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Editoriale

Si scrive Inter, si legge crisi. Ronaldo e il gol: adesso via ai titoloni. Allarme Roma mentre Gattuso deve prendere una decisione

Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb
17.09.2018 07:02 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 31388 volte
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

Parlare di crisi dopo 4 giornate è prematuro. Non si possono lanciare allarmi e non si possono fare funerali ad uno che ha solo il raffreddore. Se è vero che abbiamo forzato un pò la mano per il titolo è altrettanto vero che l'Inter non ha solo il raffreddore ma la diagnosi è piuttosto preoccupante. Prendere 8 punti di distacco, dalla Juventus, su 12 a disposizione significa che si sta sbagliando completamente strada. Sia il punto di partenza che quello di arrivo. La cosa più sconcertante non sono i 4 punti in 4 giornate ma le prestazioni di una squadra senza anima e senza cuore. Eppure non possiamo rinnegare a metà settembre un mercato eccellente che sulla carta è stato perfetto e di sicuro oggi non possiamo rimangiarci tutto. Andiamo a fare un'analisi del malato: Spalletti non ha toccato le corde giuste del gruppo. Sembra evidente. Puoi far fatica le prime tre giornate ma dopo 2 settimane di lavoro, con in mezzo la sosta, il bravo, bello e battagliero Parma non deve uscire indenne da San Siro. Invece peggio che andar di notte. Una vittoria a Bologna, schiaffi a Sassuolo, due punti persi con il Torino in casa e una sconfitta interna con il Parma. Altro problema: l'Inter ha fatto 4 punti in 4 giornate senza aver affrontato neanche una squadra, sulla carta, da vertice. Su 4 avversari, tre dovrebbero lottare al massimo per una salvezza senza pensieri. Le prestazioni sono sempre figlie degli allenamenti. I risultati no. Quelli possono essere casuali. Non in tutto l'anno ma all'inizio possono indurre in errore. L'Inter è bocciata da risultati e soprattutto prestazioni. Non c'è un cuore in questa squadra, vanno tutti al minimo e l'unico che si fa sentire in campo anche durante gli allenamenti è Handanovic. Mancanza di leader. E' evidente che ci sono tanti galli ma nessun leader nel gruppo. Fanno il compitino e tutti sotto la doccia. Non basta. Ecco la differenza con la Juventus. Mentalità e cattiveria. L'Inter sembra il classico impiegato delle poste che guarda l'orologio e spera che arrivino presto le 13 per andare a casa. Manca l'operaio che si spacca le mani per portare a casa lo stipendio. Manca il perfezionista che fa pure gli straordinari pur di fare carriera. L'unica risposta che ci possiamo dare, al 16 settembre, è che l'Inter ha indovinato i calciatori ma ha sbagliato i profili umani. E' presto per dirlo ma siamo già ad 8 punti dalla Juventus, dalla vetta, dallo scudetto... Non venite a dirmi che l'obiettivo è la zona Champions perché ridiamo tutti. Se Ausilio fa un mercato così importante e Suning non vuole lasciare l'Italia a pernacchie, quest'anno hai il diritto di restare a galla per il titolo fino ad aprile-maggio.
Siamo stati un pò duri con l'Inter? Forse. Ma si devono svegliare subito. Ora che si giocherà ogni tre giorni. Serve una svolta. Siamo contenti di aver tenuto, invece, il giusto equilibrio sulle prime tre giornate di Ronaldo. Ora sono pronti i titoloni. "Il Fenomeno a Torino". "Ronaldo fa sognare anche in vista della Champions". "Come la tocca la mette dentro" e via con il valzer delle ovvietà. Ronaldo ha fatto due gol ieri e gli facciamo l'applauso ma non ha fatto nulla di più, o nulla di meno, di quanto abbia già fatto vedere nelle tre gare precedenti. Si era presentato benissimo in Italia e gli è mancato solo il gol. Il paradosso di questo sport, poi, è sempre lo stesso. Tiri, crei e non concretizzi poi il primo gol di un fenomeno lo rivedi e pensi che lo avresti fatto anche tu senza problemi. Il secondo, invece, è nel perfetto stile CR7. Allegri, una volta, ci regalava delle false partenze che assomigliavano anche a delle false speranze (per gli altri). Adesso vince anche quando non brilla del tutto e ti fa 12 punti in 4 giornate. Poi pensi che quando sarà a regime, gli altri saranno già belli che andati. La Juventus si conferma una macchina da guerra e confermarsi è sempre più difficile che affermarsi. Figuriamoci per una squadra che vince ininterrottamente da anni. Hanno nel dna la vittoria. Passata una si pensa già all'altra. Merito di società e allenatore. I calciatori cambiano ma la mentalità resta. Buffon se ne è andato, qualcuno se ne è accorto? Bonucci è andato ed è tornato, qualcuno ha qualcosa da ridire? La Juve, in attacco, ha perso Higuain è cambiato qualcosa? Nulla, zero... meno che zero. Quando una macchina è perfetta, a bordo ci può salire chiunque.
Preoccupa la Roma, con il suo non gioco e i suoi black out. Anche qui è presto per dirlo, figuriamoci per scriverlo. Di Francesco, però, deve invertire la rotta altrimenti prima o poi dovrà dare qualche spiegazione. Questa Roma, fin qui, è una vera delusione sotto tutti i punti di vista. Non si può parlare di preparazione sbagliata ma certamente l'approccio alla stagione lascia molto a desiderare. Troppi dubbi e tantissime amnesie. Questa squadra ha bisogno di certezze, invece, oggi non ha alcuna garanzia. Problemi anche al Milan. Al di là dei risultati. Una difesa, come quella rossonera, non può presentarsi a Cagliari e nei primi 20 minuti sembra giocare con le bende davanti agli occhi. I primi minuti di Cagliari-Milan sono da bollino rosso per i bambini che sognano di fare i difensori. Analizziamo un problema/provocazione. Forse è giunto il momento che Rino se ne freghi di essere aziendalista, non guardi in faccia a nessuno, ignori le plusvalenze e decida in autonomia per il bene (immediato) della squadra. Traduzione: fuori Donnarumma, dentro Reina. L'ex portiere del Napoli, seppur con le sue fesserie, porta leadership alla squadra ed esperienza al reparto. Guida la difesa e si fa sentire. Ormai Reina ce l'hai e va utilizzato. Uno così non puoi tenerlo in panchina. Dispiace dirlo perché è italiano, giovane e di prospettiva ma Donnarumma, in questi ultimi 12 mesi non sta rispecchiando la crescita che aveva fatto intravedere nel suo exploit di carriera. Alt. Chiariamoci. I portieri 1999 giocano in D e neanche in C. Qui stiamo parlando di un grandissimo e di un predestinato ma non bestemmiamo se diciamo, che grazie alla stampa amica, gli sono state concesse licenze poetiche che ad altri non avrebbero concesso. Gigio fa le sue cretinate tra i pali ma passano come i sottotitolo di un film. Se come dodicesimo hai il fratello è giusto che giochi Gigio ma se in panchina hai Reina, forse, è giunto il momento che anche Rino si faccia due conti. Anche perché il sedere è il suo...


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