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Editoriale

Montella: Maiorino sa tutto. I 720 milioni di Sino, i 270 di Suning. Inter e Milan: Napoli e Roma col fiato corto. Balo e Darmian novità di mercato

25.03.2017 00:00 di Mauro Suma   articolo letto 22319 volte

"Vediamo". In Casa Milan da diversi mesi a questa parte non è una espressione come le altre. Non è un intercalare o un modo per prendere tempo. E' una vera e propria parola d'ordine, un approccio costante nel tempo, l'unico modo per attendere una soluzione definitiva alla cessione del Club che è all'ordine del giorno ormai da un paio d'anni. Vediamo è vediamo. Vediamo vale per tutti, per le persone e i loro ruoli, per i problemi e per le loro soluzioni, per i progetti aziendali, per le prospettive, per tutto. Quando Rocco Maiorino, il direttore sportivo rossonero che ha avuto ragione lui contro tutti e contro tutto sia su Suso che su Deulofeu, risponde "vediamo" ad una domanda su Vincenzo Montella, lo fa per rispetto. Perchè non sa quale sarà, in un senso o nell'altro, l'epilogo della trattativa Fininvest-SES nelle prossime settimane, perchè non sa se a questa domanda, nel momento più opportuno, toccherà a lui rispondere oppure ad un altra figura professionale in sua vece. Ma sia ben chiaro, per tutti e indistintamente, un punto. La risposta, l'unica possibile, che ha nel cuore e nella testa, anche se non può prendere impegni verbali per evidenti motivi, Maiorino sul futuro dell'allenatore del Milan è una e solo una: "Sì". "Ma certo". "Mancherebbe altro, è il minimo". Rocco Maiorino ha trascorso al fianco di Montella ogni minuto e ogni giornata di questa stagione. E non lo ha fatto da "direttore", come convenzionalmente lo chiama lo stesso tecnico rossonero. Lo ha fatto da uomo di fiducia di Adriano Galliani, ma ha declinato la sua presenza a bordocampo all'insegna della sintonia tecnica e dell'empatia umana e psicologica con tutto lo Staff, nulla insomma di calato dall'alto. Nessuno come lui sa quanto sia stato raffinato e qualitativo Vincenzo Montella nella costruzione dello spirito di questo gruppo e della forgia di questa squadra. L'unico titolo assegnato fino ad oggi in stagione ad una squadra italiana e 39 punti nel girone d'andata in Campionato non sono arrivati per caso e il merito numero uno è da ascrivere a Vincenzo Montella. Con il contributo e il sostegno di tutte le altre componenti del Club, sportive e non sportive, perchè il dialogo che ha saputo instaurare l'ex bomber campano è stato a 360 gradi. Queste cose Maiorino non solo le sa, ma le ha viste nascere e ha dato una mano a costruirle, non c'è bisogno che qualcuno si svegli tardi al mattino per ricordargliele.

Suning sta facendo bene, sta imparando con fierezza e credibilità il mestiere dell'editore, del proprietario di una grande squadra di calcio. Non ha solo risorse Suning e lo scriviamo in un mondo che sembra apprezzare solo chi "cia i soldi" fino a non dare più importanza ai soldi stessi visto che ne ha così tanti... No, Suning nel portamento va oltre i soldi, sta mostrando toni appropriati e rispettosi nei confronti degli avversari, dimostra determinazione e sobrietà nel modo di muoversi, nella gestione quotidiana dell'Inter e nelle linee di prospettiva sul mercato. Quanto stiamo per sostenere non va quindi minimamente inteso a detrimento del colosso cinese. Ma nell'ottica invece del rispetto a chi viene deriso in maniera così grossolana e semplicistica da diventura udite udite noiosa e stucchevole. E qui il riferimento passa a Sino Europe Sports. Il fondo cinese, la cordata cinese, sta affrontando tempi biblici e si ritrova al centro di situazioni controverse e contradditorie circa il rispetto delle scadenze, per il semplice motivo che, mai, nella storia del Calcio italiano, una trattativa di cessione di società sportiva Italia su estero è mai esistita sulle basi di somme così ingenti. Lo spirito di patate con cui vengono trattati e considerati i 250 milioni versati a Fininvest e gli altri 50 fino a ieri sui blocchi di partenza, non tiene conto del fatto che mai così tanto cash era stato versato in Italia nel tentativo di acquisto di un Club calcistico nostrano. Suning, ad esempio, il 28 Giugno 2016, ha acquistato l'Inter da Thohir versando 142 milioni di euro, ovvero 4,2 milioni per innalzare il capitale sociale e 137,8 milioni per pagare il sovrapprezzo dell'aumento di capitale. Si tratta di 142 milioni rimasti nell'Inter, mentre a Massimo Moratti e a Erick Thohir sono andati 128 milioni per l'acquisto dei rispettivi pacchetti azionari. Per un totale di 270 milioni. Quindi, ricapitoliamo: il Milan costa a Sino Europe 520 milioni, l'Inter a Suning 128. Per il Milan, Sino Europe dovrà immettere nel Club 300 milioni in 3 anni, mentre Suning ha versato 142 milioni. Non solo: l'indebitamento finanziario del Milan è di 240 milioni, quello dell'Inter era all'epoca di giugno 2016 di 600 milioni di euro (fonte Il Sole 24 Ore). Almeno le cifre, i numeri, i soldi, la "fresca" tanto per farci capire proprio da tutti, riescono a spiegare che si tratta di due operazioni ben diverse e che in particolare l'operazione Milan e ben diversa da quella dell'Inter? E che quindi le difficoltà aumentano all'ennesima potenza? Domande che poniamo con forza anche se, lo sappiamo senza vittimismi e senza piangerci addosso, la risposta sarà di continuare a cercare citofoni cinesi oppure di negare giorno dopo giorno l'esistenza financo della Grande Muraglia.

In realtà oggi Inter e Milan hanno altri obiettivi. Soprattutto l'Inter che ha già una grande proprietà con grandi progetti, ma anche il Milan che ha, dopo diversi anni di problemi e di progetti poco fruttiferi, una buona base sana. solida, giovane e italiana, su cui continuare a seminare e a costruire quando sarà terminata la fase di stallo che in questo momento impedisce i rinnovi e figurarsi gli acquisti (Musacchio?!?). Inter e Milan devono ripromettersi, e lo possono fare, anche perchè ad oggi, lo dice anche la classifica la distanza fra le due non è siderale, di non vivere più nella scia di Roma e Napoli. La Roma rischia di perdere i suoi big, Manolas e Nainggolan in primis, e appare abbastanza strenuamente legata allo Stadio, ma il suo progetto sportivo non sembra convincere soprattutto lo stesso Spalletti. Lo stesso dicasi per il Napoli che perderà Mertens e probabilmente anche Ghoulam. Per rimanere fra le prime tre, Insigne potrebbe non bastare. Le due milanesi, nella stagione che riporterà quattro squadre italiane in Champions League, devono tornare a testa alta nell'Europa che conta.

Narrano i pissi pissi bau bau che Mino Raiola non stia facendo propriamente i salti di gioia, rispetto ai suoi propositi di rilancio in grande stile del giocatore, davanti alla stagione appena sufficiente fatta fino ad oggi a Nizza da parte di Mario Balotelli. Dopo aver fatto due estati fa i salti mortali per portarlo in prestito al Milan e una estate fa per far si che il Liverpool lo regalasse al Nizza, Super Mino si aspettava qualcosa di più. E invece a Nizza hanno conosciuto un attaccante dignitosamente prolifico (12 gol in 22 partite ufficiali, con l'aiuto di qualche rigore), ma ancora con qualche eccesso caratteriale in campo e non sempre al massimo della forma per guai fisici e acciacchi. Tanto è vero che la Nazionale e il Ct Ventura non si sono più posti grossi problemi nei suoi confronti e sostanzialmente non si sono fatti più vivi. Ecco perchè Mino Raiola sembra sia entrato nell'ottica del Nord America. Sembra che i suoi emissari stiamo cercando qualche ricca proposta dal Canada o dalla MLS in genere per anticipare i tempi dell'esilio dorato che conoscono bene i vari Kakà e Beckham, Pirlo e Lampard.

Chi invece non pensa a Toronto o a New York è Matteo Darmian, giocatore della Nazionale italiana di calcio. Forte di un contratto con il Manchester United fino al 30 Giugno 2019, l'ex gioiellino della Primavera rossonera non ha problemi immediati. Il ragazzo, però, serio e temperato come solo lui sa essere, aveva sperato di tornare a giocare in Italia già durante lo scorso mercato estivo. Ma a Giugno 2017, vorrebbe provarci con molta più decisione, tornando ebbene sì, a Milano. Milan o Inter Darmian è stato un prodotto di punta del Settore Giovanile del Milan fino al 2009, da difensore centrale sembrava poter essere il nuovo Filippo Galli. Poi ha lasciato il Milan, dopo un rigore sbagliato nei playoff Scudetto Primavera sul campo del Genoa. Ha saputo reggere la traversata nel deserto in anni faticosi a Padova e a Palermo nel tentativo di riproporsi come esterno destro, fino ad esplodere meritatamente poi nel Torino e in Nazionale. Darmian sarebbe il profilo giusto, giovane e italiano, per mettere nuovamente radici nel Milan. Ma qualche contatto, nelle scorse finestre di mercato, Matteo l'ha avuto anche con l'Inter. Se lo United saprà essere ragionevole, un Darmian rossonero o nerazzurro potrà arricchire nel giro di qualche mese la Serie A 2017-2018.


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