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Editoriale

Pace (a tempo) Thohir-Moratti: l'ultimo accordo in casa Inter è legato a un nome. De Laurentiis va in... panchina: a Napoli c'è qualcosa di non detto (E Benitez...). Sabatini-Benatia e il retroscena di casa Roma. Milan, occhio all'ingaggio

09.09.2014 00:00 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 47076 volte
© foto di Federico De Luca

Pace (a tempo) Thohir-Moratti: l'ultimo accordo in casa Inter è legato a un nome. De Laurentiis va in... panchina: a Napoli c'è qualcosa di non detto (E Benitez...). Sabatini-Benatia e il retroscena di casa Roma. Milan, occhio all'ingaggio. Auguri e figli conduttori al direttore di Tmw.
Caro Tmw,
sono stato al matrimonio del tuo direttore e mio amico. Niente, ci tenevo a fartelo sapere. Lui era felice come un bimbo, lei meravigliosa, si è risentita solo quando "lui" ha improvvisato un "Lo sai che?" con il prete officiante. "Lo sai che don Glauco è in pole per sostituire fra' Alfio alla parrocchia di San Nazzaro?". "E tu lo sai che è in ballo uno scambio alla pari tra chierichetti promettenti in due chiese del bresciano?". Cose così. Io per non sbagliare mi sono sbronzato come una pigna fin dal mega antipasto reale a base di frittini e polente e mozzarelle totali e intingoli e cose buonissime. Credo di aver toccato il fondo quando, sicuro di non essere osservato, ho pensato fosse cosa buona e giusta inguattarsi decine di praline prelevate dall'isola dei confetti. Confetti di cui per altro vado ghiotto. Così l'addetta al decoro mentre mi allontanavo a tasche gonfie: "Signore, credo che con un po' di buona volontà possa infilarsene un paio al pistacchio nelle orecchie. Sono piccoli, ci pensi...". Risposta da finto tonto: "Mi scusi, ma "Open bar" significa che posso bere tutto senza fare scontrini? Garantisce lei?". Replica della gentil-confettara: "Se lo ritiene opportuno...". Controreplica strafottente da ganzo latino: "Lo ritengo opportuno. Anzi, se poi passa di là offro io, confettina...". Sono quasi certo di non averla più rivista.
E, insomma, mi son divertito parecchio. Evito di raccontare il momento "balli pazzi all'open bar" semplicemente perché non me la ricordo. Ricordo invece che c'erano vari esponenti del calcio italico. Non mi ha rivolto la parola nessuno. Credo di essermela cercata.
In ogni caso alla fine posso garantirvi che è stato un gran matrimonio, gli sposi erano felici, l'amore ha trionfato, io in overdose di zuccheri e complice "Champagne" di Peppino di Capri sparata in sottofondo, ho riflettuto sul primo limone della vita mia. Se proprio vi interessa, potete leggere del limone in fondo all'articolo, storiella già pubblicata qualche giorno fa a commento di un commentatissimo post dell'amica Selvaggia Lucarelli relativo all'amore ostentato "Buffon-D'Amico".

E siam qui. Diciamo che per il momento di calcio ho scritto poco. "Biasin, diciamo pure che non hai scritto una mazza...". Avete ragione. La verità è che l'infame "pausa per la Nazionale" uccide la voglia, la fantasia, massacra lo spirito. Ma dico io: che senso ha far partire il campionato e subito dopo piazzare la micidiale pausona? Nessuno, al limite consente di ritardare le aste per il Fantacalcio ma a conti fatti è una gran rottura.
Certo, possiamo parlare degli azzurri, del fatto che c'è stato questo battibecco a distanza tra Juve e Antonio Conte per la faccenda Chiellini. Emozioni a grappoli, insomma. La sensazione è che tra Ct e bianconeri si è colto il primo pretesto per bisticciare un po'. Nessuno ha ancora capito com'è andata per davvero a suo tempo, probabilmente non lo scopriremo mai. Di sicuro sappiamo che Conte dovrà spesso scontrarsi non solo con la Signora (fabbrica di azzurri), ma anche con gli altri club di serie A, legittimi proprietari dei cartellini dei giocatori. La faccenda è sempre la stessa: si può parlare di stage da programmare e di "voglia di Nazionale", ma poi è giusto che chi bonifica i cedolini abbia la possibilità di tutelare l'integrità del proprio tesserato anche a costo di risultare "poco collaborativo".

L'altra questione che ha tenuto banco in questi giorni di noia e tedio incessante è la famosa "vacanza di Benitez". C'è chi nella partenza "poco intelligente" di Rafa ha visto rogne nascenti o divampanti nel rapporto tra tecnico e patron De Laurentiis. Nessuno sa se sia vero, gli interessati dicono di no. Però un fatto è chiaro: viaggio concordato o no, non è normale che dopo la prima giornata il tecnico lasci la squadra al suo destino. Più "normale" che patron De Laurentiis vada a salutare la rosa in ritiro, ma anche in questo caso ci sembra che sia un tentativo di far credere all'esterno che sia tutto sotto controllo anche se così non è. L'estate degli azzurri sul mercato non è piaciuta ai tifosi e ha sorpreso gli addetti ai lavori. Un club che ha fatto della programmazione e dei proclami uno dei suoi punti di forza non può limitarsi a dire "è tutto ok, siamo pronti a vincere lo scudetto". Che fine hanno fatto le interviste pubbliche di De Laurentiis? Perdonateci se siamo un po' sospettosi e infamoni, ma qui gatta ci cova. Napoli e i napoletani meritano più chiarezza, quella che non è mai mancata in tanti anni di presidenza ADL e che ora latita: giriamola come vogliamo ma una squadra temporaneamente abbandonata dal suo mister è una squadra che per forza di cose ha dei problemi.

Capitolo Inter. Giovedì scorso pare che ci sia stata una gran cena Thohir-Moratti. Qualcuno l'ha definita "cena del disgelo" dopo settimane di cose dette e non dette, di sorrisi smorzati, di - diciamolo - freddezza bestiale tra le parti. La sensazione è che non possano bastare cene sontuose o certi articoli pungenti pubblicati da organi di stampa di una certa importanza per convincere l'indonesiano a riconsiderare la posizione dell'ex presidente. La separazione è netta, le idee diverse. In mezzo ai questionanti c'è lui, l'allenatore che uno ha scelto e l'altro ha confermato. E la cosa singolare è che sembra che il primo (Moratti) non volesse "quel tecnico" fino in fondo (prima dell floppone con l'Udinese all'ultimo turno della stagione 2012-2013 l'ex patron avrebbe volentieri confermato Strama) e l'altro (Thohir) avrebbe evitato di rinnovare "quel tecnico" se non fosse che - lo sanno pure a Giacarta -: "Iniziare la stagione con un allenatore in scadenza equivale a tirarsi una bottigliata alla Tafazzi". Il risultato è che in panchina siede un mister bravo, ma che non sembra aver assimilato per nulla lo spirito interista, condizione "sine qua non" è difficile essere accettati a San Siro. Consigliamo a Walter una rapida inversione di marcia sulla strada dei coraggiosi, quelli che addirittura osano giocare con due punte, quelli che non nascondono le proprie responsabilità in nome di un passato da "mai esonerato". Viceversa il rischio è che il club di quelli "Meglio perdere le prossime tre partite e cambiare l'allenatore che vincere e tenerselo" rischia di ingrandirsi.
Sarebbe una tragedia, tra l'altro, perché la certezza è che anche in caso di settembre zoppicante molto difficilmente Thohir liquiderà un dipendente da più di tre milioni di ingaggio a stagione. Molto meglio quindi fare il tifo per Mazzarri nella speranza che a sua volta il toscanaccio venga incontro ai tifosi. Su, Walter, non ti morde nessuno. Forse.

Ultime rapidissime considerazioni. Anche quest'anno è uscito il mega tabellone relativo agli ingaggi dei calciatori di serie A. I milionari (quelli da più di un milione di euro di ingaggio) sono 134 su poco meno di 600 professionisti. Parecchi, ma in netto calo rispetto al passato. La sensazione è che si possa e si debba ancora "migliorare". Per questo fa specie che il monte ingaggi del Milan sia sì in calo (-20% a tutti per la mancata qualificazione alla Champions) ma non come avrebbe gradito la proprietà. Novantaquattro milioni complessivi rispetto ai 105 dell'anno passato sono ancora troppi se si pensa che il club ha "liberato" i vari Kakà, Robinho, Balotelli, Constant, Matri. Il dato di fatto è che la Roma da quest'anno spende in stipendi tre milioni in più, ma a fronte di una rosa più giovane e con cartellini molto più "sfruttabili" sul mercato.
Per dire, Benatia. L'ex giallorosso ha confessato che è stato Sabatini a "spedirlo" in nome del bilancio. La plusvalenza è stata di 10 milioni + 4 legati ai bonus. Mica poco...

In questo giorno post-matrimonio, pieno di sentimenti e buone emozioni, ecco infine il racconto del "limone", come promesso (e con questo è evidente che oggi non avevo davvero una mazza da scrivere).

La prima volta che ho limonato mi trovavo in un cimitero. A mezzanotte. In un sobborgo di Londra.
Era la mia prima vacanza studio, di quelle che con gli ormoni ci puoi condire l'insalata. Lei era una malefica troietta brianzola di quelle che non fai tempo a pensare "so come farla crollare" e sei già appiattito come zerbino all'ingresso della Rinascente il giorno dei saldi. Mi tratta come una merda di campo per quasi due settimane. L'ultimo giorno della vacanza mi convoca direttamente all'ora di pranzo: "Vieni al cimitero del college stanotte dopo il coprifuoco, ti devo parlare".
Condisco l'insalata con gli ormoni, ne avanzano anche per l'insalata degli amichetti esterrefatti: "Dai che te la fai".
A mezzanotte spaccata mi presento al cimitero con una camicia a quadri stile Kurt Cobain che certe madri di figli cresciuti negli anni '90 oggi usano come stracci per i vetri. Lei è già lì, bellissima e avvolta nel suo abitino blu da brava ragazza quale non è. Dice: "Non voglio parlarti, semplicemente voglio baciarti da quando ti ho visto all'imbarco a Malpensa". Limoniamo. Duro. Non sai come si fa, ma ti lasci guidare dall'istinto. Accade in definitiva qualcosa di primordiale. Te la cavi benino, ci fosse stato del pubblico probabilmente avrebbe anche applaudito. Lei se ne va, domani ha l'aereo prima di te. Vi fate delle promesse: "Ti chiamo" e "so che ci sono dei treni che in 30 minuti fanno casa mia-casa tua". Ti regala un braccialetto di plastica di quelli che valgono 100 lire ma che nella tua testa paragoni al solitario che Di Caprio e la Winslet trastullano in Titanic. Sei felice. Canti canzoni di Max Pezzali in un cimitero abbandonato che in qualunque altra occasione ti farebbe barcollare dalla paura.
Il giorno dopo sei all'aeroporto. "Che vacanza", pensi. "Il mio primo bacio". Ti siedi al tuo posto vicino al corridoio. Sai che hai la faccia da coglione ma te ne freghi. "Lo so io perché ce l'ho, sfigati". Poi alzi gli occhi come a tornare sulla terra. Di fianco le facce di quelli che sono venuti in vacanza con te. Li osservi. Hanno tutti la faccia da coglione. E un braccialetto da 100 lire al polso. "Troietta", pensi. Il cuore ti si spacca. La hostess serve insalata: asciutta, asciuttissima.
Vivo nella speranza di riprovare emozioni simili. Anche solo al 30%. Soprattutto vivo nella speranza che la troietta sia stata abbandonata da un orrendo butterato dopo 3 anni di matrimonio infelice. E che ora viva con 3534 gatti randagi. Stronza. (Twitter: @FBiasin).


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