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Editoriale

Milan, turnover infinito. Come l'armata Brancaleone...

Nato a Sassocorvaro il 31 maggio 1939, allievo di Gianni Brera, Severo Boschi, Aldo Bardelli ed Enzo Biagi. Collabora con la Rai come opinionista/editorialista sportivo.
09.03.2014 00.00 di Italo Cucci   articolo letto 18827 volte
© foto di Federico De Luca

Milan ha fatto turnover? Il Milan è un turnover infinito. Togli tre-quattro giocatori (Montolivo, Kakà, De Sciglio, Balotelli, Robinho) il resto è una lunga panchina di pedatori intercambiabili che non garantiscono un futuro decoroso. Clarence Seedorf ci mette cuore e cervello in abbondanza ma è solo un sognatore convinto di essere un Barnard capace di trapiantarli in una truppa somigliante a un'armata Brancaleone. A Udine è stata registrata - come già in Coppa Italia - non solo la decima sconfitta stagionale ma una forte (e sportivissima) lezione d'umiltà da parte di una squadra che ogni tanto s'addormenta, s'ammorbidisce, si sente priva di obiettivi e ha bisogno della rude sveglia del patron Pozzo per esibire tutte le qualità di cui è ricca; che poi abbia un Di Natale favoloso quanto modesto e attaccato all'Udinese come alla famiglia, alla città, è un ulteriore segno di umiltà. "Io resto qui per la mia famiglia e per questa città"- dice Totò, che se non fosse per quell'accento similnapoletano lo prenderesti per un furlan di razza, tutto lavoro e fogolar. Il Milan di Seedorf, al contrario, si comporta come certi nobili decaduti senza saperlo, portati alla ricerca della vittoria come se gli fosse dovuta, capaci di esibire giocate pretenziose ma velleitarie che alla fine si traducono in mortificanti sconfitte. E' il Milan che - forse in odio al proletario Allegri - riceve plausi esagerati e spesso immotivati per aver fatto un bel primo tempo con la Juve e una mezz'ora brillante con l'Udinese. Dopo, finiti in niente le acrobazie di Pazzini e gli slanci offensivi di De Sciglio, resta sul campo una squadra spaventata e con le batterie scariche che disperata chiama Balotelli a metterci una pezza, ma Mario sta scaricandosi anche lui, forse è addirittura pronto per cambiar aria e casacca, e alla fine me lo auguro nella speranza che qualcuno - in Italia o all'estero - lo tenga in forma per la Nazionale. Fosse stato scelto dalla Juve oggi sarebbe - come i bad boys Vidal, Pogba e Tevez - un "soldatino" (cfr Cassano) da scudetto. Ora tocca all'Atletico Madrid sottoporre ad esame Balotelli e la sua squadra; la missione di Champions non è impossibile: fossi in Seedorf chiederei ai rossoneri solo di vincere, chissenefrega come. L'umiltà fa spesso forti anche i deboli.
P.S. - Evito accuratamente, per una questione di buongusto, di commentare l'errore del sito del Milan, là dove si è letto che sulla panchina del MIlan, a Udine, sedeva Pippo Inzaghi.


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