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Editoriale

Parlano i cinesi del Milan. Tavecchio si ricandida e affossa la riforma. Juve, Witsel e N’Zonzi. Roma più matura del Napoli

23.12.2016 00:00 di Enzo Bucchioni   articolo letto 23746 volte
© foto di Federico De Luca

Alla faccia dei gufi, delle vedove di Galliani e degli avvelenatori di pozzi, la cessione del Milan si farà. I mestatori hanno lavorato per mesi nel tentativo di far saltare tutto, mettendo in giro dubbi, sperando di scatenare ripensamenti, ma Sino Europe Sports va avanti decisa. Il closing si farà entro febbraio con comunicazione il tre marzo. Ieri è tornato a parlare Yanghong Li, il presidente di Ses, confermando tutto quello che realisticamente avevamo ipotizzato e scritto in tutti questi mesi. Bene. Yanghong, oltre a confermare che il gruppo degli investitori c’è, è solido e pronto, ha messo a tacere tutte le voci su presunte difficoltà nel reperimento delle risorse. Secondo lui sono state raccolte addirittura cifre superiori a quelle necessarie per pagare il Milan e coprire il forte debito che ammonta a quasi trecento milioni di euro. Il ritardo nel closing, come avevamo detto fra l’ironia dei gufi, è semplicemente dovuto alle nuove norme del governo cinese per quel che riguarda l’esportazione di valuta. C’è fiducia che la pratica sia evasa nei prossimi due mesi, altrimenti Ses ha in mano una soluzione alternativa per comprare comunque il Milan alla data prevista. Ciliegina, Yanghong ha pure annunciato che ci saranno massicci investimenti futuri per far tornare il Milan subito grande, mentre per stasera è stato finanziato un premio in caso di vittoria. La cordata cinese vuol far subito sul serio e cominciare a vincere.

Non sarà semplice. La Juve è più forte e in condizioni di forma strepitose, almeno per quanto visto con la Roma, mentre il Milan rispetto allo scontro in campionato, è in debito di energie e in panchina i ricambi sono pochi. C’è però la storia dell’aereo in ritardo, la rabbia del Milan e la rilassatezza della Juve possono fare una bella differenza. Le motivazioni a volte sono decisive. Certo gli organizzatori del Qatar non hanno fatto una bella figura e qui mi chiedo se un pugno di petrodollari facciano il bene o il male del calcio italiano. Questa Supercoppa giocata all’estero ha poco senso. Già fatichiamo a portare gente negli stadi, c’è scarso interesse per il momento difficile del nostro calcio e invece di fidelizzare i nostri tifosi, si va a fare proselitismo all’estero. Ma una bella finale doppia, andata-ritorno, giocata magari durante le feste di Natale a tre giorni di distanza, non avrebbe portato grandi incassi e grande interesse in Italia?

Questa partita a fusione fredda, di pomeriggio, non sarà emozionante per nessuno. Il calcio italiano deve imparare a vendersi meglio all’estero come fanno gli inglesi, a cominciare dai diritti televisivi, ma non portando oltre confine gli eventi. Galliani porterebbe all’estero anche gare di campionato, allora tanto varrebbe fare la famosa superlega europea fra le grandi del continente.

Comunque la grande assente è sempre la Lega calcio italiana che invece di essere agente attiva e promoter di sé stessa, vive di riflesso, è passiva di fronte alle offerte che arrivano, cinesi o arabe che siano. Niente di nuovo. E niente di nuovo anche nelle sorprendenti parole di Tavecchio che a proposito della riforma dei campionati che era nel suo programma elettorale, ora se ne lava le mani e si domanda: chi lo dice alle due società in più in serie A che devono retrocedere?

E chi se non il presidente federale, rispondiamo noi? E chi se non il movimento che si deve modernizzare? Semplicemente Tavecchio è già in campagna elettorale, alla faccia del bene del calcio. Per chi non l’avesse capito, il Presidentino si è già ricandidato alla Figc e sta cercando grandi elettori e consensi, a cominciare dalla Lega di A e dall’assocalciatori che la riforma la guardano con sospetto.

Tornando alla gara di Doha, la Juventus è la favorita, sta chiudendo un anno straordinario, ma non si ferma. Marotta ha annunciato Caldara (resterà a Bergamo), ma presto chiuderà anche per Witsel. Riaperta anche la pista N’Zonzi. Vendendo Zaza al Valencia, la Juve si può permettere di pagare al Siviglia la clausola da quasi 30 milioni e il giocatore si sta convincendo. Unico freno: non potrà giocare in Champions. Ma Witsel sì.

Intanto in Italia si è giocata la diciottesima di campionato. Per il secondo posto tra Roma e Napoli, la squadra di Spalletti ha dimostrato di essere più matura nella gestione delle gare. I giallorossi in svantaggio hanno recuperato e vinto con intelligenza, soffrendo il giusto e aspettando il momento giusto per colpire il Chievo. Il Napoli, invece, gioca un calcio bellissimo (Insigne al massimo), ma non ha nel suo dna la gestione delle gare. Deve sempre andare al massimo e ieri sera era meno intenso. Due volte in vantaggio non ha saputo né chiudere, né controllare la partita, rischiando di perdere. E se è vero che la Fiorentina ha giocato una gara fantastica con un Bernardeschi che merita più di otto in pagella (semplicemente meraviglioso uomo squadra), è altrettanto vero che una squadra che vuole provare a vincere qualcosa come il Napoli, deve sapere anche rallentare, gestire, aspettare. Comunque la Juve può stare tranquilla, le sfidanti non sono perfette.


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