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Napoli-Juve, ecco perché sarà scudetto. Sarri deve solo vincere. Allegri punta al pari. Dybala falso nueve. Higuain è stato a Lourdes? L’Inter molla Chiesa. Montella, un fallimento. Gattuso oltre i cinesi

01.12.2017 00:00 di Enzo Bucchioni   articolo letto 17275 volte
© foto di Federico De Luca

Qualcuno racconta ancora che stasera non c’è in palio lo scudetto. Balle. Dal risultato di questa sfida dipenderà moltissimo del futuro di tutta la stagione. Lo sa Sarri, lo sa Allegri, lo sanno benissimo i protagonisti. Ma lo sa anche lo scudetto, travestito da Destino.

E se c’è una squadra che si gioca tutto, in assoluto quella è il Napoli.

Se lo sono detti i giocatori con il famoso patto di spogliatoio, è nelle cose e si sente nell’aria: scudetto ora o mai più. Quest’anno o mai più.

Vincere è la sola missione del Napoli. Vincere vuol dire mandare la Juve lontanissima, a sette punti, e forse mandarla pure in crisi di identità. Vincere vuol dire alzare ancora di più l’autostima, la forza interiore. Vincere sarebbe un segnale fortissimo a tutto il campionato. Quasi un passaggio di consegne. Penso che il Napoli sia quasi obbligato a vincere, che abbia per la prima volta sulla racchetta il match point di una gara che dura da tre anni e più. L’occasione. Grandissima. Forse irripetibile.

Il Napoli, fra l’altro, trova una Juve non in grande condizione e senza un assetto tattico collaudato, con Higuain in difficoltà, forse pronto solo per la panchina, senza Mandzukic, dunque senza un attaccante d’area. E se anche il Napoli ha i suoi guai (Ghoulam e Milik), gli azzurri sono in una condizione psicologica e di forma migliori.

E’ chiaro che nessuno può prevedere l’esito di una partita in assoluto e di una come questa in particolare, soprattutto quando l’avversario si chiama Juventus che si esalta davanti all’ostacolo, ma è altrettanto chiaro che il Napoli non può fallire. Una sconfitta potrebbe buttare all’aria molte certezze. E non può neppure affidarsi a un pareggio e di conseguenza continuare un’estenuante corsa a due o a tre (c’è l’Inter) destinata a durare mesi.

Sette punti di vantaggio sulla Juventus sarebbe invece un segnale fortissimo anche per tutte le altre rivali.

Non so se il Napoli è psicologicamente pronto per questo duello finale. Tecnicamente e tatticamente di sicuro, si tratta di capire se anche l’ultimissimo step è stato colmato. Dai segnali arrivati in questi mesi, fatti anche di vittorie sofferte che vanno oltre il gran gioco, di gestione migliore delle partite, di una fase difensiva straordinaria, direi di sì. Però quando ti trovi faccia a faccia con la rivale, a volte le cose possono cambiare.

Se annuso l’aria, se intuisco i comportamenti, se valuto le parole e anche i silenzi, il Napoli da tempo si sta concentrando sull’obiettivo. Non dovrà sbagliare niente, ma questa è la logica quando affronti la Juve.

E la Juve? E’ una leonessa ferita e sappiamo bene in questi casi di che reazioni sono capaci certi giocatori. Ma Allegri è saggio, sa benissimo che la Juve deve pensare l’esatto contrario del Napoli. Questa per la Juve non dovrà essere una partita decisiva, ma una gara da gestire con intelligenza in attesa di tempi migliori. In attesa della primavera che Allegri tira sempre in ballo. Il duello finale la Juve lo vorrebbe spostare a marzo, non adesso. Morale? Cercherà di non perdere, di mantenere la situazione il più possibile in stallo. Non credo che Allegri abbia la forza e la voglia, come accaduto in altre occasioni, di andare a sfidare il Napoli, al di là dei due modi di intendere il calcio. I bianconeri scenderanno in campo con uno spray di sonnifero in tasca, cercheranno di addormentare la partita, di gestirla, di tenere i ritmi bassi e di coprire gli spazi. Non accetteranno la sfida come ha fatto il City, ne uscirebbero con le ossa rotte.

E allora qui passiamo a che uomini e moduli scegliere.

Sarri non ha problemi. Giocheranno i soliti, il Napoli giocherà come sa. Quel calcio meraviglioso, di prima, in velocità, un tocco, due tocchi al massimo. Se riesce è miele che scorre. Se Mario Rui è davvero recuperato, avanti con i titolarissimi. Non penso neanche a Diawara, serve la qualità di Jorginho. Magari qualche cambio Sarri lo farà mercoledì in Champions, stasera no.

Allegri mi intriga. Ma intanto c’è un nodo da sciogliere. Higua-in o Higua-out come ha titolato mirabilmente il Corsport. In fondo è questo il problema. Non so se grazie ai buoni auspici di Moggi, profondamente devoto alla Madonna e frequentatore da sempre dei luoghi sacri, Higuain abbia avuto una corsia privilegiata per un viaggio-lampo a Lourdes. La guarigione ha comunque del miracoloso, almeno a detta di tutti gli ortopedici che ne sconsigliano l’impiego. Ma lui, dicono, vuol giocare a tutti i costi. Mal che vada andrà in panchina.

Se l’argentino non dovesse farcela, per Allegri non resta che un falso nueve chiamato Dybala con alle spalle Pjanic e Douglas Costa nel 3-4-2-1 che (si dice) stia preparando. Le alternative possibili sono Cuadrado o Bernardeschi. In difesa Benatia con Barzagli e Chiellini. A centrocampo De Sciglio, Khedira, Matuidi e Alex Sandro. Con Higuain dal primo minuto uscirebbe Douglas Costa con Dybala e Pjanic dietro il Pipita. L’ipotesi di un 3-5-1-1 ancora più blindato con Marchisio in mediana e Pjanic dietro a Dybala unica punta sa molto di squadra provinciale, di barricate, e la Juve, comunque il controllo della partita lo dovrà pur tenere.

A fare il tifo forse il pari, stasera ci sarà anche l’Inter. Spalletti guarda, aspetta, valuta, si maschera, ma ha capito che nessuno dei suoi mollerà. Anzi, con un paio di colpi a gennaio si potrebbe dare una spinta ulteriore alle ambizioni. Sabatini e Ausilio lavorano per oggi e per il futuro. Non sto a ripetere i nomi fatti mille volte. L’unica novità riguarda Chiesa che piaceva e piace molto, ma 50-60 per Suning sono troppi, i cinesi vogliono spendere in maniera oculata. Fuori dalla corsa? Diciamo alla finestra, magari con la speranza di prendere Verdi dal Bologna già a gennaio. Vedremo.

Intanto vediamo che farà Rino Gattuso al Milan. Certo, per Montella una bella botta. E’ chiaro che l’allenatore abbia delle qualità, ma oggi le squadre hanno bisogno anche di un motivatore, di qualcuno che faccia andare oltre, di un lavoro psicologico sul carattere che non si è visto in questo Milan piatto, ma neppure nella Fiorentina che giocava un gran calcio, ma quando c’era da tirare fuori i “maroni” si è sempre persa. L’esperto nel ramo è Gattuso. Ritrovare lo spirito del Milan, l’appartenenza, la maglia e tutto il resto, non sono discorsi a vuoto. Rino riparte da lì, dal cuore e dal carattere. Siamo tutti Gattuso e il resto (forse) arriverà. Se con i soldi di mister Li meglio.


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