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Editoriale

Olimpico deserto, Pallotta e Lotito hanno dimenticato una sacrosanta verità... cinque nomi per gennaio!!!

Nato a Magenta il 28/4/1974, giornalista professionista dal 2001. Vanta collaborazioni con diverse testate web e cartacee, oltre ad esperienze da telecronista. Opinionista Campionato dei Campioni. Direttore del mensile cartaceo CALCIO2000
16.12.2015 00.00 di Fabrizio Ponciroli  Twitter:    articolo letto 34028 volte
© foto di Federico De Luca

Il calcio regala momenti di pura esaltazione e altri di profonda tristezza. E' il frutto della passione, di quella fede che ti porta a stravolgere la tua personale scala di valori e priorità per il bene del tuo club. Una passione che, nella capitale, sta scemando in maniera preoccupante, se non terribile. Roma, città calcisticamente avanzata, con due squadre di prestigio mondiale, ha perso il suo popolo. L'Olimpico, sia esso vestito per serate giallorosse o biancocelesti, è una cattedrale morta, deserta. Qualsiasi partita di Roma o Lazio è vissuta, dalla città, con indifferenza. Non c'è più il gusto di dare una mano alla squadra del proprio cuore direttamente dalle tribune. Perché? Me lo sono chiesto, anche più volte... Prima possibile risposta: i risultati negativi di entrambe. Vero ma, in passato, il popolo biancoceleste, così come quello giallorosso, non è arrivato mai al punto di mollare lo stadio. Al massimo lo utilizzava per fischiare e protestare. Seconda ipotesi: mancano i campioni che esaltano le folle. Insomma. A Roma di giocatori di prima fascia ce ne sono, almeno sulla carta. Alla Lazio non ci saranno dei fenomeni ma neanche dei brocchi.
Terza teoria: gioco rivedibile. Anche qui difficile essere concordi. L'Inter non incanta (se non nelle ultime uscite) eppure il suo popolo la segue. E allora? Quale è il motivo di questa assenza di tifo all'Olimpico? Lasciamo stare le questioni prefetto/Curva legate alla Roma, qui il problema è dei due patron in gioco. Pallotta e Lotito hanno dimenticato una sacrosanta verità del calcio: I presidenti, come i giocatori, passano, la squadra resta. Non è la loro squadra, sono solamente i condottieri scelti, in questa fase storica, per guidarla. Pallotta sta portando avanti mille progetti, dallo stadio nuovo (sempre dubbioso sulla fattibilità) al lancio del marchio fuori dai confini nazionali, dimenticandosi che, avere un Olimpico senza gente è un biglietto da visita disastroso. Non se la passa bene neppure Lotito. Al gol di Matri contro la Samp, i pochi spettatori presenti, invece che festeggiare, hanno iniziato a inveire contro Lotito. Il popolo non lo ama, forse non l'ha mai amato. Ha il merito di aver salvato la società, forse si è dimenticato che i tifosi vanno anche tutelati, coccolati, rasserenati. Ogni radio romana chiede la sua testa, basterebbe (e vale anche per Pallotta) provare a rimettere i tifosi, quelli che hanno sempre frequentato lo stadio Olimpico, nuovamente al centro del progetto. Impossibile? La Juventus ci è riuscita, il Napoli ci ha costruito la sua forza, pure l'Inter (e San Siro è, storicamente, uno stadio complicato) ha ridato voce al suo popolo. E a Firenze è bastato dare fiducia al bel gioco per vivere il calcio con gioia. Tutti questi club hanno presidenti che non dimenticano mai i propri tifosi e, soprattutto, preferiscono lavorare dietro le quinte, piuttosto che sotto i riflettori (tranne quando è strettamente necessario). Meglio passare ad argomenti più "mercantili". Cinque nomi su cui punterei per la finestra di gennaio. Cos'hanno in comune Ranocchia, Zuniga, Diamanti, Honda e Iturbe? Costano poco? No. Sono in scadenza di contratto? No. Semplice, sono a caccia di riscatto. Ognuno di loro,
per svariati motivi, è finito fuori dal progetto delle rispettive squadre di appartenenza. In un nuovo ambiente, potrebbero ritrovarsi e tornare protagonisti...


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