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Editoriale

Non solo tre punti: ieri sera la Juventus ha vinto molto di più. Il carro di Conte, troppo facile adesso. Sousa e la Fiorentina: serve una decisione drastica

Nato a Firenze il 05/05/1985, è caporedattore di Tuttomercatoweb.com. Già firma de Il Messaggero e de La Nazione, è stato speaker e conduttore per Radio Sportiva, oltre che editorialista di Firenzeviola.it e voce di TMW Radio.
18.12.2016 00.01 di Marco Conterio  Twitter:    articolo letto 49473 volte
© foto di Image Sport

La Juventus non ha solo vinto con la ROma e, con questi tre punti, conquistato di fatto gran parte del campionato 2016/2017. La Juventus si è dimostrata ancora una volta la societànizzata e lungimirante, capace di vincere anche la più onerosa e azzardata delle scommesse. Vien da sorridere quando si ripensa ai commenti di alcuni che d'estate dicevano "il Napoli si è complessivamente rinforzato pur cedendo Higuain con quei 90 e passa milioni di euro". No. Senza Higuain, il Napoli non è il Napoli di Higuain. Con lui, a Juventus ha uno dei migliori 9 al mondo. Meglio di Morata. Non 90 milioni e più volte, ma certamente migliore. Per capacità di vincere, di decidere, di far tremare le difese avversarie. Di far partire già quasi vincente la propria squadra. E dire che c'è chi additava il club per l'ingente cifra spesa...

Antonio l'italiano ha tirato fuori la carta d'identità e l'ha messa al centro dei campi inglesi. Difesa, corsa, fisico, contropiede, qualità. Primo non prenderle, secondo darle con grinta e cattiveria. Antonio l'italiano all'inizio ci ha provato, a far l'inglese. A mettersi il tight, ad abbandonare le sue filosofie perché immerso in una dimensione nuova. Poi ha capito che l'Italian Job migliore è quello d'esportazione e d'origine controllata. Conte ha deciso di fare il Conte e tutti, dopo esser rapidamente scesi dal carro al grido di "altro che Antonio, tutti su quello di Mourinho e di Guardiola", stanno provando a risalirvi. Gridavano esonero, ora sbraitano 'al miracolo'. C'è poco di nuovo, l'abitudine è italiana ma pure britannica. Antonio Conte ha dimostrato, importando in Premier League la sua tipica difesa a tre, mettendo come suo nord un ritrovato Diego Costa, di cucire l'Inghilterra attorno ai suoi abiti e viceversa. Di essere uno dei migliori allenatori al mondo. Con un carattere difficile, tosto, duro. Ma pure con un carro bello ampio.

Chi ha invece tanto posto da viaggiare quasi in solitaria è Paulo Sousa. Che non è, a differenza di quel che possa pensare la maggioranza dell'opinione pubblica, l'unico colpevole di una stagione grigia a Firenze. Certo, non è in zona retrocessione, anzi, l'Europa è ad un passo. Però il tecnico portoghese sta gestendo malissimo la rosa, sta facendo scelte spesso scelerate ma ha altresìmateriale tecnico a disposizione non all'altezza delle sue aspettative e richieste. Il punto è che a microfoni accesi lancia frecciate, in campo altrettanto, salvo poi puntare il dito (facile, ma la maschera è caduta) verso la stampa. Firenze ha capito la strategia di Sousa, che già lo scorso febbraio aveva minacciato dimissioni. Non è solo colpa sua, le ultime sessioni di mercato nei fatti non hanno regalato al tecnico giocatori degni del salto di qualità. Però la Fiorentina, che per molto meno ha rotto con Prandelli e Montella, dovrebbe prendere una decisione drastica, anticipando quell'addio che ci sarà comunque in estate.


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