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Editoriale

Simeone-Juve e Conte-Inter, le ultime dal fronte. De Laurentiis non protegge il Napoli di Madrid. Milan, il lavoro di Montella. C'è Valeri, ma il Milan deve stare calmo

18.02.2017 00:00 di Mauro Suma   articolo letto 24877 volte

Sognare e ipotizzare non cosa nulla. E soprattutto può essere utile ad uscire, finalmente, non se ne può più, dall'ultimo Juventus-Inter. Nella speranza che non ci siano più dettagli e pagliuzze da esaminare per intere trasmissioni di quella partita, i tifosi bianconeri e nerazzurri iniziano a guardare al futuro. Soprattutto delle panchine. E qui si invertono le parti. Gli ambienti Juve sognano l'ex interista Cholo Simeone, mentre quelli Inter sognano l'x juventino Antonio Conte. Crediamo che, per contenuti del loro lavoro e per la sostanza che danno alle rispettive squadre, Massimiliano Allegri e Stefano Pioli meritino di rimanere alla guida delle rispettive squadre. Ma se qualcosa dovesse cambiare e se le due dirigenze dovessero fare scelte di profile e di physique, ecco che le frontiere del Cholo e di Conte rappresenterebbero i sogni delle due tifoserie.

Tutti aspettavamo in campo il Napoli al Bernabeu con le sue certezze e la sua proposta di calcio alternativa, invece il presidente De Laurentiis ha provato, a risultato negativo ormai acquisito, a costruirsi l'alibi della mancanza della cazzimma. Avevamo sentito parlare anche Giampiero Ventura della cazzimma, da allenatore granata, al termine di un Sampdoria-Torino 2-0, per cui non sappiamo se la cazzimma sia napoletana, ligure o piemontese, certamente non è una prerogativa della Champions League. La Champions non mente: bisogna andare in campo a giocare a calcio, senza ossessioni e senza sangue agli occhi. Tanto, se vogliono, ti toreano lo stesso anche se cerchi di metterla sul furore agonistico. La verità è che Sarri ha fatto benissimo a mandare in campo il Napoli più collaudato di cui disponeva, invitandolo a giocare la partita come sa. Non ci è riuscito, ma questo può accadere. Già tremano le gambe di fronte ad un evento del genere, figuriamoci se è il caso di aggiungere anche l'incertezza di una sperimentazione. Il carattere, dunque. Un pegno di carattere psicologico al medio escenico del Santiago Bernabeu lo paga e lo ha pagato chiunque, anche lo stesso Maradona giocatore, come ha chiaramente raccontato Arrigo Sacchi negli studi televisivi Mediaset a fine gara. Quando però, il numero uno del Napoli fa notare che la linea difensiva poteva essere più alta o che si dovessero testare i vari Rog e Pavoletti, entra in contraddizione: ma se la squadra mostra di patire inevitabilmente ed emotivamente un palcoscenico mondiale come quello di Madrid e non riesce a fare le cose che fa solitamente e che ha mandato a memoria, come far convivere tutto questo con il concetto che, proprio al Bernabeu, ci si dovesse inventare qualcosa che a livello tattico o di singoli non era mai stato fatto prima e che era quindi incerto per sua natura? Se non altro l'esternazione presidenziale ha coperto il confronto fra il Milan di Sacchi e il Napoli di Sarri, sul quale si era avventurato settimane orsono Ambrosini che, ad esempio, all'epoca di Real Madrid-Milan 1-1 con le merengues dominate 90 minuti dai rossoneri, aveva solo 12 anni e, mettiamola così, non ricordava benissimo la gara.

Non è assolutamente pertinente il continuo ricorso alle cosiddette graduatorie di rendimento per analizzare il lavoro di Vincenzo Montella al Milan. Da più parti, spuntano statistiche e classifiche di ogni tipo. Il Milan tira poco, il Milan subisce tanti tiri, il Milan corre poco, eccetera. Chi usa questi numeri, lo fa in maniera pretestuosa. La realtà del campo è ben altra. Il Milan, tranquilli, corre, perchè come tutti possono vedere finisce le partite con la lucidità e la gamba giuste, spesso e volentieri meglio e più in palla dell'avversario, come confermano le trasferte di Bologna e Roma, in coda alle quali sono arrivate le grandi giocate rispettivamente di Deulofeu e Suso e non certo reti fortunose. I tiri: il Milan di questi anni, quest'ultimo compreso, non è una cima e ci sta che possa soffrire alcuni pezzi delle partite e non c'è da vergognarsene. Ma se gli avversari tirano molto e fanno pochi gol in proporzione, vuol dire che il Milan così com'è organizzato non concede palloni facili agli avversari. La stessa Lazio, brillante e con tutte le sue bocche da fuoco in campo rispetto ad un Milan privo di 8 titolari, ha fatto gol solo su rigore. I tiri del Milan: Montella ha migliorato l'atteggiamento della squadra rispetto agli ultimi anni, ha tolto paure rispetto a due anni fa e ha tolto ossessioni rispetto ad un anno fa. Ha nettamente migliorato la circolazione della palla, tanto è vero che le famose rimonte del Milan non vengono fatte con il sangue agli occhi o con un esasperato furore agonistico. Arrivano, invece, sì con il cuore, ma sempre con lucidità e intelligenza. La squadra rossonera sa cosa fare con la palla e per questo non va mai nel panico, quando va in svantaggio. Il tema del trequartista: non ci nascondiamo dietro un dito. Il punto non è commentare o prendere posizione rispetto alle legittime valutazioni di Silvio Berlusconi. E' sufficiente fare i cronisti: con il trequartista e le due punte, il Milan nelle prime 7 partite della scorsa stagione con Mihajlovic ha subìto 13 gol in 7 partite e ha conquistato 9 punti sui 21 a disposizione. C'è stata una appendice anche in questa stagione con Montella: Suso, dietro Luiz Adriano e Bacca nel primo tempo di Milan-Sassuolo, un primo tempo terminato 1-1 con un Milan poco pericoloso e in gol con Bonaventura partito dalla linea dei centrocampisti. Poi, il ritorno al 4-3-3, nel secondo tempo, con Niang in campo, ha portato il Milan alla vittoria finale in rimonta. Il corpaccione della squadra di questi anni e le figure che si sono alternate, compreso ebbene sì Boateng, in questi anni nel ruolo di trequartista confermano che non è un capriccio dei vari allenatori, a maggior ragione di Montella, strutturare in altro modo la squadra.

Roberto Donadoni ha commesso l'errore di mettere pressione sull'arbitro, Doveri, alla vigilia di Bologna-Milan e il risultato non gli ha detto bene. Vincenzo Montella non ha mai fatto questo errore, nè lo farà quest'oggi alla vigilia di Milan-Fiorentina. Noi però non resistiamo alla tentazione, soprattutto per la suddetta vena cronistica. L'arbitro Valeri, chiamato a dirigere domani Milan-Fiorentina, ha espulso 9 giocatori del Milan nelle ultime 9 partite arbitrate dei rossoneri: Mexes, De Sciglio, Essien, Diego Lopez, Zaccardo, Rodrigo Ely, De Jong, Kucka e Niang, con i rossoneri rimasti in 9 per ben due volte. In particolare, nelle ultime 4 partite, 3 espulsioni di giocatori del Milan, 2 rigori contro il Milan e un rigore netto negato a Bonaventura in Milan-Verona 1-1 del dicembre 2015. Tanti episodi, senza la necessità di ricorrere al rigore negato al Milan in un derby dopo la tranvata di Handanovic ad Emanuelson e alla punizione calciata 8 metri più avanti da Parolo a Parma. Tutto questo non è assolutamente rivolto a mettere pressione sull'arbitro di domani sera, ma è dedicato a tutti quelli che ancora oggi pensano ad un Milan favorito chissà come e chissà da chi sul piano arbitrale, anche dopo la sfilza di episodi negativi di almeno cinque delle ultime sei partite. Ma anche ai giocatori del Milan, stare attenti a falli e comportamenti può essere il primo passo per infrangere il tabù.


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