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La Giovane Italia
Editoriale

Record! Italia nella storia! Mai era stata cosi a lungo senza segnare, è la peggiore serie negativa in 120 anni. Costacurta prenda coscienza del ruolo da commissario, non da opinionista

Inviato di beIN Sports, opinionista per la CNN, ogni settimana presenta la Serie A in 31 paesi stranieri
28.03.2018 10:00 di Tancredi Palmeri  Twitter:    articolo letto 23854 volte

La cosa positiva è che probabilmente non torneremo a parlare di Nazionale fino al 20 maggio. E considerato il sangue marcio che ci sta provocando, non può che essere un bene.
Ma non illudiamoci, perché quest'estate l'amarezza del Mondiale ci esploderà in faccia e non potremo farci niente. Però insomma, questo lo sapevamo già.

L'Italia però è riuscita a entrare nella primavera/estate del suo scontento stabilendo un record tristissimo, un record mai visto in 120 anni di storia della Figc, o meglio in 108 anni di partite della storia della Nazionale: record di digiuno di gol, con il computo arrivato a 374 minuti, battendo il precedente record di 360 minuti stabilito nel 2011.
Queste le peggiore sei serie negative:
374 minuti - 2018
360 minuti - 2011
354 minuti - 1975
354 minuti - 1989
347 minuti - 1987
327 minuti - 2009

In sé, forse, il record non significherebbe nulla, visto che in passato ha riguardato tanto cicli positivi come negativi. Il problema è che spesso alla carestia di gol almeno si contrapponeva la solidità difensiva, mentre stavolta prendiamo gol in tutte le maniere, compresa l'ultima concessione dilettantesca all'Inghilterra: un gol francamente del quale non ho memoria di un simile precedente a proposito dell'Italia, almeno non negli ultimi 30 anni.

E questo porta al problema generale: stiamo svaccando, al di là del pareggio finale, al termine però di una prestazione pure peggiore di quella vista contro l'Argentina. Stiamo andando ancora più in basso di quanto non ci abbia trascinato lo shock svedese, e una cosa simile all'Italia non era mai successa.
E non era mai successa perché almeno bisogna riconoscere che le crisi in passato sono sempre state accompagnate da equivalenti incazzature in Federazione, con conseguente innalzamento a livelli di guardia dell'attenzione nel clima attorno alla Nazionale.

Stavolta siamo stati costretti a sorbirci l'incredibile day-after di Costacurta dopo l'Argentina, con opinioni in libertà come un editorialista libero di dire tutto e il contrario di tutto, coronate dalla massima "Nemmeno Guardiola o Mourinho potrebbero fare meglio di Di Biagio", analisi che davvero nessun appassionato di calcio riesce a condividere, e sì che è difficile mettere tutti d'accordo.

Nessuno nega che non ci siano più campioni in Italia, ma c'è sicuramente una generazione migliore di quella che aveva avuto a disposizione Conte agli Europei, quella con cui Andonio nostro era riuscito a spaventare l'onnipotente Germania.

E il punto è questo: abbiamo bisogno di dirigenti che si rendano conto dell'emergenza. Che si rendano conto che serve una misura straordinaria, e non che uno vale l'altro.
Abbiamo bisogno che Costacurta faccia valere il suo ruolo da vicecommissario straordinario e faccia dunque percepire la straordinarietà del momento, affinché la Figc elargisca un budget più alto per potersi assicurare uno dei tre possibili ct a disposizione. Risparmiare 5-6 milioni in più per non prendere Conte o Ancelotti adesso, potrebbe dopo costarne ancora di più, molti di più, se la notte azzurra dovesse continuare così o più buia.

Il dado è tratto (speriamo!). Ranieri non sembra fare parte dei giochi; Conte sarebbe la scelta migliore, ma è difficile competere con l'offerta da 11 milioni di € del PSG; Ancelotti potrebbe tornare in gioco, stufo delle incertezze versante Premier, ma dovrebbe accettare una riduzione di quasi l'80% dello stipendio.

Rimane Roberto Mancini. Apprezzato dal Coni. Propenso anche a tagliarsi lo stipendio, comunque non super proibitivo rispetto agli altri - circa 4.5 milioni di € - e comunque in uscita dallo Zenit, dove entrambe le parti sono rimaste deluse dal rapporto.
Forse Conte sarebbe meglio, ma la voglia e la qualità di Mancini non si discutono. E allora che sia, senza perdere ulteriormente mesi di tempo: un ritardo causato non solo dalla durata dei contratti in essere, ma dall'incertezza nel ricordarsi che in certi ruoli e in certi momenti servono pianificazioni, non opinioni.


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