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Editoriale

Prandelli tra Tottenham e Nazionale: in rialzo c'è Zac. Conte-juventini, fratture simili a Moratti-Mancini 2008. Inzaghi: il Sassuolo perde, la Primavera vince. Fuorigioco Icardi: Bonolis si eclissa

Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dopo le esperienze professionali di carta stampata (La Notte e Il Giorno) e televisive (Telelombardia, Telenova, Eurosport), dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.
22.02.2014 00:00 di Mauro Suma   articolo letto 27830 volte

Gli ultimi rumors dal fronte Nazionale azzurra segnalano un Cesare Prandelli tutt'altro che distante dalla panchina dell'Italia nel futuro post-brasiliano. Il Ct ha ancora tutte intatte le possibilità di rimanere dov'è anche dopo il Mondiale, nonostante questa sia la classica competizione che può condizionare in un senso o nell'altro qualsiasi orientamento. Tra addetti ai lavori, nel caso in cui Prandelli dovesse lasciare l'azzurro, si parla molto del Tottenham come possibile destinazione per l'ex tecnico viola. Tifoseria calda come quella di Firenze, una città prestigiosa come Londra, un progetto vivo e in ascesa come quello che Cesare avrebbe desiderato in viola negli anni in cui si sfilò dai Della Valle. Per il momento, solo voci. Dovessero essere in qualche modo confermate e dovesse Prandelli lasciare Firenze, ecco che la sorpresa Zaccheroni è dietro l'angolo. Romagnolo, stimato da Arrigo Sacchi, la Zac-nomination è data in ascesa per il futuro della Nazionale azzurra. In soldoni, Prandelli 50 per cento, Zaccheroni 30-35 per cento e Allegri 15-20 per cento. Questo il borsino finale, ad oggi.

Ma chi gliel'ha fatto fare ad Antonio Conte, che ha costruito una corazzata dalle ceneri di due settimi posti, di tenersi dentro per tanti anni quella cosa con Fabio Capello. Quale cosa? 2004...Capello diventa allenatore della Juventus e Conte smette di giocare, ci siamo capiti. Antonio, anche se ha un carattere clamorosamente diverso da quello di Carletto, doveva fare come Ancelotti: riderci su, sornione. Come ha fatto l'ex rossonero entrato in campo nella sua gara del passo d'addio, nel 1992, contro il Verona a San Siro, grazie ad Aldo Serena...Insomma, la vita è un fiume che scorre, goditi i successi e dimentica le arrabbiature. Ma Conte è Conte. Deve però, mi permetto, stare attento Antonio. E' così bravo a prefigurare spauracchi sulla strada del suo terzo strameritato Scudetto (adesso anche l'unico allenamento prima del derby...) per tenere alta la soglia dell'attenzione della squadra, che magari i fantasmi si materializzano davvero. Gli juventini non mandano giù quella frase che gli è scappata sui due scudetti revocati. L'hanno apprezzata gli interisti, ma non gli juventini. Eppure è una di quelle frasi che segnano. Un po' come quella di Roberto Mancini, non sarò più l'allenatore dell'Inter, dopo la gara in casa con il Liverpool del 2008. Dopo quella uscita-choc, i nerazzurri riuscirono nell'impresa di rimettere in discussione uno Scudetto già vinto. Non sarà così per la Juventus, ma bisogna stare attenti.

Pippo Inzaghi era stato richiesto dal Sassuolo, come tutti sanno. E aveva impressionato molto e in positivo i dirigenti emiliani durante i colloqui intercorsi. Ma il Milan ha fatto di tutto per tenere legato a sé Superpippo, ed è probabilmente in quel momento che è nato il successo rossonero al Torneo di Viareggio. Inzaghi però è un gruppo elettrogeno sempre in funzione, sempre carico, sempre pronto, sempre reattivo. Quanto mai concentrato. E mentre cura tutti i dettagli dell'organizzazione del gruppo della sua Primavera, un occhio al Sassuolo lo butta certamente. E fra sé e sé, è pressochè certo che abbia pensato, dopo la chiusura del mercato di Gennaio: Sassuolo 3 sconfitte consecutive, Milan Primavera 5 vittorie consecutive. Inzaghi, sempre acceso.

I tifosi del Milan immaginino per un attimo cosa sarebbe successo se fosse stata la squadra rossonera a vincere 2-1 al Franchi, con un gol in fuorigioco come quello di Icardi. Come minimo, il solito collegamento e il solito Bonolis. Con tanto di battute, scenari, allusioni, espressioni allibite. Invece, il gol in fuorigioco l'ha fatto l'Inter e tutto va bene. Cose che succedono. Ma non solo in Campionato. Anche in Europa: dopo il rigore di Amsterdam su Balotelli, gli sportivi e i bonolisiani hanno passato mesi a far battute sul rigore per il Milan. Salvo poi dimenticarsi di quello che è appena accaduto sotto i nostri occhi: in Milan-Ajax, qualificazione a rischio, per l'espulsione di Montolivo dopo 20 minuti per un fallo, durante una azione di gioco, su Poulsen che dopo l'episodio continua la sua partita come nulla fosse. In Milan-Atletico, invece, Insua, a gioco fermo, con le due gambe a tenaglia, manda in infermeria De Sciglio. Risultato: Montolivo squalificato per altre 2 giornate, Insua grazie e arrivederci. Senza parlare del rigore su Poli. C'è voluto tutto lo charme, tutta la classe e la superiorità di Clarence Seedorf per non soffermarsi su questi "dettagli" arbitrali. Ma chi, fuori dal campo, disegna complotti sempre dalla stessa parte, non faccia lo gnorri. E ne prenda atto. Anche perché, la stampa italiana ne stia certa, visti gli episodi e la garra degli spagnoli a San Siro, si prepara un bell'ambientino al Vicente Calderon...Toccherà al Milan rimanere calmo e lucido come a San Siro. Perché contro il Tottenham, per il sangue caldo ma in buona fede di Rino Gattuso, si perse due volte, in campo e fuori. Contro l'Atletico, solo in campo e solo per un episodio. Il ritorno può essere molto più equilibrato di quel che si possa pensare oggi. A patto che sia equo e attento da ambo le parti. E con un quarto uomo più esperto, se possibile.


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