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Editoriale

Quando una nave (Juve) ha aperto la strada, per le barche è più facile seguirla... Milan e Inter, occhio alle scelte

Nato a Magenta il 28/4/1974, giornalista professionista dal 2001. Vanta collaborazioni con diverse testate web e cartacee, oltre ad esperienze da telecronista. Opinionista Campionato dei Campioni. Direttore del mensile cartaceo CALCIO2000
06.05.2015 00:00 di Fabrizio Ponciroli   articolo letto 46557 volte
© foto di Federico De Luca

Un modello vincente non è mai frutto del caso. Nello sport e, più specificatamente, nel calcio, puoi vincere, aiutato dalla dea bendata, una volta ma, se ti ripeti, allora significa che, alla base, c’è una strategia vincente. In Italia, almeno quella di oggi, c’è un solo modello vincente: la Juventus. La conferma anche contro il colosso Real con i bianconeri che non hanno indietreggiato di un sol centimetro… Numeri alla mano, nessuno si può neppure avvicinare alla Vecchia Signora. Ha una casa tutta sua, ha una società sana e
lungimirante alle spalle, ha un blocco di italiani di valore internazionale, ha stranieri utili alla causa, ha sempre l’allenatore giusto al posto giusto e sa anche coltivare e scegliere i campioni del futuro. E dire che Torino, intesa come città, non dista poi tanto da Milano, anzi… Fino a pochi anni fa, la distanza era solo misurabile in chilometri, ora il distacco è abissale. Milan e Inter sembrano società in ritardo sulla tabella di marcia di anni, quasi decenni. Milan e Inter, i club che, proprio insieme alla Juventus, rappresentano il cuore pulsante del nostro tifo, ridotte a comprimarie. Ma c’è speranza di rivederle ai fasti di un tempo? Sì, ad una condizione: copiare i bianconeri. Non ci sono altre strade signori, o si prende esempio da chi ha scovato la formula vincente o si resta fermi al palo. E che sia chiaro: basta che una delle componenti venga meno e il successo sarà arduo. Un giorno e l’altro pure sento personaggi illustri riempirsi la bocca disquisendo del nuovo (o ristrutturato San Siro). Si spera che non siano parole al vento (il Palalido giace in disgrazia, nonostante mille rassicurazioni ad Armani). Sul fronte “società sana” l’impegno è lodevole, ci si augura che, presto, arrivino i frutti. Preoccupato sulla questione “blocco italiani”. Il Milan ci sta provando con scelte rivedibili, l’Inter barcolla nel buio, tanto che si sentono solo grandi nomi stranieri per la Beneamata che verrà (ma anche l’Inter del Triplete era imbottita di stranieri, anche se uno zoccolo duro, seppur argentino, c’era). Stranieri utili alla causa? Beh, con gente a parametro zero si fa fatica a costruire e
quando punti su giocatori troppo in là con l’età ancor di più (Touré forte ma non è un ragazzino alla Pogba…). Allenatore giusto… Mmmm, bel problema. L’Inter pare decisamente messa meglio, visto che Mancini sa come si fa a vincere. Fronte Milan, l’importante è che si smetta con il Made in Milan, decisamente funziona poco… E quindi, come siamo messi? Non bene, ammettiamolo. Il cambio di proprietà (dato per scontato che, alla fine, Berlusconi cederà il giocattolo, più una speranza che una certezza) potrebbe aiutare entrambe le realtà. Thohir sta imparando, a proprie spese, cosa significa fare business in Italia, Lee, Bee o chi sarà lo capirà a sua volta (e con Berlusconi al fianco, dovrà scoprirlo in tempi
rapidissimi). Perché non parlo di Roma, Lazio, Fiorentina e Napoli? Semplicemente perché credo che, guardando alla loro storia, stiano già facendo un ottimo lavoro. Troppo spesso ci si dimentica di dove erano queste società solo qualche anno fa. Milan e Inter dominavano in Italia e in Europa, la Roma vagava alla ricerca di se stessa, la Lazio ha rischiato di scomparire, Napoli e Fiorentina sono risorte. Quindi, per loro, il progetto è già a buon punto e tutto quello che verrà, sarà di guadagnato…


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