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Mercato di gennaio: da quale big i colpi più importanti?
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Editoriale

Occhio Juve: Marotta ha pronto un altro colpo, ma incombe un problema serio. Inter: la decisione dei cinesi su Mancini e i retroscena "dall'interno" sul caso-Icardi. Napoli e il peccato di Adl: ci voleva un piano B. Milan: c'è qualcosa che non torna

26.07.2016 00:00 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 179054 volte
© foto di Alessio Alaimo

Eccomi. È martedì. È luglio. Siam tutti stanchi, stufi, vacanzieri. Scrivo cose a caso perché non mi viene un inizio decente. Di solito faccio così: inizio a buttar giù cose a caso e poi cancello quando mi viene "la boiata della settimana", ma questa volta non mi viene e quindi lascio queste righe inutili. O meglio, più inutili del solito.

Ah, ecco, ci tenevo a farvi sapere che siccome non sono per nulla meglio degli altri, anche io la scorsa settimana ho partecipato al gioco preferito dei giornalisti sportivi, quello del "l'ho detto prima io". Funziona così: succede una cosa al mercato del calcio, tu sei certo di averla comunicata prima degli altri, lo fai sapere via social con un tweet, un post, un selfone su Instagram.

Se non sei certo di averla detta per primo, ma vuoi comunque partecipare al gioco, puoi farlo lo stesso ma devi osare molto ("Ho detto che Pogba andava al Manchester tre anni fa". "Ma era appena arrivato a Torino...". "Gliel'ho letto negli occhi. Non ti fidi? Controlla su twitter!"). Molti confidano nel fatto che nessuno ha voglia e tempo di controllare e ti salvi.

Le formule social sono sempre le stesse: "Come vi avevamo anticipato...", "ve l'avevamo detto che...", "siamo stati i primi a raccontarvi che...", "noi ci abbiamo sempre creduto e infatti...", "la nostra esclusiva si è infine realizzata...". Alcuni più audaci vanno giù pesanti con offese tipo "Noi di calcioabbestia.org abbiamo scritto di Higuain alla Juve quando ancora non lo sapeva neppure Higuain". Vale tutto.

Il sottoscritto venerdì sera ha avuto una soffiatona su Marotta presente a Madrid e ha azzardato il tweet sibillino: "Mi dicono che un importante dirigente pallonaro italiano in questo momento sia a Madrid. (No, non è Ausilio)". Sabato ovviamente mi sono bullato alla grande: "Beh ve l'avevo detto". E in un amen sono entrato nella seconda parte del gioco social, quella della valanga di insulti: "Coglione, l'hai copiato da calcioacaso.boh!", "non è che se ne azzecchi una su 100 non sei un fallito". Altri preferiscono la parolaccia singola, decisamente efficace: "Stronzo!", "minchione!". Alcuni scelgono la minaccia: "Non vedo l'ora di investirti, qui o a Madrid". I più infami vanno diretti sul difetto fisico: "Sei pelato. Higuain può giocare ovunque ma tu resti pelato. Fai ridere. Vuoi dei capelli? Te li regalo". Il mondo social è meraviglioso.

Ma è martedì. È luglio. Siam tutti stanchi, stufi, vacanzieri. Insomma, vediamo di andare al sodo.

Partiamo dall'Inter, mi pare il caso.

Ci sono cose che so è molte altre che non so.

Parto da quelle che so.

So che l'Inter davvero ritiene Icardi incedibile. Domenica mi son permesso di fare le mie verifiche con chi all'Inter ci lavora. "Ma per 60 milioni lo vendete?". "Neanche per 70! Nell'estate in cui il Napoli perde Higuain e la Roma Pjanic, già non vendere significa accorciare le distanze". Mi è parsa una considerazione logica e legittima.

So che in troppi considerano l'Inter un "porto di mare", la società dove basta bussare per ottenere quel che si vuole. Il Napoli perde Higuain? Ti rivolgi all'Inter che tanto svende tutto. E invece no, non funziona così.

So che Zhang non si è visto praticamente mai e nel suo primo mese da proprietario non ha comprato giocatori. Questa cosa in Italia dà diritto di pensare "ecco, un altro cialtrone". E invece chi ha avuto modo di parlare con lo stesso Zhang è stato abbastanza chiaro: "E' più facile che provi a prendere Hamsik o Insigne piuttosto che venda Icardi".

So che De Laurentiis evidentemente ritiene Ausilio un cazzaro. Il ds nerazzurro: "E' incedibile a qualunque prezzo". Due ore dopo: "Il Napoli alza l'offerta: 45 milioni più bonus". Ma cos'è, il gioco dei Pacchi di Insinna?

So che l'Inter al momento cerca solo e soltanto un esterno "alto" da piazzare a destra. Candreva è una possibilità ma "non c'è solo lui e soprattutto non c'è fretta: l'anno scorso Perisic è arrivato all'ultimo momento".

So che l'Inter non ha per nulla iniziato bene la stagione: allenatore e capitano (moglie inclusa) che invece di risolvere i problemi, li moltiplicano, sono uno strazio per gli occhi e il cuore dei tifosi.

Non so se Mancini resterà.

Però so che il suo atteggiamento ha stufato: pretende, mugugna, fa i capricci perché vorrebbe un altro tipo di mercato, pretende di poter decidere come sempre ha fatto, vorrebbe la merendina e invece la mamma gli impone la minestra. La minaccia sottesa è la seguente: senza certi giocatori la zona Champions non si raggiunge. Ma come: un anno fa era certo di poter arrivare al terzo posto, quest'anno con un Banega in più, con Roma e Napoli attualmente più deboli (via Pjanic e Higuain), il mister "pretende" altrimenti non si va da nessuna parte? Ma un po' di autocritica no? E poi di cosa si lamenta? Che gli venga chiesto di fare quello per cui è assai lautamente pagato, e cioè l'allenatore? Ma stiamo scherzando o facciamo sul serio?

So che Mancini ha una sola possibilità: scendere al livello di noi "comuni mortali" e far correre i suoi ragazzi. Lo fa Sarri, lo fa Spalletti, lo fa Allegri che pure non ha praticamente mai avuto diritto di parola sul mercato bianconero. Perché non dovrebbe farlo lui? È il nobile figlio di William e Kate e noi non lo sappiamo?

Non so chi possa essere il suo sostituto, perché ad agosto incombente l'idea di cambiare spaventa tutti e andrebbe evitata, ma solo di fronte a un atto di buona volontà da parte dell'allenatore. Si parla di Leonardo possibile "traghettatore" in attesa di Simeone (ma i traghetti che partono prima di inizio campionato mi sembrano una colossale puttanata); si parla di De Boer, ma solo perché un giorno Thohir disse "mi piace De Boer"; si parla di Villas Boas perché qualcuno avrebbe sentito i cinesi dire "ci piace Villas Boas", si parla di Zenga perché Zenga è come il parmigiano sui maccheroni: se discuti di un possibile futuro allenatore nerazzurro, lui ce lo devi mettere.

So, infine, che secondo molti il punto sarebbe il contratto in scadenza di Mancini. E che problema sarebbe? Pure Ausilio scade nel 2017, ma non mi sembra che tiri testate contro il muro. È l'Inter, porca miseria, non l'asilo Mariuccia.

Napoli dal canto suo non teme il "no" di Ausilio per Icardi, soprattutto non lo teme De Laurentiis. Il patron del Napoli è stato bravo nei giorni caldi dell'affare Higuain, ma doveva avere pronto un piano B. I tentativi per Icardi fanno intendere che, invece, Adl stia procedendo "a braccio". Il Pipita non c'è più? Si tenta con Maurito anche se ha un contratto fino al 2019, eventualmente si andrà altrove.

L'offerta la conosciamo: 45 milioni più bonus legati ai gol in campionato e in Champions, oltre al ruolo di protagonista alla moglie Wanda nel Cinepanettone che verrà. L'offerta è destinata a salire, ma difficilmente l'Inter cambierà idea: rinforzare una diretta rivale sarebbe puro masochismo.

E allora De Laurentiis pensa alle alternative: Bacca (decisamente più conveniente e non per forza "inadatto"), Milik (bravo ma ancora acerbo), Morata (inavvicinabile: il Real ha già rifiutato offerte da 65 milioni), pensa a come spendere i famosi 90 milioni per costruire una squadra perfino più competitiva rispetto a quella che ha chiuso il campionato al secondo posto. Si può fare? Sì, non è impresa impossibile, a patto che chi lavora alla costruzione della rosa eviti di mostrare pubblicamente il "bottino" con il giochino delle offerte al rialzo: sarebbe il modo migliore per complicare ogni trattativa (o ingolosire "i Koulibaly" di turno).

Per la Juve abbiamo perso gli aggettivi, si rischia di diventare melensi e un filo noiosi: i bianconeri hanno scavato un solco con le avversarie italiane, sono entrati nell'elite dei 5-6 club più forti d'Europa bla bla bla... Marotta e Paratici in particolare hanno dimostrato di saper fare mercato sia quando si tratta di "contrattare", sia quando bisogna trovare il coraggio di spendere 90 milioni perché ci si fida delle proprie idee: bravissimi davvero.

Il lavoro, però, non è finito: si cerca un centrocampista (il "sempreverde" Witsel è in pole, ma "nuota" in una piscina con almeno 4 alternative), quindi bisognerà essere maestri nel trattare con chi presto andrà a batter cassa. Sappiamo che Bonucci - sostenuto da offerte inglesi assai corpose - ha già fatto sapere di voler incontrare i suoi "datori di lavoro" per discutere dell'aumento di ingaggio, sappiamo che gli stessi "datori di lavoro" non sono così felici di dover accordare un aumento a chi ha da poco rinnovato il suo contratto. Servirà grande diplomazia.

Quanto a Pogba, beh, siamo ai dettagli. La Juve non si muove dalla sua richiesta: 120 milioni escluse le provvigioni da riconoscere a Raiola. Toccherà al buon Mino accordarsi con il Manchester United.

Quindi il Milan. I rossoneri si avvicinano alla fatidica data che porterà alla firma del preliminare. Ambienti vicini a Fininvest fanno sapere che questa dovrebbe essere la volta buona, ma se ne parla da talmente tanto tempo che diventa complicato accordare fiducia incondizionata.

I segnali - comunque vada - non sono dei migliori: il mercato dovrà essere completato con soli 15 milioni, si è tornati a parlare dei "soliti" parametri zero, che non sono un male a prescindere, a meno che non si tratti di ex stelle splendenti, oggi decisamente pallide (Arbeloa non è un nome a caso, Caceres può essere più interessante, ma ci sarà un perché se la Juve lo ha liberato con tanta facilità).

E allora, perdonateci, ma ci tocca tornare sul punto: che senso ha rinunciare a questa sessione di mercato, imbottirsi di parametri zero, costruire una squadra certamente non di primissima fascia se è vero come è vero che i futuri proprietari sono intenzionati a investire 400 milioni di euro nei prossimi tre anni? Probabilmente un motivo c'è, ma fa a pugni con la logica e, soprattutto, fa male a una moltitudine di innamorati del rossonero, arcistufi di sentire termini come "preliminare", "closing", "consorzio", "fondo d'investimento". Per la miseria, è il Milan, non un esame alla Bocconi.

In chiusura vi lascio - se vi va - con un pezzo dedicato alla città dove sono cresciuto, che poi è Como. A Como il calcio non c'è più, è fallito. In realtà a Como non c'è quasi più niente, solo Clooney, ma lui gioca a basket (Twitter: @FBiasin @ilsensodelgol ilsensodelgol@gmail.com).

Qui non c'è un problema di "fallimento del Calcio Como", qui c'è un problema "Como".

A Como, per dire, non ci vuole venire più nessuno. Solo i turisti inconsapevoli. E chi c'ha il villone tipo Clooney. Forse i Pokemon, ma non perché "vogliono", semmai perché "ce li mettono a forza".

A Como c'è un "casino-silenzioso", stupido ossimoro per dire che tutti hanno ben chiaro quanto le cose non funzionino, ma nessuno fa niente perché "tanto ormai le cose vanno così".

A Como se piove appena più del normale si spaccano i tubi, la città si trasforma in un distaccamento di Atlantide. A Como se nevica non sei a Como, sei in Lapponia. Solo che loro oltre a Babbo Natale hanno addirittura gli spazzaneve.

A Como se tifi per la tua squadra di calcio non devi sperare che vinca o pareggi, devi sperare che sopravviva l'anno successivo. Perché se qualcuno ci mette due spicci e un minimo di buona volontà, allora si gioca al Sinigaglia in qualche serie dignitosa, altrimenti "pazienza", si ricomincia dagli inferi.

A Como va così, ormai tutto è normale perché ci si è adattati all'agonia. L'agonia è brutta, ma tanto prima di morire qualche fesso che ti dà la morfina lo trovi, e va bene così.

A Como posizionano in bella vista panchine che somigliano a piccole bare e fa nulla, tanto c'è di peggio al mondo. A Como passano a ritirare la monnezza in centro il venerdì sera mentre bevi il bianco e mangi salatini. A Como la gente parla di Cantù "che mercoledì sera è uno spettacolo di giovani in piazza e, però, forse si esagera". E allora non si prova a imitare, perché se poi "si esagera" a Como è un proliferare di tromboni che si lamentano, e borbottano, e tutta un'altra serie rotture che non è proprio il caso di affrontare visto che ci sono "le priorità".

A Como gli ex amministratori non vincono l'Abbondino d'Oro "al merito", al massimo il Bassonino di Platino perché finiscono in galera. A Como il centro è bello ma solo se lo vivi da fuori, da turista, perché se invece se lì 365 giorni all'anno e hai meno di un secolo, allora vai a Cantù, a Milano, in Svizzera, ovunque ma non a Como.

A Como c'era il pallone e - badate bene - non era il carrozzone degli Higuain o dei Pogba, semmai il calcio dignitoso di gente dignitosa abituata a non chiedere "di più", ma almeno il giusto sì, porca miseria.

Ci hanno tolto tutto: i "sogni", "il giusto", il "minimo sindacale" dovuto ai poveri cristi che si fanno il mazzo "sei su sette" e alla domenica si sarebbero accontentati della Lega Pro, mica dell'Intercontinentale.

E vien da stringere i pugni, vien da bestemmiare, perché "qui", a Como, neanche per sbaglio eravamo "gli ultimi": eravamo abituati ai Maradona che calciano rigori, ai Sacchi che vincono scudetti, ai Marchesi che salvano squadre ridotte male ma comunque "da scudetto" quanto a dignità.

Ora la dignità è retrocessa, anzi, fallita.

Resta un coro di "innamorati di Como" che provano a lamentarsi ma sono destinati all'oblio, all'eco che va a scemare, perché ormai da queste parti è tutto normale: la viabilità organizzata a caso, il lago nascosto per una faccenda che se la racconti a un marziano davvero non ci crede, soprattutto il silenzio assordante di chi dovrebbe incazzarsi ma no, meglio lasciar stare. Tanto, a Como, ormai funziona così: alle nove strade vuote, alle undici tutti a nanna. Buonanotte. E "Forza Como", certo, che tanto dirlo non costa niente.


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