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Editoriale

Processo a Milano, ex capitale del calcio senza idee. Un nome concreto per raddrizzare l'Inter (ma Mancini ha un destino diverso). Milan: le due strade che segneranno il futuro di Inzaghi e il "faro" in arrivo. Le mosse da Champions di Juve e Roma

Nato a Milano il 3/7/1978, laureato in Scienze ambientali presso l'Università dell'Insubria di Como, da ottobre 2008 è Capo Servizio Sport presso il quotidiano "Libero". Opinionista Rai, TeleLombardia e Sportitalia
09.12.2014 00:00 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 43296 volte
© foto di Federico De Luca

Trenta e passa cose sentite nei peggiori bar (sport) di Caracas nelle ultime 24/36 ore a proposito dei casini di Inter e Milan.

1) Allora la colpa non era di Mazzarri.

2) Io sono sempre stato dalla parte di Mazzarri.

3) Io sono Mazzarri.

4) Mancini in realtà è un mercenario.

5) Mancini se ne sbatte perché tanto ha un contratto che gli permette di andarsene quando vuole.

6) Mancini in realtà se n'è già andato.

7) Mancini si deve dimettere se è un uomo.

8) Mancini ha firmato, ma per finta: lascerà il posto a Mihajlovic.

9) Stramaccioni è meglio di Mancini e Mazzarri.

10) Era meglio tenere Stramaccioni.

11) In realtà l'Udinese è allenata da Stankovic, non da Stramaccioni.

12) Stankovic è meglio di Stramaccioni, Mancini e Mazzarri.

13) L'allenatore non conta se non hai i giocatori.

14) L'allenatore conta solo se è Mourinho.

15) Thohir non comanda, comanda Moratti.

16) Moratti non comanda, comanda Thohir.

17) Thohir deve cacciare i soldi.

18) Thohir deve cacciare Moratti e i soldi.

19) Thohir in realtà è venuto in Italia per fare degli affari che non posso dire, ma dell'Inter non gliene frega una cippa.

20)Thohir deve andare fuori dalle balle e regalare la società a Moratti.

21) Inzaghi non ci capisce una mazza.

22) Inzaghi è bravo, ma troppo aziendalista.

23) Seedorf era meglio di Inzaghi.

24) Quando c'era Seedorf si vinceva.

25) Quando c'era Seedorf la formazione la faceva Galliani e si vinceva.

26) Se quando c'era Seedorf la formazione la faceva Galliani e si vinceva, allora perché ora la formazione non la fa Galliani e si torna a vincere?

27)Inzaghi subisce i diktat di Berlusconi.

28) Berlusconi deve cacciare i soldi.

29) Berlusconi vuole una punta sempre in campo e Inzaghi vuol fargli credere che Menez sia una prima punta anche se non lo è.

30) Inzaghi conta balle tipo "va tutto bene, è solo sfortuna".

31) Inzaghi si sta mazzarrizzando.

32) Chissà come godono Mazzarri e Seedorf.

33) W la Fidal (un appassionato di atletica leggera).

A parte "W la Fidal" le altre le ho sentite tutte per davvero, chiaro sintomo di un malessere devastante che serpeggia nella città del panettone. La situazione è brutta: tutti hanno ragione, tutti hanno torto, tutti pretendono si torni a spendere e spandere come ai vecchi tempi perché "se vuoi vincere devi comprare i campioni".
Partiamo da un presupposto: i campioni a Milano oggi non ci vogliono venire, non ci pensano neanche. Attaccati al grano come sono, sentono l'odore della miseria come sapienti cani da tartufo. Accetterebbero la destinazione meneghina solo in caso di ingaggio esagerato, mastodontico, cosa che neppure prendiamo in considerazione per mere questioni legate alla logica. A Milano al massimo arrivano gli ultra-trentenni, i bolliti, quelli che sono stati qualcuno nel passato e provano a rifarsi una reputazione, nella peggiore delle ipotesi i mercenari decisi a sgraffignare gli ultimi quattrini della carriera. Tutta gente da scartare, insomma.
Milano non "tira" più perché non ha quattrini da spendere, ma soprattutto perché non ha lo straccio di un'idea, un progetto e la forza di dire ai propri tifosi una cosa banale ma difficilissima: la verità.

Sprofondo Inter
C'era una volta l'Inter, una squadra "pazza" per definizione che faceva errori e agli stessi sapeva rimediare. Ora no: se qualcosa va storto puoi star certo che non si raddrizzerà. In nome di una pur condivisibile "rivoluzione" si è scelto di buttare napalm sul passato: sono stati annientati "gli argentini" che fino a ieri erano il problema perché facevano "clan", ma oggi servirebbero come manna dal cielo perché magari ci fosse un "clan".
L'Inter non ha un leader neanche per sbaglio: Ranocchia è un bravo ragazzo e proprio per questo motivo non può essere condottiero. Il leader per definizione è figlio di buona donna, si impone col solo sguardo, ti convince con il carisma. Ranocchia se le cose vanno bene ha lo sguardo del pupo che va al cinema con la mamma a vedere "Doraemon" e se invece vanno male crolla come se gli avessero detto che l'Uomo Nero esiste per davvero. Ci sarebbe Handanovic, ma certe decisioni si prendono d'estate, mica a dicembre. Proprio d'estate si è scelto di rinnovare il contratto a un allenatore che ora non c'è più ma è (giustamente) bel sereno a libro paga. Con lui si è organizzato il mercato, per lui si è costruita una squadra che somiglia a Mancini come Valentina Nappi somiglia a Suor Germana.
E ora tutti sono certi: le colpe non erano di Mazzarri, semmai del club. E vale tutto e il contrario di tutto perché, diciamolo, le colpe erano certamente anche di Mazzarri, ma soprattutto di un club ormai senza identità. Mancini è l'ancora di salvezza, a lui deve essere chiesto di fare lo psicologo, il manager, il tuttofare, quello a cui si chiede la formazione ma anche quanti soldi ci sono in cassa. Alternative non ce ne sono perché è facile chiedere a Tohir di "spendere di più" (vedi Moratti) ma se poi i soldi li butti via allora tanto vale.
Diciamo le cose come stanno: a gennaio sotto le pressioni del tecnico arriveranno un paio di giocatori, forse tre per dare un senso al nuovo schema tattico, ma nessun celebrato fenomeno. Si proverà ad ottenere il prestito di Cerci, si cercherà un centrocampista degno di cotanto nome, ma diffidate da chi parla dei Kolarov, dei Lucas Leiva, dei Lavezzi, diffidate di tutti i giocatori che guadagnano più di 3 milioni di euro perché non arriveranno e chi ve li propina vi prende per il mulo. Se invece vi piacciono le favole allora ecco qua un manipolo di nomi in "orbita nerazzurra" che conosco solo io e potete spendere con gli amici per fare i fighi: Maicol, Stantoviz, Milipo, Saduel, Zabetti, Epo'o, Materassi, Cordota, Sbeijder. Per la panchina se Mancini dovesse crollare si pensa a tal Moulinho. Un sacco di balle, insomma.

Sprofondo Milan
Altro discorso sull'altra sponda del Naviglio. Al Milan una società c'è, è presente, esiste e porta un nome importante, ma attualmente è vittima di quella che chiameremo "sindrome della milfona scaduta", e cioè dell'ex bella figacciona che in nome di un passato da primadonna continua ad andare dal chirurgo plastico, a riempirsi di botox e puttanate, a pomparsi il culo e le tette. A quel punto l'effetto "Donatella Versace" è inevitabile. In certi casi molto meglio rassegnarsi e cambiare strategia: la chiappa s'ammoscia? Invece di pomparla, compra un pantalone più largo: magari qualcuno ci casca e due colpi te li dà.
Fuor di metafora, da Berlusconi in giù al Milan devono capire che le strade sono due: o il patron decide di ricominciare a spendere parecchio (ma giocare a "chi ce l'ha più duro" con gli arabi non avrebbe senso) oppure si decide di riorganizzare secondo il comandamento "spendere sì, ma con raziocino". Basta investire in giocatori con nomi altisonanti e resa miserrima, basta parametri zero (ma a gennaio potrebbe arrivare Diamanti), basta ingaggi senza senso, meglio investire sui cartellini, su giocatori non da prima pagina ma che magari un giorno se la prenderanno, la prima pagina.
Diciamola tutta: facile fare il giornalista e scrivere, difficile mettere in pratica. Questi son processi lunghi e il tifoso ha bisogno di risposte immediate, soprattutto da Inzaghi. Ecco, Inzaghi: probabilmente è azzardato e un po' precoce proporre il parallelo con Seedorf, ma è evidente che anche Superpippo deve cambiare atteggiamento. Le conferenze stampa pre e post partita del tecnico certificano un sempre più evidente processo di "Inzarrimento", l'allenatore che con fare alla Mazzarri vede cose che i tifosi non vedono. Dire "se avessimo segnato le cose sarebbero andate diversamente" significa cazzeggiare, diluire, rimandare. Con Seedorf certamente nello spogliatoio mancava l'armonia (lo dicono tutti, sarà vero), ma non certo i risultati. Dopo 14 partite l'olandese aveva raccolto 26 punti (8 vittorie, 2 pareggi, 4 sconfitte), Inzaghi 21 (5, 6, 3). E forse è vero, mancava l'armonia, ma è anche vero che ai tifosi frega nulla se negli spogliatoi qualcuno aveva il muso e qualcun altro col mister proprio non si trovava, ai tifosi interessano i punti e pazienza se arrivano col broncio di qualche giocatore un filo viziato.
Il resto son questioni di Champions: Juve e Roma si giocano l'accesso agli ottavi e almeno dieci milioni di euro da utilizzare sul mercato. La Signora ha le idee chiare: vuol piazzare Giovinco (si complicano le piste Fiorentina e Torino) e prendere un difensore. Rolando è la pista più facile, Schar del Basilea quella più complicata.
A Roma invece nulla è deciso: si aspetta il match di domani prima di prendere qualunque decisione. Nel frattempo siamo tutti in fibrillazione per il mito Garcia che dopo aver detto una grande verità ("Avrei preferito giocare contro Aguero perché è un grande") è in lizza per l'ambito premio "Cazzaro d'Oro 2014".
In chiusura, perdonatemi se sfrutto biecamente Tmw per pure questioni personali, ma ho reale necessità di dire quello che penso a una persona speciale.

Ciao.
E niente, mi manchi. Tanto, tantissimo.
E te lo scrivo qui, come fanno i ragazzini, perché in fondo non ho niente da nascondere.
Il fatto è che senza di te si fa fatica. E davvero non l'avrei mai detto. Tu che sei la cosa più lontana dalla perfezione, tu che vivi di errori e sempre mi fai arrabbiare, tu che inciampi su un filo d'erba ma ti rialzi come nulla fosse.
Mi emozionavi e non c'è altro da aggiungere, perché di persone come te è pieno il mondo, ma a me manchi te, mica le altre.
E quindi, dimmi: dove cazzo sei finito Jonathan?

(twitter: @FBiasin).


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