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La Giovane Italia
Editoriale

Sorprese (e certezze) in Champions: Juve, CR7 e Pellegrini. E una foto - da non conservare - della nostra Serie A

08.11.2018 07:31 di Luca Marchetti   articolo letto 20519 volte
© foto di Federico De Luca

Bene: se la giornata di martedì ci aveva confermato che Napoli e Inter non solo hanno una propria posizione in Champions, ma che ce l'hanno anche Icardi e Insigne la sorpresa arriva dalle gare del mercoledì. Anzi le sorprese: una positiva e una negativa.
Chiaramente quella negativa è la sconfitta della Juventus. Non perché non si possa perdere in Champions contro il Manchester, ma per come è arrivata. La Juventus ha giocato una buona partita, con molte conclusioni in porta, con la possibilità di chiuderla. Ma gli ultimi minuti hanno consegnato alla Juventus la prima sconfitta stagionale, la prima nei gironi di Champions in casa dopo 9 anni (2009, Bayern Monaco). A 10 minuti dalla fine la Juve era qualificata e qualificata come prima. Il colpo di coda degli uomini di Mourinho (che ha rialimentato la rivalità con i tifosi della Juve con il suo gesto provocatorio a fine partita) ha rimesso in gioco la qualificazione: nulla di preoccupante, ci mancherebbe. Mancano due partite non insormontabili, la Juve è ancora prima e con un CR7 ritrovato anche in Europa.
Ronaldo finora nel suo giardino di casa non si era ancora accomodato. Vuoi per l'espulsione della prima giornata, ma comunque uno come lui non può rimanere a lungo senza segnare. Aveva voglia Cristiano, 11 tiri in porta prima del suo destro che lo ha sbloccato in Champions dopo 454 minuti. Allegri l'ha definita una sconfitta indolore, probabilmente è una di quelle partite che se le rigiochi allo stesso modo non perdi, ma la lezione arriva. Arriva perché quell'attenzione ai dettagli che bisogna sempre avere, soprattutto in Europa, non c'è stata nei minuti finali e la Juve è stata punita. Ne farà tesoro la squadra: dovrà essere più attenta, fino al 95esimo, dovrà essere più cinica, soprattutto se si fanno 23 tiri verso la porta del Manchester ma solo 3 costringono alla parata il portiere avversario.
La sorpresa positiva arriva dalla Roma. Non solo perché la squadra di Di Francesco sbanca Mosca (soltanto una volta era successo alle squadre italiane in Champions League in 12 incontri): la sua Roma in Europa ha una media pazzesca 1.88 punti a partita, più di ogni altro allenatore giallorosso. Ma per la consacrazione di Lorenzo Pellegrini: 50 presenze con la maglia della Roma e sempre più al centro del progetto di Di Francesco. I suoi numeri rischiano di passare inosservati: 5 assist in stagione, 5 gol in totale in queste 50 partite, primo gol in Champions League. Nella partita contro il CSKA gol e assist e tutto fatto con semplicità e con grande spirito di sacrificio. Interpreta il ruolo da trequartista con grande naturalezza la stessa che ha quando Di Francesco lo utilizza come mediano. Quando la Roma lo aveva ceduto al Sassuolo con il riacquisto a 10 milioni di euro tutti pensavano fosse una follia. Dopo l'esperienza in neroverde tutti hanno pensato che fosse un affare. La sua clausola a 30 milioni di euro (pagabili in due soluzioni) addirittura ora è bassa perché in molti stanno pensando a lui, per prima la Roma che non vede l'ora di poter ridiscutere con lui questo particolare (di non poco conto).
La situazione in Champions delle italiane è rosea, anche nei gironi più duri: l'Inter può gestire un discreto vantaggio sul Tottenham e il pareggio di Icardi (ancora una volta in rimonta: tutti i punti dell'Inter in Champions sono in rimonta) avendo già giocato andata e ritorno con il Barca; il Napoli è nel girone più duro ma è l'unica italiana imbattuta e si coccola uno straordinario Insigne.
L'altra considerazione è invece relativa allo stato di salute del calcio italiano: un discorso che abbiamo fatto spesso. E che quando escono gli studi (come quello del CIES) che analizzano i movimenti e i trasferimenti nei campionati europei torna d'attualità. Il CIES ha studiato gli ultimi 10 anni sotto tre aspetti: giocatori cresciuti nel settore giovanile, i giocatori stranieri presenti nelle varie leghe, e il numero dei giocatori che cambiano di anno in anno.
Bene la fotografia della nostra serie A non è da conservare sul comodino. Per quanto riguarda la percentuale dei giocatori (presenti nelle rose delle squadre di A) cresciuti nel proprio vivaio siamo gli ultimi in Europa: 7,4% in netta decrescita rispetto alla media del decennio precedente (9%). Gli stranieri presenti nel nostro campionato (e per stranieri non si intendono quelli con la carta d'identità di un altro stato ma proprio quelli formati calcisticamente in un altro paese) sono più della metà: 56.5%. Dei paesi più importanti (il BIG5) con pù "stranieri" di noi c'è solo la Premier. E anche questo è un dato in crescita visto che gli ultimi 10 anni è del 52%. In ultimo il numero dei giocatori che si cambiano ogni anno: qui la serie A non teme confronti. Ogni anno (in media) in Italia si cambia il 47% della rosa (Germania e Inghilterra sono al 32% circa). Una foto che dovremmo cercare di cambiare. Una foto che Gravina dovrebbe guardare per cercare dei correttivi, concreti.


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