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La Giovane Italia
Editoriale

Napoli con 107 punti, la Juve di un anno fa fuori dalla Champions: è davvero la Serie A che vogliamo? La Lega si dia una mossa. Nuovo Mondiale per Club, complimenti Boban: tre problemi risolti in un colpo solo

Nato a Napoli il 10/03/88, laureato in Filosofia e Comunicazione presso l'Università Orientale di Napoli. Lavora per Tuttomercatoweb.com dal 2008, è il vice direttore dal 2012
05.11.2017 09:14 di Raimondo De Magistris  Twitter:    articolo letto 56767 volte
© foto di TUTTOmercatoWEB.com

Trentuno punti di differenza tra la prima e l'ultima della classe dopo undici giornate. C'è chi, dopo aver conquistato dieci vittorie e un pareggio, ha ben tre squadre a distanza di una vittoria o anche meno. E ben 7 squadre con una media inferiore al punto a partita, che in molti casi è più che sufficiente per portare a casa la salvezza.
E' davvero questa la Serie A che vogliamo? Più che nelle passate stagioni, quest'anno la Serie A ci racconta di un campionato diviso in tre fasce che poco o nulla hanno da spartirsi. Le prime vincono sempre e comunque, e in nove casi su dieci perdono punti solo negli scontri diretti. Poi c'è la fascia di mezzo, il limbo in cui vivacchiano color che son sospesi. Cinque-sei squadre che non hanno più obiettivi di classifica. O meglio, non li hanno mai avuti. E poi chi viaggia con una media inferiore al punto a partita e lotta per non retrocedere, consapevole del fatto che ormai basta una vittoria ogni quattro partite per esser certi di restare in Serie A.
La spaccatura è netta, evidente. E porterebbe a delle situazioni paradossali se il dato che emerge dalle prime undici giornate fosse quello finale: Napoli primo con 107 punti, Inter seconda con 100 e due squadre poco sotto la tripla cifra.
Tutti in alto viaggiano a un ritmo folle. La Juve che in questo momento è terza insieme alla Lazio ha un punto in più della Juventus che nella passata stagione, allo stesso punto del campionato, era saldamente al primo posto con quattro punti in più della Roma seconda. Quella squadra sarebbe al momento fuori dalla Champions: un'assurdità.

Bisogna trovare una soluzione al più presto. Su queste colonne lo abbiamo ripetuto più volte, ma è sempre meglio dirlo una volta di più. La tanto attesa riduzione delle squadre annunciata da Carlo Tavecchio in sede di campagna elettorale sembra riforma sempre più lontana. Il motivo è chiaro a tutti ormai da tempo: in Lega ci sono più pesci piccoli che pesci grandi, ma tutti valgono un voto. E questo blocca ogni tentativo di rinnovamento.
Sedici squadre sarebbe il numero perfetto, 18 sarebbe un bel passo avanti. Invece noi restiamo ancorati alle 20, anche se tra le due rappresentanti campane dopo undici giornate passano già 31 punti. E a fine stagione potrebbero passarne anche 100.
Che senso ha tutto ciò? Una soluzione ponte, intermedia, potrebbe essere quella di inserire play-off per la conquista delle posizioni europee e play-out per la retrocessione. Non sarebbe il massimo, né la risoluzione del problema. Ma in assenza dei consensi necessari per ridurre le squadre, si tratterebbe di un palliativo per evitare che diverse squadre si ritrovino già oggi senza obiettivi.

Poco più di un anno dopo esser diventato presidente della FIFA, Gianni Infantino ha nominato vicesegratario generale Zvonimir Boban. Una nomina che rientra tra i punti cardine delle candidatura dell'ex portavoce dell'UEFA che vuole consegnare, e far sponsorizzare, la federazione che governa il calcio a chi questo movimento l'ha reso celebre in tutto il mondo. E Boban, soprattutto nel Balcani, c'è sicuramente riuscito.
Non solo una nomina pro forma per l'ex fantasista del Milan, che ha presentato una riforma del Mondiale per Club da applausi. Una riforma che, dovesse passare, risolverebbe diversi problemi in un colpo solo.
Di cosa si tratta?
In sintesi, Boban ha proposto di equiparare il Mondiale per Club a un vero e proprio Mondiale, quindi di giocarlo ogni quattro anni a giugno e di far partecipare 24 squadre divise in otto gironi.
Alla competizione prenderebbero parte 12 squadre europee 5 sudamericane, 2 africane, 2 asiatiche, 2 nordamericane e 1 dell'Oceania. Tutte verrebbero selezionate in base alle competizioni internazionali più prestigiose giocate nel precedente quadriennio. Nel caso del Vecchio Continente, ad esempio, le quattro vincitrici della Champions, le quattro finaliste e le quattro meglio posizionate nel ranking UEFA. Ranking strettamente correlato poi ai risultati stessi.
Un'idea innovativa, interessante. Che darebbe lustro a un Mondiale per Club che oggi ha scarso interesse tanto da far rimpiangere la vecchia Coppa Intercontinentale in gara unica. Una competizione che creerebbe un introito economico incredibile, molto più alto di quello attuale, e che nel calendario calcistico andrebbe a sostituire un'altra competizione mai decollata: la Confederations Cup.
Come svelato in settimana da Reinhard Grindel, attuale presidente della Federcalcio tedesca, un si o un no a questa proposta verrà dato nel marzo 2018. In caso di responso affermativo, si partirebbe già dal 2021. Da dove? Molto probabilmente, dalla nuova frontiera del calcio Mondiale: la Cina.


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