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Editoriale

Primavera Cutrone e Primavera Merrill Lynch. Juventus europea, stampelle e pareggio. Napoli provinciale, limiti e sconfitta

17.02.2018 00:00 di Mauro Suma   articolo letto 1431 volte

Dalla Primavera rossonera arriva Patrick Cutrone e alla Primavera come stagione prossima ventura guarda tutto il Milan che sta lavorando per la propria nuova struttura finanziaria pre-Elliott e, possibilmente, post-Elliott. Insomma, pre ottobre 2018. Ci sono grandi novità in vista e il lavoro prosegue fitto fitto, ma vivaddio con maggiore tranquillità grazie al fatto che il Milan va in campo da squadra, corre da squadra e ottiene risultati da squadra. Nè più nè meno come Inter e Roma, il management del Milan potrebbe creare nei prossimi mesi una nuova società, sana, in iper attivo, con le sole voci di ricavo del Milan. Non per generare dividendi per l'azionista, ma per contribuire a colmare il debito del Milan. Come? Attirando finanziatori. Con chi? Con Merrill Lynch che non sarà il prossimo avversario del Milan in Europa League, ma il mega-advisor bancario che potrebbe intervenire sul debito del Club rossonero anche con più soldi di quelli che servono per rimborsare Elliott. Questo potrebbe avvenire proprio grazie alla costituzione di questa società che si potrebbe aggiungere alle attuali Milan Entertainment, Milan Real Estate e Milan China, o anche prendere il posto di una di queste. Riuscirà il Milan entro la prima metà del mese di Maggio ad entrare in possesso anche di una quantità di denaro superiore a quella di cui si è sempre parlato fino ad oggi, in ottica fondo Elliott? Molto dipenderà dall'esclusiva di Merrill Lynch, che ha mandato unico e una metodologia diversa dagli altri: fa l'advisor e va sul mercato, trova investitori in serie, declina il debito a livello di sindacato mettendo attorno al tavolo fondi di tutto il mondo. Sia per la nuova società che per soddisfare le esigenze in chiave Elliott, si respira clima positivo, da cauto ottimismo. Certo, in questo momento la squadra aiuta. A lavorare senza profezie di sventura che svolazzano da tutte le parti. Il circolo adesso è virtuoso: come sempre nel calcio quando la squadra corre e segna, risulta credibile il lavoro delle scrivanie. Che poi è lo stesso di quando si hanno delle difficoltà in campo, la differenza è solo sul come viene comunicato e, fra gol fatti e gol non presi, l'umore mediatico è girato in terreno positivo. Adesso si può anche trasmettere un concetto, perchè fermo restando che il Milan non ha ancora fatto assolutamente niente, adesso c'è maggiore disponibilità generale ad ascoltare, tra un risultato e l'altro: 230 milioni spesi sul mercato vero. Vero: ma 70 milioni di mercato in uscita, 200 milioni almeno di valore per il Milan derivante dai rinnovi di Donnarumma, Suso, Cutrone, Calabria e Plizzari. E un segnale a tutte le istituzioni sportive e finanziarie che contano: con la stabilità del mercato di gennaio, il Milan non è andato a spendere, a spandere, a cercare avventure, ma ha continuato a lavorare a credere in quello che aveva fatto in estate. Ai detrattori è rimasto in ostaggio solo Andrè Silva. Ma il Milan spera di andare a liberarlo il prima possibile. Smile.

Barzagli, Cuadrado, Matuidi e Dybala. Aveva fuori tutta una spina dorsale, Massimiliano Allegri, contro il Tottenham. C'era negli anni Ottanta un tennista spesso avversario della grande Italia di Panatta e Bertolucci in coppa Davis, ovvero il ceco Tomas Smid. La divina telecronista Lea Pericoli aveva un modo impeccabile per definirlo: un pesciaccio. Non un giocatore di grande qualità, ma fra quantità, continuità e qualche guizzo, era sempre un problema. Ecco, senza mezza squadra titolare, Allegri è andato ad affrontare il "pesciaccio" Tottenham segnando dal suo punto di vista 4 gol in un tempo. Non siamo impazziti, due gol sono finiti a referto. Gli altri due, che erano gol a loro volta, sono finiti a fil di palo e sulla traversa. Ma lì qualsiasi allenatore non può intervenire. Juventus-Tottenham è stata una battaglia europea, da classica Champions League dei nostri giorni. Una partita intensa, nella quale abbiamo capito che il Tottenham ha un ottimo centrocampo e una pessima difesa. Proprio così, l'andata di Torino ci ha fatto capire molto del Tottenham, che sarà grosso modo lo stesso a casa sua, al ritorno. La Juventus no, la Juventus, tra un recupero e l'altro, tra campo largo e maggiore consapevolezza dell'avversario, promette di essere molto meglio al ritorno. "Quanto" meglio, determinerà il passaggio del turno dell'una o dell'altra squadra.

Ennesima prova della ostentata latitanza europea del Napoli di Sarri. Il primo tempo del San Paolo contro il Manchester City non vale e non regge, rispetto alle sconfitte di Donetsk e di Rotterdam. Rispetto ai 6 gol subiti dal Manchester City. E adesso rispetto anche a quella partita mozzarella contro il Lipsia che ha un sapore ben diverso alle partite, nobili e sfortunate, perse a loro volta da Lazio e Atalanta nel turno settimanale di Europa League. Il Napoli non deve condannare se stesso ad una dimensione provinciale. Oggi, il calcio è sempre calcio. Non solo quando pare e piace a te. Altrimenti il patto Scudetto, rischia di essere "solo", sì "solo", una ossessione Juventus sul cui altare si sacrificano fior di figuracce a tutte le latitudini dell'Europa calcistica. Il capolavoro di bilancio e il capolavoro di gioco di cui è protagonista il Napoli di questo ciclo, non può rischiare di essere rovinato così. E' perfettamente inutile andare a caccia di responsabilità, di mercato o psicologiche, di scelte economiche o tattiche, ma non c'è nulla di folle nel tornare in campo il giovedì sera in Europa dopo aver giocato il sabato sera in campionato. Cinque giorni pieni di recupero e poi si va in campo con la formazione tipo contro il Lipsia. Una gara internazionale che contribuisce a costruire, o contaminare, caro presidente De Laurentiis, quel prodotto calcio italiano che poi bisogna vendere nei format dei diritti tv esteri...Poi, dopo il Lipsia, si vede chi recupera e chi meno per la Spal. Senza follie e senza ossessioni. Ma davvero.


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