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Mercato di gennaio: da quale big i colpi più importanti?
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Editoriale

Qualcuno aiuti Spalletti: ecco di cosa ha bisogno l'Inter a gennaio. Milan, DNA Gattuso ma non credete ai miracoli. Tommasi in FIGC? Ha già distrutto la sua categoria. Gravina, unica soluzione credibile

Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb
08.01.2018 11:30 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 44086 volte
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

Spalletti se ne va in vacanza sbattendo la porta. Per uno come lui è stato già un miracolo aver aspettato il 5 gennaio prima di sbottare. Lo hanno preso, in estate, facendogli credere in una campagna acquisti che a Roma avrebbe potuto solo sognare. Gli hanno preso 4 rinforzi, di cui uno e mezzo buono, gli altri normali. Ha fatto un girone di andata che avrebbe dovuto fare il Milan, dopo la sontuosa campagna acquisti estiva, ed è anche poco quello che ha detto a Firenze. Non sono problemi di Spalletti se qualcuno prima di lui ha preso Joao Mario e Gabigol per cifre assurde bloccando, di fatto, il mercato in entrata dell'Inter. Oggi i paracarri vanno venduti e non si può pensare di non venderli solo perché nessuno li comprerebbe, giustamente, alla stessa cifra. I calciatori non idonei al progetto di Spalletti vanno ceduti. Adesso, non in estate. Con quei pochi soldi si deve tornare sul mercato. Perché lo sa anche la mamma di Luciano che a questa Inter serve, almeno, un centrale. Gennaio è arrivato con un tempismo perfetto. Spalletti ha consentito all'Inter di fare miracoli nel girone di andata ma il mercato di riparazione serve, appunto, a riparare. Se Suning ignorerà questo campanello d'allarme non potrà lamentarsi se a fine stagione sarà ancora fuori dalla Champions. E il rischio, con questa Lazio, è concreto. Non si può buttare a mare tutto quello che di buono è stato fatto. Si faccia l'autofinanziamento, si crei una minusvalenza, ma l'Inter questo mese deve rinforzarsi seriamente. La squadra non può andare avanti con 12-13 calciatori buoni e tutti gli altri non competitivi. Sabatini si è impegnato, in estate, e di più non poteva fare ma a gennaio si valutano i veri Direttori Sportivi. Quelli bravi tirano fuori dal cilindro il coniglio in condizioni di disagio. Servono almeno quattro calciatori a Spalletti. Ne arriveranno solo due o tre? Capiremo. Gli esterni sono un problema serio, manca un'alternativa in difesa e serve anche un centrocampista. Juve e Napoli, in Champions, già ci sono. Restano due posti e in lotta ci sono tre squadre. Inter e Roma sono sulla stessa barca. La Lazio è la vera outsider perché gioca bene, perché la squadra è forte e poi ha un Immobile che quando la stagione gira così può arrivare anche a battere il record di Higuain a Napoli. Se alla prima di ritorno hai già fatto 20 gol, non è detto che non arrivi a 36-37 a fine campionato. Sono numeri pazzeschi. E con questa gente, non fatemi pensare, non giocheremo il Mondiale... Lasciamo stare altrimenti Ventura sarà costretto a chiamare un Avvocato. Il calcio è bello e brutto per questo. Il mese prima sei un eroe, il mese dopo uno scappato di casa. Un mese fa l'Inter volava, il Milan era morto e sepolto. Premesso che, nonostante il periodo di crisi, è giusto che l'Inter si goda la sua posizione in classifica e il Milan pensi a lavorare per migliorare ancora tanto, oggi, in vacanza le due squadre vanno con spirito diverso. Il Milan inizia ad intravedere il lavoro di Gattuso. I geni del calcio, dopo Verona, parlavano addirittura di addio di Gattuso come se un allenatore potesse arrivare e cambiare tutto con la bacchetta magica. I problemi si risolvono solo con il lavoro. Gattuso anche in Primavera, quest'anno, all'inizio ha faticato e dopo - grazie al suo lavoro - ha risollevato la squadra, dopo un anno buttato via con Nava. La forza di Gattuso e del suo staff è il lavoro. La grinta di Rino è apparenza per giornalisti e fotografi. Per far felici i tifosi. Ma le urla di Gattuso sono solo l'ultima vera arma del suo staff. Dietro ci sono 18 ore di lavoro al giorno, movimenti, schemi e video. Ero contrario all'ipotesi Gattuso al Milan, così in corsa, perché avrebbe avuto solo da perderci. Ma è anche vero che era l'unica soluzione per bruciare qualche tappa. Fassone e Mirabelli devono dare a Gattuso il tempo di lavorare e di meritarsi la prossima stagione partendo da una situazione di normalità e non da una situazione vacanziera post Montella. Questo Milan deve lavorare sui movimenti senza palla, deve lavorare in fase difensiva dove i movimenti molte volte sono da categoria inferiore nonostante i tanti nomi in rosa, deve migliorare sulle palle inattive e ha bisogno di una mezzala di quantità come il pane. Perché il più grande errore commesso sul mercato è stato prendere tanti giocatori adatti a palleggiare ma nessuno, forse un po' Kessie ma neanche troppo, capace di legnare. Biglia potrà solo crescere, anche in vista del Mondiale, qualche doppione va ceduto, Abate e Antonelli non sono da Milan, e servono soprattutto centimetri e muscoli per migliorare questa squadra. Mirabelli può fare qualcosa a gennaio e deve farlo per mettere Gattuso nelle condizioni di far crescere questa squadra che - solo con il lavoro - potrà scalare posizioni in classifica. Non creiamo illusioni nei tifosi. Se Gattuso riuscirà a riportare il Milan in Europa League avrà fatto il miracolo. Poi ha altri due obiettivi: vincere la Coppa Italia e arrivare più avanti possibile in Europa. Allora la stagione da fallimentare sarà trasformata in positiva ed estremamente positiva se si considera l'anno zero, dove tutti possono sbagliare e dove Montella come premio ha trovato una bella squadra spagnola. L'avesse trovata prima avrebbe fatto un piacere al Milan.
Nel frattempo è iniziata la campagna elettorale per il prossimo Presidente Federale. Damiano Tommasi è il Grillo del calcio. Un Di Maio un po' più famoso che promette di raggiungere obiettivi impossibili ma soprattutto vuole risolvere i problemi del calcio, dopo che per anni non ha risolto quelli della sua categoria. Il calciatore che guida la Federazione è fumo negli occhi. Un bravo calciatore non ha in automatico le competenze per fare il politico. Vedete come è finito Platini in Uefa. Altrimenti davamo la Fifa a Maradona. Immaginate un po'. Sì, ma era un Campione. Tommasi, finora, ha perso tutte le sue battaglie politiche. Prima appoggiando Albertini, poi Abodi. Adesso tenta la scalata diretta. Ma attenzione al "non c'è due senza tre". La categoria che rappresenta, quella dei calciatori, è la più disastrata di tutti. Non ha risolto problemi ai calciatori ma li ha creati. Partiamo da un presupposto. Quando parliamo di calciatori cancellate dalla testa Buffon, Chiellini, Immobile etc etc. Quelle sono delle star che guadagnano vagonate di soldi ma rappresentano una piccola, piccolissima percentuale degli iscritti all'AIC. I calciatori sono quelli di B e C. Sono i disoccupati. La percentuale più alta è rappresentata da quelli che prendono, se li prendono, 1.200 euro al mese. Quelli che, per colpa di queste regole che l'AIC non ha saputo combattere, a 23 anni sono già fuori dal campo. Per non parlare dei portieri che a 22 anni sono già tutti disoccupati perché in porta "ci va l'Under". Questi sono i calciatori che dovevano essere tutelati dal proprio Presidente e, invece, sono stati ignorati perché il Presidente era impegnato a fare politica e a rappresentare se stesso più che la categoria. E cosa fanno i calciatori a fine carriera? Anche quelli che guadagnano bene, non le stelle, molte volte finiscono senza soldi e senza lavoro, con una depressione per non saper far nulla il giorno dopo aver smesso di giocare a calcio. I calciatori facciano i calciatori, i politici del pallone facciano la politica. Ma mandiamo al potere solo chi è capace. Potrebbe candidarsi, non è ancora detto, il Presidente della Lega Pro, Gravina. Sarebbe un nome e una figura vincente. Un uomo di sport ma allo stesso tempo imprenditore. Perché la FIGC, alla fine, è un'azienda. Gravina ha tutte la carte in regola per cambiare il sistema e, adesso più che mai, serve un Presidente che attui le riforme. Non con le parole ma con i fatti. Gravina è abbastanza folle per fare tutto ciò. Contro tutto e tutti.


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