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Editoriale

Milan: Ringhio o inferno, ma occhio agli avvoltoi. Inter: attenti a Icardi e ai nostalgici della crisi. Juve: Allegri ha iniziato la terza rivoluzione! Napoli: la "prova" di Sarri

28.11.2017 07:55 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 41768 volte
© foto di Alessio Alaimo

Sono usciti i cachet di quelli del Grande Fratello, li ha pubblicati “Gente”. Quelli del Grande Fratello guadagnano bene e i soldi se li meritano fino all’ultimo centesimo: l’auto-sputtanamento non è cosa di tutti, provateci voi a rischiare costantemente di mostrare il bombardone in mondovisione.
Quelli del Grande Fratello guadagnano chi 250 mila euro (Malgioglio), chi 200 mila (Serena Grandi e Simona Izzo) e via andare fino ai 10 mila (ma a puntata) di Bossari.
Bossari è un cucciolone tenerone, gli danno meno soldi di tutti perché è buono e i buoni, si sa, guadagnano meno dei cattivi. In ogni caso deve avere un filo di cattiveria anche lui, perché 10 mila pepite a settimana per stare in pigiama a grattarsi la piva non sono pochi. Secondo questo sciocco assunto, Montella - che però non vegeta al Grande Fratello - è probabilmente cattivissimo: guadagna 3 milioni di euro all’anno fino al 2019 per non fare niente. O meglio: fino a ieri allenava il Milan, ma oggi non più. Per la proprietà transitiva Bossari da oggi guadagna i soldi con maggiori meriti di Montella, perché almeno si gratta la piva in mondovisione, mentre Montella non fa niente. Pensate un po’ come siamo messi.

Montella non è al Grande Fratello, ma anche lui è finito nel turbine del massacro mediatico. Lo hanno fatto fuori con la formula del “ringraziamo l’allenatore bla bla bla” e ha salutato a sua volta con la formula del “ringrazio tutti… peccato… doveva e poteva andare meglio… auguro ogni fortuna al Milan”.. Malgioglio di recente ha pubblicato il singolo “Mi sono innamorato, ma di tuo marito” che non farà la storia della musica, ma almeno ha un testo più originale di “ringrazio tutti… auguro ogni fortuna… eccetera eccetera”.
Le formule per dirsi addio sono stucchevoli e assai false. Nessuno augura veramente “ogni fortuna” al suo successore e, anzi, spera sempre che faccia peggio di lui così che al momento opportuno possa dire “ora che è passato del tempo posso dirvi la verità!”. Insomma, siamo tutti figli della stessa Mamma-avvelenata (tutti tranne Bossari, che è cucciolone e tenerone). Prendete Bacca: il tweet contro Montella era chiaramente salvato nelle bozze da tre mesi (“Dio tarda, ma non dimentica mai!”). Alcuni beninformati dicono che in caso di non-esonero di Montella lo avrebbe utilizzato ugualmente all’uscita dalla Casa del contestato Ignazio Moser. Pare infatti che Bacca non abbia digerito la tresca tra Moser e la Rodriguez. Ma non divaghiamo.
Il Milan, quindi, punta su Gattuso. Per molti si tratta di scelta disperata e sciaguratissima. Che Ringhio disponga di un curriculum quantomeno stravagante è cosa nota, così come è superfluo blaterare frasi da latte alle ginocchia tipo “che vergogna esonerare un tecnico prima di Natale, non è da Milan!”. È vero, verissimo, non si fa, a meno che la situazione non sia insostenibile. Montella non aveva contro lo spogliatoio, probabilmente neppure la dirigenza, Montella non aveva contro nessuno e, infatti (almeno in apparenza), pareva bel sereno. Il problema è proprio quello: l’insostenibile sensazione di placida tranquillità abbinata a ripetuti “stiamo migliorando”. Non era così, il Milan non stava migliorando, stava agonizzando. Ora tocca a Gattuso che, certo, non vincerà mai il “Premio Sacchi” per la tattica e neppure lo pretende, ma quantomeno ha tre cose dalla sua: 1) è il più milanista tra gli attuali tesserati-Milan. 2) Eviterà di sorridere dopo una sconfitta. 3) Può permettersi di prendere decisioni scomode senza avere paura di “sporcare il curriculum” perché è già ben unto di situazioni anche più complicate di questa.
Postilla. Detto che, sì, è evidente che la nuova dirigenza rossonera la scorsa estate ha commesso più di un errore “di valutazione”, si è fatta prendere la mano, ha esagerato nei proclami e nell’eccesso di fiducia, dette tutte queste cose è piuttosto stucchevole osservare i rigurgiti di orgoglio di chi, nel momento della rogna e dei cattivi risultati, veicola il messaggio “si stava meglio quando si stava peggio!”. Costoro somigliano più a famelici avvoltoi che a cani da soccorso e, soprattutto, dicono una bugia: non si stava meglio, “si stava” e basta. Che forse è pure peggio.

Ma non perdiamo tempo e evitiamo di andar lunghi, ché le sbrodolate stufano chi scrive, figuriamoci chi legge. Non esistono concetti fondamentali, al limite pensierini. Uno è dedicato al tizio che una volta fermò Ronaldo (Cristiano, non quello forte per davvero). Lo chiamavano “Bambino”. Sembrava un predestinato. Lo diceva persino Mou, mica Orrico. Poi scomparve. Finì in un turbine di leggende metropolitane (“Frequenta brutti giri!”) e curiosi casi di visite mediche non superate. È rimasto nell’Inter di Spalletti, aveva le stigmate della zavorra, del giocatore inutile. E fino a 10 giorni fa era così per davvero. Poi ha giocato con Atalanta e Cagliari. Due partite da 6 in pagella, ché Roberto Carlos è un’altra cosa. Ma nell’anno dei 36 punti su 42 tutto pare possibile: anche vedere i Bambini diventare Grandi.
E, quindi, bentornato Santon, e bentornati anche gli innamorati dell’iperbole, quelli che sbavavano a luglio per una squadra “da quinto posto” e ora pretendono una “cavalcata da scudetto”, quelli che non pensano al presente, a Spalletti che dice “mi fido dei miei” e chiedono che “Tizio prenda il posto di Caio e Caio di Sempronio. Ma subito! A gennaio!”. Sono gli incontentabili, avvelenati per natura, gli stessi che disprezzavano Icardi “capitano inadatto e giocatore da scambiare con altri attaccanti assai più validi” e ora si incazzano perché “la clausola da 110 milioni è vergognosa!”. Sono arrabbiatissimi, ipercritici, si cibano di pessimismo e quasi lo bramano, che non si dica che i loro concetti sono errati! Spunteranno alle prime, inevitabili difficoltà e lì Spalletti dovrà dimostrare di essere il fenomeno che è, quando dovrà tamponare gli assalti dei critici di professione e quelli dei critici per natura. Se osservate bene abbondano anche dopo 36 punti su 42 (“contro il Chievo chi gioca? Eh? Rosa inadatta!”). Che Prisco li perdoni.

Chiudiamo baracca con Napoli-Juve, una partita talmente importante da far anticipare il "rilascio" di Gomorra da parte di Sky. Cioè, prima potete vedere Ciro e Genny che fanno una qualche mattanza e poi vi concentrate su chi il sangue deve “buttarlo” al San Paolo. Da una parte gli azzurri di Sarri, più belli che mai e vincenti praticamente sempre, anche quando le cose non girano. Al di là delle balle su "gli scudetti si vincono in provincia", la verità è che l'anno passato ci ha insegnato che il "titulo" passa dagli scontri diretti: Inisgne e soci lo sanno bene, la partita non è decisiva per la classifica ma lo è clamorosamente per il messaggio da consegnare ai naviganti.
Dall’altra parte ecco a voi l’ennesima Juve di Allegri, senza Higuain ma con un nuovo modulo. Un classico di Max: la rivoluzione tattica (quest'anno in anticipo) necessaria per dare stimoli e trovare soluzioni vincenti. Dovesse farcela anche questa volta, fategli un monumento.

Chiusura lampo con la consueta rubrica “le notizie più cliccate sui siti sportivi che non lo direste mai”.
Questa la top 3 della settimana:
1) Vuole un selfie con l'elefante, ma il pachiderma lo uccide
2) Pellè, stagione finita in Cina: ora beve mojito in Messico
3) Nutrirsi d’aria: Lady Beckham top a 43 anni. Ma la dieta è... da fame

Approfondiamo con un certo interesse la notizia numero 2. Clicchiamo.

"Vicky Varga e Graziano Pellè se la godono. I due, complice lo stop al campionato cinese, sono in vacanza in Messico (dopo una tappa a Beverly Hills), tra spiagge bellissime a auto di lusso".

Bene.

Ps. Il Benevento ha perso la 14esima partita di fila. A Bergamo c'erano circa 300 tifosi dei campani. Di lunedì sera.
Fategli un monumento. Enorme.

(Twitter: @FBiasin).


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