e sulla famosa partita Reggina-Cittadella aspettiamo ancora di capire come mai Coly chiedeva a Girardi di buttare la palla in curva (la buttò tra le mani del portiere) e soprattutto Campedelli al prossimo colloquio di lavoro dovrebbe chiedere a Marchetti come mai il Cittadella si salvò a maggio per un rigore sbagliato da Girardi (allora alla Reggina) e a giugno, un mese dopo, Marchetti comprò (nel senso di acquistare sul mercato per essere precisi ed evitare illazioni) proprio Girardi? Stimiamo troppo Campedelli e il Chievo per non fare nulla prima che commetta un errore così grossolano. Certi Direttori se nascono in un piccolo club e ci restano a vita ci sarà un motivo? Un giorno Marchetti mi incontrò al calciomercato e mi guardava in cagnesco, aria minacciosa e di sfida. Erano presenti l’allora Direttore Sportivo del Modena Taibi e l’agente Materazzi. Chiesi se aveva problemi, andammo a parlare e voleva chiarimenti. In attesa del Tribunale, due anni dopo ,siamo pronti a chiedere chiarezza su un caso mai risolto. Ci aggiorneremo prossima settimana.
Complimenti a Venezia e Foggia. La prima è andata in B, la seconda aspetta solo il punto dell’aritmetica. Il Venezia ha fatto tutto quello che doveva fare ma non ha fatto il Parma. Perinetti si è ripreso il calcio che conta dopo esser ripartito dalla polvere. Ha avuto, scusate il termine, le palle. Uno che aveva fatto grandi cose, negli ultimi anni, a Siena e Bari è ripartito dai campi in polvere della D veneta. Ha vinto due campionati in due anni. Li ha stracciati. Qualche maligno dirà: vabbè coi soldi che ha speso… Quel maligno non farà parte del mondo del calcio. Vincere non è mai facile. Vedete Parma, Alessandria e Lecce. Non hanno speso meno del Venezia, anzi, eppure si sono incartate. Il Venezia è una bella favola e questa favola porta il nome di Giorgio Perinetti. Stesso discorso a Foggia. Dopo la mancata promozione dello scorso anno, un’altra società sarebbe ancora lì a leccarsi le ferite. Hanno perso De Zerbi e sembrava crollato il mondo. Hanno preso Stroppa, lo hanno difeso quando le cose non andavano bene e stanno per strappare il pass verso la B. Foggia è una grande piazza e la B ha bisogno di grande piazze. Benvenute ad entrambe. Due società che hanno vinto grazie a intuito, capacità e programmazione.


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