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Editoriale

Milan: soldi veri, soldi precisi. Come Verratti? Gigio e Lorenzo pensateci. Mercato: la Premier va capita, non scopiazzata

09.09.2017 07:10 di Mauro Suma   articolo letto 17850 volte

Le cifre vanno e vengono. Una volta che entra in scena il campo, lasciano il tempo che trovano. Ma intanto "passano". Esattamente come due anni fa, estate 2015, insistevamo sul fatto che il calciomercato del Milan fosse stato di 80 milioni e non di 100, allo stesso modo, senza virgole in più e senza virgole in meno, ricordiamo che il mercato estivo del Milan è stato di 160 milioni al netto di entrate e uscite, non di 250. Tanti soldi, investimenti importanti. Ma non esiste da nessuna parte una proporzione diretta fra mercato e piazzamento finale, a maggior ragione se ci si mettesse a straparlare di Scudetto. Una estate fa, le due di Manchester hanno speso oltre 300 milioni di euro cadauna e non hanno mai, ma proprio mai, nemmeno per una giornata, lottato per il titolo inglese. La manovrina di prepararsi il terreno parlando di fallimento nel caso, poniamolo, in cui il Milan arrivasse quarto, è tanto elementare quanto spuntata. L'obiettivo dichiarato del Milan di questa stagione è qualificarsi per la Champions League, dopo una stagione di Europa League per tornare a respirare il clima delle coppe europee. Secondo obiettivo centrato, per il primo vedremo. Cosa dire dopo per non darla vinta, come venirne fuori, come galleggiare: spiacenti, ma non è un dibattito sul Milan. E' una umanamente comprensibile vicenda personale. Che non deve riguardare i tifosi del Milan e dalla quale i tifosi del Milan non devono in alcun modo farsi contaminare. Un esempio? Proprio in questi spazi, negli anni più duri, brutti e difficili della storia recente del Milan, dall'estate 2013 all'estate 2016, è andato in scena un duello rusticano vero. Con bozzi, ferite, ammaccature. Sangue vero, visioni dure, schieramenti tosti. Quelli di oggi non sono nulla, sono piccoli, infantili capitomboli in un bicchier d'acqua. Anche i tifosi rossoneri ne convengano e dedichino tempo solo alla casa comune: il Milan e la sua stagione, il Milan e il suo rilancio, il Milan e le sue prospettive. Senza perdere tempo con nient'altro.

Donnarumma e Insigne, sono e saranno i top player della Nazionale. Sono un patrimonio di tutti, che deve essere il più possibile condiviso. Per non trasformare anche loro in un Verratti, il calcio italiano deve drizzare le antenne. Che cosa intendiamo per Verratti, con tutto il rispetto per una delle tante bellissime creature di Zeman? Un giocatore di grandi doti e di grandi colpi, ma così abituato ad essere pubblicizzato, mediaticizzato e copertinato che si sta dimenticando di migliorare. E' un grande talento Verratti, ma non ancora un grandissimo giocatore. Su di lui fanno notizia i titoli del suo passaggio al PSG, i milioni del suo ingaggio, le decine e decine di milioni di cui si favoleggia a intervalli regolari su un suo possibile trasferimento. Poi però sul campo c'è ordine, ci sono i tocchi, ma non le magie, non la consacrazione, non l'esplosione totale che tutto il battage dovrebbe comportare. Gigio, alla vera personalità del quale, alla cui famiglia, Mino Raiola vuole continuare a sovrapporsi e a imporsi (le sue critiche recenti non sono al Milan, ma a papà Alfonso e a Gigio per essere rimasti), ma non solo lui, anche Lorenzo Insigne, devono invece continuare a vivere il calcio. A respirarlo. E, un sospiro dopo l'altro, a migliorarsi. Se entrano nella nube dorata dei milioni, delle squadre di plastica e degli ingaggi con tanti zeri ma senz'anima, è come se andassero nei Cosmos di una volta a inizio carriera. Belli, ricchi, ma fuori dal campo e dalla lotta quasi senza accorgersene.

Abbiamo copiato la Premier League per le due partite del 23 e del 30 Dicembre. Copieremo la Premier per la conclusione del mercato prima dell'inizio delle gare ufficiali di Campionato. Cose importanti, significative, ma non decisive. Sull'unica cosa nella quale è fondamentale essere come la Premier, stiamo invece facendo gli gnorri. La Premier League, al momento della compilazione dei calendari, sa esattamente a chie giorno e a che ora si giocano tutte (tutte!) le partite del proprio torneo, dalla prima all'ultima giornata. Ecco cosa conta davvero. Una programmazione ragionata e competitiva significa ricavi economici in più, nuove risorse. Sapere a che ora e in che giorno si gioca, significa consentire a tutte le tv del mondo, soprattutto le asiatiche, di metterti in palinsesto. A tutto vantaggio dei tuoi sponsor. E anche e soprattutto al tifoso per organizzarsi per tempo tutte le trasferte che ritiene opportuno seguire. A tutto vantaggio del botteghino e dell'entusiasmo dentro lo stadio durante la partita. Non dobbiamo inseguire la Premier sui titoli di giornale del giorno prima.  Dobbiamo imparare a pensare da Premier, se davvero vogliamo prima imitarla e poi appaiarla. 


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