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Se solo potessimo tornare a dieci giorni fa. Ma la storia, adesso, siamo noi

Se solo potessimo tornare a dieci giorni fa. Ma la storia, adesso, siamo noiTUTTOmercatoWEB.com
mercoledì 04 marzo 2020 08:38Editoriale
di Tancredi Palmeri

Esattamente un mese fa, dopo aver passato vari giorni a documentarmi sulle notizie dalla Cina in merito alla rapida diffusione del coronavirus, dopo essere venuto in possesso della circolare del Ministero della Sanità alle strutture sanitarie, e dopo aver letto settimane di comunicati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità in cui l’istituzione internazionale ripeteva l’allarme ai paesi del mondo - e questo nonostante l’ente notoriamente fosse conosciuto come estremamente prudente - decisi che non avrei mai commentato in merito al coronavirus non avendone né le competenze né l’autorevolezza, ma decisi che sul mio account Twitter avrei giornalmente raccolto e pubblicato i dati su nuovi contagi e decessi, che da inizio gennaio fino a metà febbraio sono stati in misura esponenziale in Cina. La speranza era riuscire a sensibilizzare quanto il rischio fosse reale e serio, e che si capisse come la strategia di contenimento suggerita dall’Oms fosse l’unica possibile.
Un mese dopo, purtroppo, viviamo in un presente già differente rispetto alla realtà in cui eravamo solo dieci giorni fa. Solo in alcune parti d’Italia finora, ma il timore diffuso e sostenuto dagli studi è che lo scenario non sia Codogno e le zone rosse, ma presto lo scenario mondiale, includendo tutti gli altri paesi, dove non a caso i riscontri ai test sono arrivati quando si è cominciato a cercarli seriamente.

E’ iniziato un qualcosa che non sappiamo quanto durerà, quanto ci cambierà, quanto sarà difficile superare. Fino a 24 ore fa gli italiani erano trattati da appestati del mondo; adesso la realtà sta già mutando, mentre si scopre che per esempio il primo deceduto con coronavirus in Spagna è stato sì a Valencia, ma il 13 febbraio, ovvero 8 giorni prima del paziente 1 a Codogno e 6 giorni prima di Atalanta-Valencia a San Siro; e mentre virologi statunitensi sulla tv nazionale parlano di scandalo sanitario senza precedenti ad esempio perché nell’intero Stato di New York (20 milioni di abitanti) nonostante la presenza di alcuni contagi siano tuttavia stati effettuati solo 32 test - ovvero meno dei 39 totali effettuati in Basilicata.

Le nostre vite per un po’ di tempo saranno differenti. Ho 39 anni, sono nato nel 1980, appartengo a una generazione benedetta, che è cresciuta vedendo i muri crollare e i regimi abbattuti, che ha conosciuto il mondo imparando che cadevano le frontiere, che ha la libertà dentro e fuori. Abbiamo vissuto il decennio più spensierato della storia, dal 1990 al 2001, per poi svegliarci nella coscienza e realizzare che le cose potevano cambiare. Ma forse nemmeno dopo l’11 settembre avevamo sentito una tale incertezza per il nostro futuro come adesso.

Passerà anche questo momento, perché tutto passa, tutto è ciclico, e l’umanità troverà la via. La sta già trovando, con gli eroi che oggi vediamo in Italia nelle zone rosse, negli ospedali a Milano e Roma e dovunque siano al servizio, operatori della medicina che un giorno quando tutto questo sarà finito vorremmo abbracciare piangendo.

Dobbiamo accettare questo per uscirne. E’ il momento di aiutarsi. E’ il momento di provare a fare o dire una cosa buona in più, e magari una non utile in meno. Qualcosa ci stanno togliendo, e allora facciamola diventare l’occasione per poter dare qualcosa in più.

Potrà sembrarvi stonato tutto questo, qui, su questa piattaforma, su Tuttomercatoweb, e in coda a questo casino impresentabile per trovare un accordo per giocare delle partite - una cosa che a leggerla sembra offensiva, mentre c’è chi dà la vita per salvaguardare la sicurezza nazionale.
Dunque non vi parlerò di chi ha ragione su cosa, se porte aperte o porte chiuse, se continuare o no, e nemmeno mi paiono così rilevanti le ultime notizie, come sulla Juve che proverà a giocare eventualmente al Sud il ritorno di Champions con il Lione.

Il comitato scientifico ordinato dal premier Conte ha suggerito la sospensione per un mese in tutta Italia degli eventi sportivi che riuniscono le persone. Se vorrà dire campionato sospeso per un mese lo accetteremo. Se vorrà dire invece porte chiuse, lo accetteremo ugualmente, chiedendo solo che il calcio svolga la sua unica funzione sociale che gli si richiede in questo momento: regalare due ore di distrazione dalla preoccupazione.

Ho scritto preoccupazione, per non scrivere altro.
Forse può essere altro. Ma adesso è il momento di credere, aiutarsi, sperare.
Le mani che non possiamo stringerci in questo momento, che siano forza l’un l’altro, per ognuno di noi.

Forza.

L’unica cosa di cui dobbiamo avere la paura, è la paura stessa.

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