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Pro e contro del Sarrismo di Torino. Gattuso, tattico perfetto (piaccia o no). Roma allo sbando, Petrachi ultima "vittima"

Pro e contro del Sarrismo di Torino. Gattuso, tattico perfetto (piaccia o no). Roma allo sbando, Petrachi ultima "vittima"TUTTOmercatoWEB.com
lunedì 22 giugno 2020 00:00Editoriale
di Michele Criscitiello
Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb

Dopo due mesi, finalmente, scrivo senza pensare al tema. Per troppe settimane bisognava pensare e ragionare. Non c'era nulla che potesse attirare l'attenzione della gente. Non potevi parlare di mercato e il calcio era fermo da troppo tempo. Inutile ripetere le stesse cose delle puntate precedenti. La riforma serve subito e non tra un anno, per salvare i club che sono sul lastrico e per evitare cause in tribunale. Gli spettatori allo stadio devono tornare subito, seppur gradualmente, e il calcio in chiaro è stata l'ennesima beffa per il Governo che si è andato a schiantare contro una stessa legge dello Stato ed è stato, giustamente, l'Antitrust a far rispettare le normative che il Governo voleva infrangere. Parliamo di calcio e contenuti ne abbiamo.
Sarri è finito sul banco degli imputati. Giustamente, se sei alla Juventus e perdi due Coppe su due con Lazio e Napoli. Hai un punto di vantaggio in campionato e di calcio champagne abbiamo visto poco, o forse nulla. L'interruzione della stagione ha penalizzato notevolmente Sarri che è uno che deve seguire una prassi consolidata per far rendere al meglio la sua squadra. C'è, però, un paradosso in quello che abbiamo visto contro il Milan ma soprattutto contro il Napoli. Sarri fa fatica, molta, quando deve far ruotare molti giocatori. Accadeva anche a Napoli, perché lui ha bisogno sempre degli stessi 11. In azzurro quando, per squalifica o per infortunio, ne perdeva due su undici già si vedeva un altro Napoli. Alla Juventus, più o meno, va così, con l'aggravante che per seguire la metodologia di Sarri serve applicazione e, invece, tanti campioni non sono più disposti a sacrificarsi. Vogliono vincere. Stop. Sarri ha la cultura del lavoro, meno della gestione. Ha sempre lavorato in categorie inferiori e ha insegnato calcio a gente che si applicava ed ascoltava. Non parla la stessa lingua dei big. Paradossalmente, ma poi entreremo nel merito, quel tipo di allenatore che servirebbe alla Juventus oggi è a Napoli. Uno come Gattuso, invece, sa parlare meglio la lingua dei campioni, ai quali interessa solo vincere. Perché è la stessa lingua che ha parlato, per anni, al Milan e in Nazionale. Sono due modi e mondi diversi di fare calcio. Mercoledì scorso si è visto tutto questo. Sarri è partito con un 4-3-3 ma, durante l'azione di costruzione, si passava al 3-5-2 per cercare di abbattere il muro napoletano. Cuadrado, da terzino, si accentrava diventando il terzo centrale per provare ad avere un miglior palleggio, sperando di avere più sbocchi centralmente o esternamente per sfruttare la qualità di Douglas Costa, Ronaldo e Dybala. Douglas Costa da esterno offensivo si apriva, in fase di sviluppo, a fare il quinto e nello stesso tempo Alex Sandro saliva sulla linea di centrocampo portando Ronaldo e Dybala a fare le due punte. Gattuso, che scemo non è anzi, ha chiuso tutti gli spazi con un 4-5-1 in fase di non possesso lasciando spazi solo lateralmente: il male minore. Gattuso ha tolto qualità alla Juve, ha tolto metri e ha negato gli 1 contro 1 a Sarri. Ha solo concesso cross dagli esterni ma che non hanno portato ad alcun vantaggio ai bianconeri, non avendo in area di rigore gente come Higuain, Milik o Mandzukic. Gattuso si è sistemato dietro coprendo ogni buco e ha tolto tutta l'inventiva ad una Juventus che non aveva metri per saltare l'uomo o per creare gioco. Di fatto ha tolto ossigeno e idee a Sarri. Certo, per fare questo, serve un grande sacrificio da parte di attaccanti e centrocampisti; quello che Gattuso ha ottenuto entrando nella testa dei calciatori. Decisivo il lavoro fatto da Insigne e Callejon/Politano. Gattuso, rispetto a Sarri, a Napoli fa un lavoro diverso. Sarri aggrediva sempre alto, allo sfinimento, andava a prendere gli avversari altissimi, mentre Rino con grande spirito di sacrificio ha dato un'umiltà diversa a questa squadra abbassandola di qualche metro e difendendo in maniera perfetta negli ultimi 30 metri e quando occorre anche 20 metri.
A Roma, invece, stanno facendo i soliti pasticci. Pallotta brucia soldi e direttori sportivi come Zeman brucia le sigarette in una giornata tranquilla al mare. Petrachi avrà potuto sbagliare qualcosa e anche più di qualcosa, ci mancherebbe, ma sospendere un Direttore Sportivo arrivato da 8 mesi a Roma, con altri due anni di contratto, è ingiustificabile. Se ha sputato in faccia a Pallotta capisco e diamo ragione alla Roma, ma - siccome Pallotta di persona è difficile vederlo - diventa difficile anche macchiarsi di una simile colpa. Cosa avrà fatto di così sbagliato Gianluca Petrachi? E' entrato nello spogliatoio di Reggio Emilia, errore. Ok. Ha sbagliato qualche calciatore? Tutti li sbagliano ma lui molti li ha indovinati e ha abbassato anche, nettamente, la media della squadra. Non ha raggiunto qualche obiettivo dichiarato? Non ci sembra. Semplicemente Petrachi è l'ennesima vittima di una società che a Roma sta facendo perdere la pazienza a tutti. Petrachi non è simpatico alla stampa e non lo è neanche a me 8 volte su 10. Ai tempi di Torino non ci siamo rivolti la parola per due anni e non ho bisogno delle notizie di Petrachi per giudicare il lavoro di un Direttore. Ha un carattere che deve cambiare quanto prima, ha parlato in conferenza stampa a volte al vento, ma per licenziare "per giusta causa" un Direttore Sportivo con un triennale serve davvero una giusta causa. Ribadisco: non parlo per amicizia perché Petrachi non è un mio amico. Credo che alla Roma si dovrà trovare, quanto prima, una soluzione. Una società che licenzia il DS ad una settimana dalla ripresa del campionato, in Italia, forse non la troviamo neanche in Eccellenza. Almeno spiegateci il perché in maniera vera e, probabilmente, ci convinceremmo del contrario. Petrachi ha commesso un grande errore, questo sì: lasciare il Torino! Le coppie che funzionano devono andare avanti, sempre o quasi. Capiamo il fascino del club ma oggi un Direttore Sportivo deve scegliere la società per il Presidente e non per il nome della squadra. Così come gli allenatori devono decidere la squadra per il Direttore Sportivo che trovano e non per la piazza nella quale vanno ad allenare.
Buona settimana e buon calcio a tutti. Era ora!

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