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Milan, Seedorf ha già perso. Napoli, De Laurentiis non merita insulti. Bravo Conte, striglia la Juve. Totò il grande non lascerà

Nato ad Avellino il 30 Settembre 1983. Vive e lavora a Milano dal 2005. Ha diretto la Redazione di Sportitalia fino allo scorso novembre. Ha curato e condotto i Gran Galà del Calcio Aic 2011 e 2012. Mail: mcriscitiello@micri.it Twitter: MCriscitiell
10.02.2014 00:00 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 45935 volte
Milan, Seedorf ha già perso. Napoli, De Laurentiis non merita insulti. Bravo Conte, striglia la Juve. Totò il grande non lascerà

Non abbiamo mai avuto grande stima di Massimiliano Allegri, quale allenatore del Milan. Al primo anno ha vinto perché aveva i campioni e con umiltà si affidò a loro. Al secondo anno ebbe la presunzione di credere che fosse più fenomeno lui di Ibrahimovic, salvo poi beccarsi una legnata sui denti da Conte, ma almeno portò a casa la qualificazione alla Champions League. La scorsa stagione, con una squadra che avrebbe fatto solo le partitelle del giovedì con il Milan di Sacchi e Capello, conquistò il terzo posto. Quest'anno, ad inizio anno, a Milanello si parlava di scudetto. Non i giornalisti ma i capi. Da Berlusconi fino ai calciatori più rappresentativi dello spogliatoio. Bene, Allegri non era un fenomeno ma con una squadra da zona rossa almeno avrebbe potuto fare il suo lavoro. Hanno cambiato per prendere un allenatore senza patentino, chiamato di corsa dall'altra parte del mondo e invitato a salvare l'amata Patria. Seedorf, però, ha avuto un solo merito che lo ha portato ad essere su quella panchina: aver riportato ad Arcore, per anni, tutti i fatti dello spogliatoio rossonero. Se Gattuso litigava con Ibra (mai successo), Berlusconi lo sapeva 5 minuti dopo il litigio. Se Allegri mandava Pato a fare tre giri di Milanello, il Cavaliere riceveva il report sul suo cellulare come una redazione riceve l'Ansa. Bene, oggi cosa riporta l'olandese ad Arcore? Spiega a Berlusconi che non sa cosa fare di una squadra allestita male e gestita peggio? Galliani è andato fino in Brasile pur di convincere Clarence ad accettare l'incarico. Ci verrebbe da dire: beato Pippo che ti hanno "fregato" la panchina del Milan e ti hanno lasciato quella della Primavera. Seedorf è il nuovo Stramaccioni. Chi non merita il posto che occupa presto tornerà nell'anonimato della propria mediocrità. Il problema è un altro: il Milan, fin quando ci sono stati i soldi del Cavaliere, ha comandato in Italia, in Europa e nel mondo. Appena finita la materia prima, i responsabili del mercato rossonero non sono stati in grado di acquistare calciatori giovani ma di valore col risultato di avere una squadra inadeguata. Braida ha pagato con il posto di lavoro, Galliani è allo scontro con Barbara e non si sa come andrà a finire.
A Napoli, invece, c'è qualcosa che non ci torna. La squadra ha bruciato le tappe dal fallimento alla Champions League. Lo scorso anno ha lottato per lo scudetto, ha capovolto le gerarchie del calcio e ha mostrato una mentalità internazionale. Eppure al San Paolo contestano Aurelio De Laurentiis. Quando ho visto uno striscione contro Aurelio, prima della gara con il Milan, credevo avesse bevuto prima della diretta il regista di Sky. Invece era stato fin troppo bravo a pescare quelle due righe contro De Laurentiis. I punti sono due: più fai del bene e più ricevi del male e il secondo punto è l'incompetenza dei tifosi. Come già scritto più volte, non crediamo che Benitez possa essere l'uomo giusto per la consacrazione definitiva per il Napoli; ma, da qui a contestare De Laurentiis, ce ne passa. Ci chiediamo se sotto c'è dell'altro. Chiariamo un altro punto: neanche De Laurentiis c'è molto simpatico ma l'obiettività deve essere la base per un giudizio limpido e sereno. Il Napoli sta facendo i miracoli, certo potrebbe fare di più, ma avrebbe potuto anche fare molto di meno. Chi contesta De Laurentiis per le cessioni di Lavezzi e Cavani sbaglia. Quando un calciatore decide di voler andare via deve essere accontentato, altrimenti perdi due volte: sul valore economico e quello tecnico. Sarebbe stato da criticare se avesse sostituito Cavani con Bianchi ma - siccome è arrivato Higuain - non si può imputare nulla al Presidente.
Ho seguito, con attenzione, sia Verona-Juventus che le dichiarazioni di Antonio Conte a fine partita. Fumava di rabbia. Se avesse potuto si sarebbe mangiato la D'Amico e Varriale. Rispondeva ai colleghi per educazione ma, nella sua testa, aspettava solo di rivedere la squadra a Vinovo alla ripresa degli allenamenti. Immaginiamo un Conte pronto a spaccare la cartellina e la lavagnetta. Queste rimonte, una squadra leader in Italia, non le può subire né a Firenze né a Verona. Se pareggi o perdi per errori tecnici o tattici si farebbero altre valutazioni ma se perdi punti perché credi già di aver vinto, allora, siamo tutti con Conte. Se li deve mangiare, con le parole e a morsi. Non è un problema di vittoria dello scudetto (quello è già vinto da mesi per manifesta inferiorità delle altre) ma di una crescita mentale di un gruppo forte ma a volte ingenuo. Se non vuoi ripetere i pomeriggi di Istanbul devi svegliarti anche nella casa di Giulietta e Romeo o nella patria di Dante. Conte è il vero, unico, top player della Juventus. Gli altri sono bravi attori che senza un regista così farebbero poco in qualsiasi teatro.
In chiusura un plauso all'amico Totò (Di Natale n.d.r.). Lo davano per bollito, lui poi - da buon uomo del Sud - se l'è presa e ha detto che a fine anno avrebbe salutato tutto e tutti. Ma falla finita, Totò. Segna, si esalta e si diverte. In 7 giorni ha riportato l'Udinese in zone più tranquille e a giocarsi a testa alta la semifinale di ritorno con la Fiorentina. Di Natale a casa ha una scheda con tutte le partite dell'Udinese e mette i pallini dove la squadra può fare 1 o 3 punti. Vive per la sua carriera e la sua famiglia. Quando esce dal campo sostiene i compagni dalla panchina e, alla sua ombra, ha fatto crescere gente come Sanchez, Isla e Asamoah. Oggi ci riprova con Muriel e Scuffet. Vive per il calcio, non ci tradirà. Dopo aver segnato su rigore contro la Lazio, la moglie Ilenia pianse in tribuna. Avrà sopportato a casa quel "pazzo" che senza gol diventava pesante nella quotidianità. La serie A ha bisogno di Di Natale, Guidolin e l'Udinese anche. Ha un contratto bello lungo e fin quando si divertirà lui, ci divertiremo anche noi.


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