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La Giovane Italia
Editoriale

Record negativo di Cristiano Ronaldo: era da 3 anni che non capitava. Roma e Napoli hanno già smesso di essere le anti-Juve. All’Inter serve una Wanda. Perché sono insensate le critiche alle convocazioni di Mancini

05.09.2018 00:00 di Tancredi Palmeri  Twitter:    articolo letto 24768 volte

Stiamo assistendo a qualcosa di raro a suo modo nella carriera di Cristiano Ronaldo, decisamente diverso da quello che ci aspettavamo. Non sono tanto - o non solo - le 3 partite a digiuno di gol. Perché la serie negativa di Cristiano è ancora più straordinaria se posta in relazione con il fatto che la Juventus la porta l’ha trovata e ripetutamente, ben 7 gol, un’ottima media in 3 partite.
Le 3 partite a digiuno di Cristiano fanno ancora più clamore: certo, perché è lui e ci ha abituati a ritmi realizzativi fuori dal mondo, ma anche perché la Juve i gol li ha fatti, e ha giocato contro avversari che te li fanno fare.
E’ proprio questo il raro evento nella carriera di Cristiano: che lui abbia assistito passivamente a 7 gol consecutivi segnati dalla propria squadra senza segnarne alcuno di questi 7. Una serie simile non gli accadeva da 3 anni, 28 agosto 2015, quando assistette ai 5 gol che il Real Madrid rifilò al Bernabeu in apertura di campionato al Betis, che si sommavano a due dei 7 gol segnati dal Madrid al Getafe all’ultima del campionato precedente. Una serie a cavallo tra mestizia e trionfo, tra l’ultima partita di Ancelotti con le merengue e la prima di Benitez a Madrid, nell’anno che dopo l’arrivo in corsa di Zidane avrebbe portato la prima delle tre Champions consecutive.
Significa qualcosa? Dobbiamo trarne preoccupazione, è un allarme? Calma, ovvio, Cristiano di gol ne farà tanti e tutti ancora crediamo che sarà il capocannoniere. Ma la questione non è soltanto che il portoghese tende a partire lentamente per carburare con il crescendo della stagione - che è anche vero. E non badate alla cantilena che è stata pompata in lungo e in largo su Cristiano autore del maggior numero di tiri in Europa.
Perché a ben guardare la maggior parte di quei tiri non sono stati in porta e soprattutto sono arrivati da fuori area, l’unico posto da dove Cristiano finora ha trovato spazio. E questo sì vuol dire qualcosa: perché in Italia giochiamo peggio che in Spagna, ma è vero che ci sappiamo difendere meglio, o quantomeno più strenuamente. Le aree di rigore sono un fortino protetto, dentro è difficile entrarvici soprattutto se sei una grande squadra e non ti liberi della marcatura, e Cristiano era abituato in Spagna a essere ripetutamente francobollato uno vs uno, che non è esattamente la più furba delle strategie contro un giocatore simile.
Inoltre c’è da aggiungere che Cristiano sistematicamente eleva il suo gioco in Champions (gioco, non soltanto la percentuale realizzativa) ma chi segue le vicende spagnole sa che già da qualche anno i tifosi madridisti si lamentavano del suo rendimento in campionato (non i gol, lì i numeri sono pazzeschi anche in Liga) accusandolo di aspettare sempre il pallone per tirare e di muoversi poco per la squadra.
Non significa nulla di catastrofico, perché Cristiano come detto rimane il favorito per il capocannoniere. Ma dovrà fare qualcosa di diverso nel campionato italiano per segnare ai suoi ritmi - qualcosa di cui peraltro lui è ampiamente capace.

Nel frattempo per fortuna o purtroppo è già finito il discorso su chi sia l’anti-Juve, che non è mai esistita. Non certo l’Inter, con un mercato similare ma con un gap strutturale più profondo. Le due che potevano provarci in virtù del recente passato erano Napoli e Roma. Ma la Roma si è scoperta ancora più incerta, sì con un buon mercato, ma come avevamo segnalato l’assenza improvvisa di due capisaldi come Nainggolan e Alisson avrebbe richiesto un dazio, e già lo si è visto in termini di peso a centrocampo e di punti netti portati dal portiere. Il Napoli invece sembrava, e sembra, l’unica capace di avere una sicurezza e tranquillità simile alla Juventus. Manca però la stessa profondità di rosa, ma soprattutto Ancelotti per quanto eccezionale rimane però comunque un allenatore nuovo che lavora per modificare armonicamente un sistema collaudato: ci sono degli automatismi che hanno bisogno di tempo, e questo varrebbe in qualsiasi occasione, dunque è un gap endogeno che il Napoli paga rispetto alla Juve, un ulteriore vantaggio per i bianconeri (come se ne avessero bisogno).

L’Inter rimane la solita bestia indomabile, in tutti i sensi. E chissà che Spalletti e i giocatori non abbiano bisogno di una figura particolare in società. Perché va bene la sicurezza economica, ma qualcuno che si possa mettere anche nelle condizioni di proteggere i giocatori e farli rendere al meglio. Del resto, l’Inter quando ha vinto l’ha sempre fatto grazie alla presenza di una figura così tetragona, capace di assorbire le pressioni. Spesso è stato un allenatore stesso. Vista la maniera in cui Wanda Nara si è districata tra le trame di Tiki Taka, facendo provenire dalla sponda nerazzurra fendenti arguti come non si vedeva da tempo, manco fosse una novella Boniperti e con un paio di uscite che avrebbero fatto spuntare il ghigno all’avvocato Prisco, chissà che allora un domani non si rendano conto che una figura così potente e così sottile all’Inter ce l’hanno in casa. Certo, non è fantacalcio: è anche di più. Ma dal punto di vista massmediatico per l’Inter ha fatto di più Wanda Nara in mezza serata che tante dichiarazioni di facciata dei dirigenti in svariati mesi.

Venerdi inizia la Nations League, e il dio del pallone solo sa quanto la stiamo aspettando, con la carestia di Nazionale che abbiamo avuto. E’ una bella idea, perché le amichevoli sono una perdita di tempo, ed è un trofeo discretamente importante: per come è strutturato, e per come è destinato a durare nel tempo. Non è come la Confederations Cup, un torneo estivo a cui a volte venivano inviate le seconde scelte. La Nations League sarà il meno importante dei trofei per nazioni, ma con la sua dignità di trofeo. Un po’ come l’Europa League in Europa e la coppa nazionale a livello domestico.
Dunque rilevante. Anche per costruire. Per questo sono davvero risibili le critiche a Mancini per le convocazioni: dovunque è andato, il Mancio ha sempre aggregato qualche Primavera al gruppo principale, in maniera da farlo lavorare con la Prima Squadra. Ne ha chiamati 31 di giocatori per le partite contro Polonia e Portogallo, e quei 4-5 giovani come Zaniolo e Pellegri devono essere visti proprio in questo senso: giovani ancora non importanti per l’Under 21 (altrimenti li avrebbe lasciati là) ma che potranno essere importanti per l'Italia in futuro, ma che hanno bisogno del contatto con i grandi per imparare e svezzarsi.
Si può pensarla come si vuole, ma almeno si renda l’onore della consapevolezza del proprio lavoro a Mancini. Per una volta poi che c’è qualcuno che pensa a come lavorare con i giovani avendo un metodo…


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